La fuga del faraone


 

Zhai Hawass non si era mostrato ‘timido’ quando, ormai molti anni fa, fu chiamato “l’ultimo faraone”, a conferma del suo carattere fiero e sicuro, della sua consapevolezza di essere il maggior esperto mondiale in archeologia e storia egizia dell’ultimo secolo. Da pochi giorni “La Stampa” ha reso noto che il nuovo governo della repubblica egiziana gli ha tolto l’incarico di capo supremo degli scavi archeologici; l’ex ministro, dopo aver appreso la notizia direttamente dagli alti vertici dello stato, mentre stava dirigendosi verso l’auto di servizio, è stato assalito da una folla di manifestanti, si pensa, forse troppo alla leggera, facenti parte della moltitudine di dimostranti di piazza Tahrir. Il maestro Hawass, vedendo la sua auto distrutta dalla violenza dei contestatori, si era rifugiato in un taxi della capitale senza però riuscire a fuggire. Solo l’aiuto di alcuni sostenitori ha permesso al professore di sparire dalla vista di tutti e, forse, di raggiungere l’aeroporto per prendere il primo volo per gli Stati Uniti, dove vive una sua figlia e dove è amato ed osannato,  giustamente. Tutti ricordano inoltre la sua amicizia con la moglie dell’ex presidente degli Stati Uniti G. W. Bush. Hawass è principalmente accusato di essere stato troppo vicino all’odiato Mubarak e, secondo alcuni, di aver chiuso un occhio durante i saccheggi al museo del Cairo nei giorni più caldi della rivoluzione di pochi mesi fa, a dimostrazione del fatto che questa marea di manifestanti di piazza Tahrir era davvero eterogenea e pronta a colpire tutte le forme di potere, anche quelle che hanno contribuito a far crescere economicamente un paese in  grave crisi. È risaputo che il professore ha sottoscritto un contratto con la National Geographic che concede a quest’ultima l’esclusiva su tutte le scoperte archeologiche e che, inoltre, ha già da molto tempo messo in onda un programma nel quale Hawass si atteggia a nuovo Indiana Jones d’Africa, seguito da una élite di allievi e studiosi. Alcuni lamentano che egli si sia arricchito sfruttando la sua immagine planetaria, invadendo  il mercato con una linea dei tipici cappelli che porta sempre con se e aprendo un negozio nel famosissimo museo del Cairo. Molte di queste notizie ci fanno sorridere e rimanere increduli: Hawass ha svolto una infaticabile attività di ricercatore, è stato l’imperterrito difensore dei siti e dei reperti dell’antica civiltà egizia, ha recuperato oggetti contrabbandati in tutto il mondo, e, anche se ritenuto troppo accentratore, ha portato un certo ordine nel lavoro e nello sfruttamento delle antichità egizie in un paese dove il caos era ed ancora è una delle piaghe più preoccupanti. Nel 1999 nell’oasi di Bahariya scoprì 105 mummie dell’epoca romana, nel 2009 fece vedere a tutto il mondo i resti della mummia della mitica regina Hatshepsut del 1500 a. C., infine nel 2010 grazie alle nuove tecnologie ed alle immagini satellitari identificò una piramide della VI dinastia. L’uomo Hawass, invitato nelle televisioni di tutto il mondo, in programmi specializzati e non, sempre col viso sorridente, ha trasmesso a tutti la passione e la voglia della ‘scoperta’ con le quali lavorava e, speriamo, ancora lavori. In realtà, tra le sue diverse, possibili colpe, la più grande è quella di essere stato legato al vecchio regime.

 

Paolo Licciardello

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