York Univerity, Toronto, Canada. Un ufficiale di polizia, tale Constable Michael Sanguinetti, rivolgendosi agli studenti di legge durante una conferenza su prevenzione e sicurezza, lancia una provocazione: “Se le donne la piantassero di vestirsi come puttane avremmo molte meno vittime in giro”.
Immediate le reazioni di donne, vittime e non, che sconcertate da queste parole hanno dato il via al movimento della “Slut Walk” (“marcia delle puttane”) che ha invaso le strade di Toronto al grido: “Non dite a noi come vestirci. Dite agli uomini di non stuprarci”.
La protesta non ha tardato a coinvolgere anche altri Paesi nel mondo, primo fra tutti la Nuova Zelanda, dove sabato scorso, a Wellington e ad Auckland, migliaia di donne ma anche molti uomini hanno sfilato sfidando il freddo (l’emisfero australe, infatti, sta attraversando la stagione invernale).
E come fosse un “franchising dell’indignazione”, comitati per la “Slut Walk” sono sorti anche a
Londra, Dallas, Boston e Vancouver, e altri ancora ne stanno nascendo (a Seattle, Adelaide, Edmonton…).
Stanche di essere condannate solo perché sessualmente attive, di essere giudicate e di non sentirsi sicure, le donne prendono posizione contro queste discriminazioni, denunciando la colpevolizzazione che troppo spesso colpisce chi la violenza la subisce e non chi la compie.
Una donna è libera di vestirsi come vuole! Se ne facciano una ragione Sanguinetti e quanti la pensano come lui. Troviamo il coraggio di denunciare. Lo stupro degenera in vergogna e la vergogna in silenzio. Lo scandalo sta nelle parole oltre che nei crimini; parole retrograde di uomini in divisa che non sembrano aver chiaro il loro ruolo di tutori della legge. Il rischio che corriamo è che idee maschiliste e ormai antiquate come queste, si rivestano dll’autorita dell’istituzione di cui l’ufficiale Sanguinetti fa parte.
Aurora Circià






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