La Spagna scossa dalla protesta degli “indignados”


 

“Indignados”. Indignati. Così si definiscono le migliaia di persone scese in piazza e accampatesi in Puerta Del Sol a Madrid. Indignati contro la corruzione, l’impatto della crisi e la ‘collusione’ fra politici e banchieri. Politici che, dichiarano i portavoce della protesta, non rappresentano in alcun modo, né da una parte, né dall’altra, le idee e le riforme promosse dal Movimento degli Indignati. Nato come movimento spontaneo, grazie al passaparola sui social network Twitter e Facebook, si è rapidamente allargato a tutte le piazze di Spagna, e comincia a prender piede anche in altri Paesi europei e sudamericani, nei quali sono previste nei prossimi giorni manifestazioni analoghe a quelle madrilene.

Causa scatenante della protesta è in primo luogo la crisi economica e il susseguente tasso di disoccupazione del 21% (uno dei più alti d’Europa), che ha spinto universitari, disoccupati, precari, pensionati ed immigrati a levare un grido di protesta contro i due principali schieramenti politici del Paese: il Psoe del primo ministro José Luis Rodriguez Zapatero, ed il Partito popolare (PP) di Mariano Rajoy.

Il popolo della Puerta Del Sol, a pochi giorni dalle elezioni amministrative di domenica 22 Maggio, chiede concretamente:

  • L’abolizione di leggi ingiuste, come quella dei partiti e quella elettorale, e un referendum che preceda l’approvazione delle leggi chiave da parte delle governo.
  • Referendum per scegliere tra la monarchia o la repubblica.
  • Riforme fiscali affinché “paghino di più quelli che più possiedono”.
  • Favorire il trasporto pubblico ed alternativo all’automobile.
  • Riforma della classe politica, soppressione dei vitalizi, liste elettorali pulite e senza imputati per corruzione politica.
  • Laicizzazione dello Stato.
  • Democrazia partecipativa e diretta, decentralizzazione del potere politico.
  • Regolarizzazione delle relazioni lavorative, fine della precarietà salariale stabilendo un salario minimo di 1.2000 euro, con lo Stato in grado di garantire l’impiego e l’uguaglianza salariale.
  • Chiusura immediata delle centrali nucleari e sostegno alle economie sostenibili.
  • Recupero delle imprese pubbliche privatizzate .
  • Riduzione dello sforzo militare, chiusura delle fabbriche d’armi e non intervento in qualunque scenario di guerra.
  • Recupero della memoria storica e condanna del ‘franchismo’.

Un programma impegnativo ed oneroso da accettare da parte del governo spagnolo, ma che trova migliaia di sostenitori tanto in Spagna, quanto nel resto del mondo.  

Aurora Circià

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