La crisi colpisce tutti: anche gli sportivi americani miliardari sono “per strada”!


Essere uno sportivo professionista e guadagnare milioni sembrerebbe costituire la migliore assicurazione per il futuro, ma i numerossissimi casi, alcuni dei quali incredibili, di atleti finiti in rovina in brevissimo tempo, fanno veramente pensare. Ogni giorno arrivano notizie di grandi “nomi” finiti , non metaforicamente, per strada.
Secondo uno studio di Sports Illustrated, addirittura il 60% dei giocatori NBA finisce in bancarotta o in situazioni di grave dissesto finanziario entro 5 anni dalla data del ritiro.Anche se la cifra è probabilmente la classica “ballpark figure”, i casi di giocatori a volte ricchissimi finiti in bancarotta sono così numerosi da far pensare che ci sia una vera e propria epidemia di ex-cestisti finiti in rovina e non a caso la NBA ha lanciato negli anni scorsi un programma di tutoring finanziario delle matricole nella lega più prestigiosa del mondo.A volte firmano contratti milionari ragazzi appena maggiorenni e poco più che analfabeti, per cui c’è poco da sorprendersi che qualcuno faccia fatica a gestire le proprie finanze.Un caso recente è quello di Scottie Pippen, l’ex alfiere di sua maestà Jordan ai Chicago Bulls, che addirittura ha pensato di tornare a giocare ultraquarantenne per onorare i propri impegni finanziari. Pippen, che in carriera ha percepito – come soli salari e senza quindi considerare sponsorizzazioni e altre entrate – la bellezza di 120 milioni di dollari, è rimasto con una ventina di patrimonio netto, ma pare con una serie di debiti a breve, oltre che diverse controversie con ex partner e consulenti vari, che potrebbero costringerlo a dichiarare bancarotta presto.
Caso ancor più patetico quello di Antoine Walker: l’ex ala di Boston, anche lui un all star, che ai bei tempi manteneva un entourage di 70 persone tra parenti e amici, non ha resistito nemmeno un anno a seguito dal ritiro e anche lui, con un monte guadagni in carriera di poco inferiore ai 100 milioni di dollari, s’è ritrovato a dichiarare fallimento.
Medesima triste sorte per altri tipi dotati di talento sul campo, come Latrell Sprewell (noto anche per avere tentato di strangolare il suo allenatore), Kenny Anderson (60 i milioni guadagnati in carriera e poi bruciati in pochi anni), Derrick Coleman e anche Ricky Mahorn, che probabilmente qualcuno ricorderà anche per una stagione giocata a Roma.
E’ notizia dell’altro giono che Mahorn ha dovuto mettere in vendita il suo anello di campione NBA 1989 conquistato coi Detroit Pistons per fare fronte alle spese legali.Ancora più assurda la parabola di Rumeal Robinson, prodotto di una università prestigiosa (Michigan), discreto journeyman dei primi anni novanta: pare che Robinson abbia speso buona parte dei suoi guadagni in alcuni stripclub e che, convinto di avere il senso degli affari, abbia deciso di fondare una società di sviluppo immobiliare.Fin qua tutto bene, salvo che Robinson – forse fraintendendo il termine di “risorse umane” – ha deciso di assumere come responsabile marketing della suddetta società la sua spogliarellista preferita, garantendole anche un salario di 150.000 dollari annuo!Tempo poche settimane e bancarotta anche per lui.
C’è comunque da dire che non sono solo gli ex-cestisti ad essere protagonisti di queste pagine di cronaca nera finanziaria: sportivi a volte ricchissimi come Borg (tennis), piuttosto che Evander Holyfield e Mike Tyson (pugilato) hanno conosciuto lo stesso destino.Forse per tutti gli sportivi che firmano contratti milionari una soluzione migliore sarebbe una sorta di schema alla win for life: che ne dite voi?
Continuando la nostra inchiesta sul fenomeno degli sportivi miliardari finiti in rovina con l’analisi di una zona d’ombra se possibile ancora più scura della NBA, la sua lega sorella di football americano, la mitica NFL.
Se lo studio di Sports Illustrated sanciva che il 60% degli ex giocatori NBA finiva in situazioni di dissesto finanziario entro 5 anni dal ritiro dall’attività agonistica, nel caso dei colleghi della NFL, questa cifra sarebbe addirittura del 78%. Una chiave di spiegazione di questa percentuale abnorme è la relativa minore lunghezza di carriera dei giocatori di football americano, appena tre anni, prima che (tipicamente) infortuni o guai di salute mettano fuori per sempre i professionisti del football, cosa che fa sì che molti atleti si trovino in pratica invalidi prima di avere massimizzato i frutti di una carriera.Alcuni casi di cronaca recenti ci confermano che di piaga si tratta. Il più triste e patetico di tutti riguarda Lawrence Taylor, un uomo tanto grande sul campo, quanto piccolo fuori. Taylor, un uomo che ha rivoluzionato il suo sport interpretando in maniera rivoluzionaria il ruolo di linebacker e che dopo la fine della carriera è incorso anche lui in disavventure finanziarie, nei giorni scorsi è stato arrestato con una accusa infamante: pare volesse avere un rapporto sessuale a pagamento con una ragazzina 16enne fuggita di casa e sequestrata da un pappone. La ragazzina ha chiesto aiuto ad uno zio e per LT sono scattate le manette: per lui guai grossi in vista nonostante l’attenuante di rapporto (pare) non consumato.

Alessia Aleo

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