Tempi duri per tutti gli Italiani, ma questo già si sapeva: la crescita in Italia stenta da 15 anni e i tassi di sviluppo si attestano oggi intorno all’1%.
Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, già nel suo intervento al Forex di Verona del 26 febbraio 2011, ha però constatato una realtà ancora più dura per tutti i giovani che si affacciano al mondo del lavoro: «vige il minimo di mobilità a un estremo, il massimo di precarietà all’altro. È uno spreco di risorse che avvilisce i giovani e intacca gravemente l’efficienza del sistema produttivo. I salari di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, in termini reali, sono fermi da oltre un decennio su livelli al di sotto di quelli degli anni Ottanta. La recessione ha reso più difficile la situazione e il tasso di disoccupazione giovani sfiora il 30%. Si accentua la dipendenza, già elevata nel confronto internazionale, dalla ricchezza e dal reddito dei genitori ».
Stiamo attraversando una crisi difficile e la situazione non sembra migliorare molto, anche se si deve constatare che il tasso di disoccupazione nell’area Ocse (Organizzazione per la operazione e lo sviluppo economico) è sceso ad aprile all’8,1% dall’8,2% di marzo. Anche in Italia la disoccupazione è arretrata dall’8,3% all’8,1% e per la prima volta dall’inizio della crisi finanziaria 2007 – si legge in una nota dell’Ocse – il numero dei disoccupati nella maggior parte dei paesi Ocse registra una tendenza al ribassò. Il dato di disoccupazione dell’area euro è rimasto stabile al 9,9%.
Piccoli segnali di ripresa, certamente non sufficienti a cambiare drasticamente la situazione italiana, che vede un giovane su tre senza lavoro. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che il tasso di disoccupazione giovanile negli ultimi due anni e mezzo è salito di dieci punti. Due milioni di ragazzi e ragazze in età compresa tra i quindici e i ventiquattro anni non studiano e non lavorano.
Nonostante questa situazione ci sono aziende che lamentano la mancanza di certe figure professionali, e dunque mi chiedo se siamo noi, giovani, a doverci orientare verso quei settori dove il tasso di occupazione è più alto, rinunciando quindi ai nostri sogni, o esigere invece una politica del lavoro, una politica industriale, una politica dell’istruzione che ci dia speranze concrete di poter diventare ciò che vogliamo.
Angela Scalisi






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