Il 1 Agosto, per tutti i Mulsumani praticanti, è iniziato il mese del Ramadan. Niente di strano, ovviamente, ma il fatto ha attirato la mia curiosità quando ieri, alla fermata del bus, un uomo di origine mulsumana ha rifiutato del cibo e ha iniziato a spiegare in cosa consisteva.
Il Ramadan, detto anche il Digiuno (رمضان), è secondo il calendario musulmano, il nono mese dell’anno e ha una durata di 29 o 30 giorni. Quest’anno per l’appunto cade tra il primo agosto e il 29 agosto.
La parola, in arabo, significa “mese caldo”, il che fa ritenere che un tempo (quando i mesi erano legati al ciclo solare) esso fosse un mese estivo.
La sacralità del Ramadan è fondata sulla tradizione, a cui fa riferimento anche il Corano, secondo cui in questo mese Maometto avrebbe ricevuto una rivelazione dall’arcangelo Gabriele.
In origine, il mese di Ramadan era, come il rileva il suo significato (torrido), un mese estivo, ma successivamente Maometto stesso adottò un calendario puramente lunare di dodici mesi e dunque, il mese di Ramadan, ogni anno, cade in un momento differente dell’anno solare.
Il digiuno (sawm), che durante tale mese va osservato, costituisce il quarto dei Cinque pilastri dell’Islam e chi ne negasse l’obbligatorietà sarebbe kāfir, colpevole cioè di empietà massima e dirimente dalla condizione di musulmano. In alcuni paesi, a maggioranza islamica, il mancato rispetto del digiuno è sanzionato perfino penalmente.
Nel corso del mese di Ramadan i musulmani praticanti devono, dunque, astenersi – dall’alba al tramonto – dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali. Chi è impossibilitato a digiunare può anche essere sollevato dal precetto, ma appena possibile, dovrà recuperare il mese di digiuno successivamente. Le donne incinte o che allattano, i bambini e i malati cronici sono esentati dal digiuno e dovrebbero al suo posto, secondo le loro possibilità, fare la carità come ad esempio nutrire le persone bisognose indipendentemente dalla loro religione, gruppo etnico o dalle loro convinzioni. Le donne durante il loro ciclo o le persone in viaggio o malate, non devono digiunare, ma devono rimandare a un periodo successivo il digiuno.
Lo scopo è quello di purificarsi da tutto quello che di materiale esiste nel mondo corrotto e corruttibile e si attribuisce ad esempio al digiuno la dote di insegnare all’uomo l’autodisciplina, l’appartenenza ad una comunità, la pazienza e l’amore per Dio.
Quando tramonta il sole il digiuno viene rotto e la tradizione vuole che si debba mangiare un dattero perché così faceva il Profeta. In alternativa si può bere un bicchiere d’acqua.
Culture diverse, tradizioni diverse, che dovremmo conoscere e rispettare, per arricchire noi stessi.
Angela Scalisi






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