In prossimità di un nuovo lutto informativo ( pubblico ) .


La definizione di oggettività è uno di quei termini canonici non opinabili : è una designazione ideologica della realtà, una constatazione, un’evidenza .  Spesso si cerca di trascendere da questo concetto , cercando persino di dimostrare il non dimostrabile e l’arrampicarsi sugli specchi diventa uno sport  da salotto .

Talvolta si dimentica che i  talk show  , programma televisivo di stampo giornalistico , improntato sul dialogo ( civile ) tra ospiti di fazioni differenti  che si pone come obiettivo quello dell’intrattenimento, dove l’ospite rende pubblica, di fronte alle telecamere e agli spettatori, la propria concezione riguardo l’argomento e quello dell’informazione : un talk show assicura la pluralità di pensiero in un Paese Democratico ( o presunto tale ) .

A  distanza di anni sembra che l’Italia non abbia assimilato queste nozioni abbastanza elementari  per cui il servizio pubblico deve assicurare un’informazione di tipo pluralistico e non capillarmente intricata e direzionata. Qualora ci fosse un programma che reca fastidio bisognerebbe semplicemente porre una giusta risposta, un’antitesi costruttiva. Ma se questo fronte opposto valido non si trova? Non dovremmo forse porci qualche domanda a tal riguardo? Non dovremmo essere obiettivi ed oggettivi ? Se un programma viene temuto, ostacolato non può assicurare ciò che il fruitore vuole : la possibilità di scegliere se vedere o meno quel determinato programma. Io penso che se il politico di turno che mi rappresenta non vuole essere ospitato in un talk show della pubblica televisione, non lo vuole solo perché sa di non riuscire a tener testa alle palesi “accuse” anzi di solito urla, mostra il dito medio e si alza. Un comportamento del genere non ha giustificazioni : il non dare risposta e scappare non è un comportamento esaustivo nei confronti di noi italiani davanti alla tv ( spazzatura ) che di tanto in tanto si sforzando di capire perché a distanza di nove anni  indirettamente l’editto Bulgaro sia ancora in atto.

Biagi decise di replicare la sera stessa dell’editto nella puntata de Il Fatto, dichiarando

« Il presidente del Consiglio non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? […] Poi il presidente Berlusconi, siccome non intravede nei tre biechi personaggi pentimento e redenzione, lascerebbe intendere che dovrebbero togliere il disturbo. Signor presidente, dia disposizioni di procedere perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri […]. Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto – dia un’occhiata – nella Costituzione. Lavoro qui in RAI dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto […]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l’ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci. »

Ad oggi ci troviamo davanti l’ennesima ingiustizia , nei confronti di noi teledipendenti , che preferiamo il grande fratello ai contraddittori e ai documentari , ci troviamo in un paese non abituato a scandalizzarsi per l’anomalia tutta italiana del conflitto di interessi ma accade che venga additato, invece, come “anomalo” un giornalista che cerca di fare il proprio mestiere, ieri come oggi .  In un paese assuefatto a un flusso massmediatico tutto uguale, in cui la tragedia di una popolazione diviene celebrazione senza se e senza ma della capacità di intervento del Governo, se si alza una voce fuori dal coro a porre interrogativi si rischia quasi di accusarla di vilipendio. E basta uno starnuto di disapprovazione del premier perché parta un’inchiesta interna della RAI sulla trasmissione televisiva “Annozero” e sul suo conduttore, Michele Santoro, reo di giornalismo “indecente”. A nove anni di distanza dal primo editto bulgaro la storia sembra ripetersi, con buona pace per la libertà d’informazione.

Eccoci nuovamente in prossimità di un nuovo lutto informativo nella televisione pubblica.  Meglio , di gran lunga, ipnotizzarci con telegiornali che operano , paradossalmente, “disinformazione”  e che ci dipingono come l’Italia  oasi di pace e benessere, quando tutti sappiamo che invece non è così.

Scelta preconcetta  , dialettica d’attacco , teatrino della povertà intellettuale di chi è eroe in una dittatura mascherata . Libertà di pensiero e libertà di parola . E noi … cambieremo canale .

Alessia Aleo

Un pensiero riguardo “In prossimità di un nuovo lutto informativo ( pubblico ) .

Aggiungi il tuo

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑