Anno 2161: c’era una volta una Costituzione e un’Italia Unita


“Secondo me i nostri bisnonni siano stati dei grandi ………….. a sprecare parte dei loro risparmi e del loro tempo credendo e festeggiando un’Italia Unita, che è riuscita a provocare la propria fine con le sue stesse leggi, con quelle che sarebbero dovute essere i suoi punti di forza”: sarà forse questo il nostro destino, sarà forse questo ciò che diranno i nostri pronipoti nel 2161 pensando al 2011???

È un pensiero che nasce spontaneo quando si vede sempre più spesso gente perdere il senso della realtà, della misura, se si assiste alla emanazione di leggi inconcludenti, ad personam, se le leggi vengono interpretate a proprio vantaggio nascondendone il senso reale.

È moralmente giusto chiedersi che voglia dire legge, che voglia dire diritto, nell’anno dell’anniversario per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

La nostra Italia è nata dalle lotte ma anche grazie a veri uomini di diritto che sono riusciti a tenerla unita, nonostante tutte le difficoltà – maggiori per molti aspetti rispetto a quelle di oggi – incontrate durante il percorso.

«Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani»: mentre il primo parlamento nazionale proclama Vittorio Emanuele II re d’Italia «per grazia di Dio e volontà della nazione», il nostro Paese contava 26 milioni di italiani che non si capivano tra loro. Dopo tre mesi dall’incontro a Teano tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II, il 27 gennaio 1861, nel corso delle elezioni per eleggere il primo parlamento italiano, gli aventi diritto erano 419 mila: votarono in 240 mila (il 57%) e appena 169 mila voti furono ritenuti validi.

«L’unità fece molta presa sulla gente – spiega Giuseppe Monsagrati, professore di storia contemporanea alla Sapienza di Roma – ma ovviamente non riuscì a risolvere i problemi”. Il neonato Stato doveva risolvere problemi di standardizzazione delle leggi, di mancanza di risorse a causa delle casse statali vuote per le spese belliche, di creazione di una moneta unica per tutta la penisola. A questi, si aggiungevano l’analfabetismo, la povertà diffusa, nonché la mancanza di infrastrutture.

Nonostante ogni più nera previsione, nonostante anche le carenze della nostra prima legge fondamentale, lo Statuto Albertino, nato senza alcuna consultazione democratica, siamo cresciuti sia intellettualmente che politicamente per poi dare vita ad una meravigliosa creatura, esempio di civiltà giuridica, simulacro di diritti fondamentali, enfaticamente chiamata Costituzione.

LEI è nata dalla prima grande lotta di popolo in Italia, un popolo unito e felice di esserlo, non diviso da pregiudizi: furono i capi della Resistenza e dei partiti antifascisti che avevano imbracciato le armi e patito la persecuzione politica fascista, i nuovi leader della classe politica emergente, scelti dallo stesso popolo, ad elaborare la nuova Costituzione.

È stata la prima volta nella storia d’Italia che le grandi masse popolari hanno partecipato direttamente e consapevolmente al loro destino, in risposta alla dittatura e alla guerra.

La Costituzionesi è affermata come patto fondamentale tra forze politiche diverse, accomunate dall’ antifascismo e da una forte aspirazione ideale nata nella guerra di Liberazione.

Mai furono pronunciate parole più sensate: “Dietro ad ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi: caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento morti per le strade di Milano,  per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”( Piero Calamandrei – giurista- Firenze 1889-1956).

Penso a queste parole, esse echeggiano nella mia testa e accelerano il battito del mio cuore…non mi illudo che tutti riescano a scorgere il messaggio di speranza velato tra le stesse, un incitamento e un ammonimento ad essere un’Italia libera, grande, unita, esempio di civiltà per tutti i popoli e le nazioni….un messaggio ormai quasi sepolto e dimenticato ma che deve essere reso di nuovo VIVO se vogliamo che nel 2161 l’Italia Unita non sia solo una favola da raccontare e i nostri pronipoti abbiano qualcosa da festeggiare.

 

di Angela Scalisi

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