“Camminando accanto a lei, Langdon sentiva già l’ emozione che sempre si accompagnava ai suoi incontri con le grandi opere d’ arte. (…) Cominciò a scorgere il pannello di vetro scuro. Dietro di esso, sapeva, nei confini della sua cella privata, era appeso il più celebre dipinto del mondo. “
Sono queste le parole che utilizza Dan Brown, nel suo celebre libro Il codice da Vinci, per descrivere la Gioconda di Leonardo, vera e propria icona della pittura. Su una tela di 53cm per 77cm è ritratta Lisa Gherardini, o più comunemente Monnalisa.
Nobile italiana, sembra appartenesse alla famiglia fiorentina dei Gherardini. Momentaneamente il suo corpo potrebbe trovarsi tra gli scavi del sant’ Orsola. Nella parte in cui un tempo poggiava l’altare della chiesa di quello che fu un convento di monache di clausura, compaiono dalla terra due sepolture in mattoncini rossi, già ben visibili. L’ emergere di un arco fa pensare che al centro della chiesa ci sia una cripta funebre o un ossario attestati sia da documenti storici sia dai georadar che confermano la presenza sotto terra di qualcosa di natura umana. Per essere sicuri che le ossa ritrovate siano proprio della Gherardini, sarà infatti comparato con quello dei due figli della donna, Piero e Bartolomeo, seppelliti nella cappella di famiglia all’interno della Basilica della Santissima Annunziata. dove la donna fu sepolta nel 1542, anno della sua morte, a 63 anni, come emerso da un documento originale scoperto nel 2007 dal ricercatore Giuseppe Pallanti.
Lo scavo è eseguito manualmente attraverso l’ uso di picconi, cazzuole e carrette per i detriti; tra i primi ritrovamenti saltano alla luce piccoli frammenti di ceramica del quattrocento e del cinquecento. Per quanto riguarda la tempistica degli scavi, Silvano Vinceti presidente del Comitato per la salvaguardia dei beni Storici, Culturali e Ambientali e responsabile dei lavori spiega che si dovrebbero avere risultati concreti tra sei o sette giorni. Per adesso tutto è affidato alla sovrintendenza dei beni artistici, ma se le loro ipotesi fossero fondate, verrebbe contattata una equipe di anatomo-patologi, antropologi e biologi che ricostruirebbero il volto della donna mediante la tecnica del “facial reconstruction”.
di Giuliana Ventura






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