<<LEGALIZZATELA!>>
Ve l’immaginate personalità del calibro di Kofi Annan, George Papandreu o Mario Vargas Llosa che si battono a suon di slogan per la legalizzazione delle droghe come fumati antiproibizionisti? Certo che no! Eppure è proprio questo l’appello che lanciano dalle pagine del rapporto della Global Commission on Drug Policy.
La proposta, schioccante al primo impatto, ma tutt’altro che folle, arriva dopo la presa di coscienza che le modalità di lotta contro il traffico di stupefacenti negli ultimi 50 anni hanno prodotto risultati fallimentari, accompagnati da un ingente spreco di denaro pubblico, ed un intasamento dei penitenziari di mezzo mondo (quello, per intenderci, che cerca di arginare la piaga della corruzione, non certo con risultati esaltanti, ma sempre una dimostrazione di impegno in tal senso rimane).
Cinquant’anni dopo la firma della Convenzione dell’Onu sulle droghe, e 40 da quando il presidente Nixon ha lanciato la guerra anti-droga del governo nordamericano, risulta urgente riformare le politiche nazionali e mondiali. La Commissione globale per la politica sulla droga invita i governi a trattare i tossicodipendenti non più come criminali, ma come pazienti. Le politiche repressive rivolte al consumatore fino ad oggi adoperate, infatti, impediscono misure di sanità pubblica volte a ridurre l’Hiv, le vittime d’overdose e le altre pericolose conseguenze che derivano dal consumo di droga. Oltre ad essere una denuncia del fallimento della politica internazionale, il rapporto è anche la prima sistematica proposta di una riforma globale. Nello specifico i governi sono invitati a sperimentare forme di regolarizzazione che minino il potere delle organizzazioni criminali e salvaguardino la salute e la sicurezza dei cittadini. Legalizzando il commercio delle sostanze stupefacenti, a partire dalla cannabis, in paesi come Portogallo e Paesi Bassi, non si è avuto un aumento del consumo di oppiacei. Questi esempi hanno convinto gli autorevoli firmatari del rapporto a promuovere la via della legalizzazione come strumento di lotta alla droga.
Una vera e propria rivoluzione quella invocata dalla Commissione. Quanti governi avranno il coraggio di accettare la sfida e di metterla in pratica? I prossimi cinquant’anni, magari anche di meno, porteranno risposte (e chissà pure qualche vittoria).
Aurora Circià







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