Ricorderanno quei due bricconi di Silvio e Adriano, come due maturandi in attesa della prova scritta di italiano, le 19:49 del 30/04/2011 . Ricorderanno di stare a imbustare due intramontabili bottiglie d’Asti in offerta del market sotto casa. Così ricorderanno di aver chiesto, l’uno all’altro, “Perché” ? Perché accade sempre così? Perché quando manca solo un punto? Perché quando anche il tempo di gioco è scaduto? Perché i cugini sono sempre dispettosi? Perché Pazzini? Perché Cesena – Inter 1-2? La risposta va oltre le qualità dell’Inter e ancora oltre la sfortuna (le bottiglie ormai pagate) del sempre allegro presidente vacante. La soluzione dell’atroce inghippo, però, è facile: qualcuno lassù non ha gradito. Il Beato Wojtyla,geloso del suo giorno il 31 di aprile, non ha voluto brindare in compagnia del vecchio diavolo e allora via con il miracolo in terra chiamato il Pazzo; 1 a 2 in quel di Cesena e il diavolo aspetta. Aspetta si, ma non così tanto, sette giorni qualche ora in più ed ecco partire i due tappi di spumante. Il Milan è campione d’Italia per la diciottesima volta nella sua storia, l’ottava dell’era Berlusconi.
Forse lo scudetto più bello,di certo tra i più belli , dominato per tutta la stagione calcistica e per tutti i solstizi (autunno, inverno e primavera), senza soffrire alcun sintomo influenzale. Lo definirei anche il più semplice,dato che tutte le grandi si domandano come battere i rossoneri, il Milan non ha perso uno scontro diretto. I numeri sono dalla parte del Diavolo e i numeri sono assiomi: proposizioni o principi assunti come veri perché evidenti: 12 i punti contro le sole 2 pretendenti al titolo Napoli (2 – 1 e 3 – 0) e Inter (1 – 0 e 3 – 0). Numeri che testimoniano la supremazia della Milano rossonera che ha fatto della difesa il punto di forza, solo 23 gol al passivo a fronte di 61 segnature per una differenza reti da +38. I numeri puoi anche chiamarli per nome; chiamali Pato 14 gol e media da urlo 0,61 realizzazioni a partita, chiamali Ibra 14 marcature e scudetto numero 8 in carriera tra Olanda,Spagna e Italia; sentirai anche il nome Gattuso 1 gol (alla juve) e tanti tanti cartellini, ma se a segnare è Ringhio allora questo è l’anno del Milan. Tanti numeri si, ma anche tanta roba Robinho, Fantantonio, Flamini, Pirlo, Boateng, Van Bommel e quel genio di Clarence Seedorf cervello e cuore in campo dei rossoneri. La difesa, o meglio quella grande muraglia cinese, si commenta da sola Thiago Silva, Nesta, Yepes, Zambrotta, Abate; un connubio di esperienza e giovinezza da mettere paura ad ogni impavido avversario. Non dimenticando quello che veste diverso dagli altri perché ha dato e preso più degli altri, Christian Abbiati di mestiere portiere.
Allora forse è giusto aver atteso ancora una settimana e un ultimo punticino, prima di stappare il vecchio Asti, è giusto aver atteso l’arrivo del punto numero 78. Un numero che specularmente diventa 87 come l’anno del primo scudetto Berlusconiano; l’anno del grande Milan di Van Basten, Gullit e Sacchi, superato dall’erede Massimo Allegri autore di questo capolavoro chiamato Milan.
Alessandro Blanco







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