Nasce in Islanda la prima Costituzione scritta sui social network


Islanda. Terra di ghiacciai e vulcani. Isola lontana e remota. Teatro negli ultimi 2 anni di sussulti ( non soltanto di natura sismica ) nel campo dei diritti civili e del rinnovamento sociale e democratico: l’elezione di una premier dichiaratamente omosessuale (Jóhanna Sigurðardóttir), quella di un attore comico come sindaco della capitale Reykjavik (Jón Gnarr) e la proposta di una legge radicale per la tutela della libertà d’informazione, sponsorizzata niente poco di meno che da Wikileaks, che ha spinto numerosi addetti ai lavori ad indicare l’isola come il nuovo paradiso per il giornalismo d’inchiesta.

E visto che agli islandesi piace giocare d’anticipo, hanno pensato bene di sfruttare le nuove piattaforme telematiche per approvare la nuova Carta Costituzionale. Proprio così. Attraverso un sito internet ufficiale, una pagina Facebook, un contatto Twitter, un canale tematico su YouTube ed addirittura un account fotografico su Flickr, il processo di stesura della nuova Costituzione è accessibile a tutti, e tutti possono parteciparvi. Un’ennesima prova della potenza mediatica e sociale, nonché democratica, che hanno assunto i social network.

Considerando che in Islanda, un paese di 320mila abitanti, due terzi di questi possiedono un profilo su Facebook, non è per nulla azzardato affermare che la nascita della nuova Costituzione vede tutto un popolo partecipe. Il lavoro della commissione costituzionale, formata da 25 membri, viene di fatti condiviso in tempo reale attraverso il web, così che ogni articolo della bozza possa ricevere input e correzioni dal popolo della rete (alcune delle quali già inglobate nel nuovo testo).

Il processo è in corso già da alcuni mesi e dovrebbe essere finalizzato entro giugno, luglio al massimo, quando il testo passerà in parlamento per la discussione e l’approvazione (a cui farà seguito un referendum popolare). 

La riforma si è resa necessaria in seguito alla grande crisi del 2008 che ha azzerato l’infrastruttura finanziaria della nazione, spingendola alla bancarotta, e scosso l’opinione pubblica.  Forse anche per ragioni simboliche, è stato deciso che uno dei primi passi per riprendersi dalla recessione fosse aggiornare il vecchio ordinamento, datato 1944 e risalente all’indipendenza dalla Danimarca. L’attuale Costituzione, infatti, altro non è che la Carta danese rivista e corretta solo in alcuni punti (ad esempio il termine “re” è sostituito con “presidente”).

Un documento per i cittadini scritto dai cittadini. Un lusso reso possibile dai piccoli numeri che l’Islanda può, in questo caso, vantare. Un processo innovativo e rivoluzionario che vede il coinvolgimento della popolazione fin dalle prime battute e non solo alla fine, attraverso il referendum.

 

Aurora Circià

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