Che fine ha fatto il Giappone? Scomparso dalle prime pagine dei quotidiani e dei telegiornali, in pochi ormai sanno cosa stia accadendo dalle parti del Sol Levante. Come sempre, dopo le prime settimane di notizie sparate a raffica, sull’argomento è sceso il silenzio. Verrebbe da chiedersi, poi, se per colpa della consueta e rapida perdita di interesse per l’evento da parte dei lettori e/o telespettatori, o per la tendenza degli organi di informazione a spremere l’evento tragico nei giorni immediatamente successivi al disastro per poi abbandonarlo progressivamente fino alla sua scomparsa dalla scena mediatica. Un silenzio totale, magari, voluto e ricercato dalle ricche e potenti società coinvolte direttamente nell’emergenza (leggi Tepco).
Ma riepiloghiamo rapidamente i fatti. L’11 marzo 2011 un terremoto di magnitudo 9.2 della scala Richter ha sconvolto il nord est del Giappone, seguito da uno tsunami capace di abbattersi sulle coste del paese nipponico con onde alte ben12 metri. E sono proprio queste onde, con tutta la loro potenza e spinta inarrestabile, a causare il disastro nucleare nella centrale di Fukushima Dainii. Quattro dei sei reattori sono rimasti privi di circuito di raffreddamento. La temperatura è salita a livelli proibitivi. Si sono susseguite esplosioni e incendi a catena. Solo dopo si è deciso di immettere acqua dal mare, in un primo momento evitata per non rovinare l’impianto con la salsedine. Troppo tardi: le barre del combustibile, cariche di isotopi radioattivi, si sono arroventate, liberando nell’atmosfera idrogeno, cesio 137 e iodio 131. Solo oggi, a distanza di 3 mesi dall’accaduto, i tecnici della Tepco ammettono quello che era parso chiaro a tutti già nelle prime settimane dell’emergenza: le barre si sono fuse, bucando la base della piscina di raffreddamento. Gli isotopi radioattivi sono sprofondati nelle viscere della terra. La centrale è irrecuperabile: sarà sepolta sotto un sarcofago di sabbia, boro e cemento.
Sul fronte dell’emergenza umanitaria l’efficienza giapponese resta intatta anche dopo i tanti mesi trascorsi. C’è assistenza, cibo, solidarietà. Ma mancano le prospettive: al loro posto c’è il vuoto inevitabile di sentimenti, emozioni e progetti futuri. La vita continua, ma tutto intorno prevale un generale sentimento di sconforto. Il governo si sente in colpa per aver coperto i silenzi omertosi e le gravissime responsabilità di chi aveva in mano la vita degli altri. Il primo ministro Naoto Khan rinuncerà allo stipendio per un anno; l’Imperatore Akihito taglierà le spese di Palazzo. Esempi eccellenti, seguiti da un risparmio collettivo che coinvolgerà un intero paese nato e cresciuto sul consumismo compulsivo.
Giappone, insomma, che si appresta a rivedere le sue scelte in campo energetico, a partire dall’utilizzo di nuove fonti di energia rinnovabili, con nuovi investimenti, tasse ed aumenti dei prezzi. Si profila per il paese un futuro all’insegna del risparmio: i 120 milioni di sudditi dell’Imperatore si preparano ad una delle più grandi rivoluzioni di usanze e costumi alle quali siano mai stati chiamati.
C ircià Aurora







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