Giornate da dimenticare per tutte le Borse europee, sul ritorno dei timori legati alla crisi dei debiti sovrani. I listini europei peggiorano ulteriormente in seguito al catastrofico andamento di Wall Street. A Milano il Ftse Mib cede il 6,15 % e il Ftse all share il 5,67 % . Francoforte arretra del 5%, Londra perde il 4%, Parigi il 4,5%.
Ma cos è il debito sovrano? Il debito sovrano è il debito pubblico, cioè il debito che gli Stati contraggono con sottoscrittori nazionali ed esteri allo scopo di finanziare le proprie attività; è tanto più grande quanto maggiore è la necessità di intervento a sostegno dell’economia nazionale.
Negli ultimi anni, a parte le normali funzioni di finanziamento della “cosa pubblica”, il debito sovrano ha anche dovuto provvedere a soccorrere il mondo imprenditoriale, sia privato che pubblico, danneggiato dalla progressiva diminuzione dei saggi del profitto. Nel momento in cui la crisi ha investito anche il settore finanziario, il debito pubblico si è dovuto accollare anche il risanamento delle banche e degli istituti di credito direttamente interessati alla crisi, in una sorta di statalizzazione della finanza, oltre che di alcuni colossi dell’imprenditoria privata, come è accaduto nel settore metalmeccanico delle imprese automobilistiche.
Già nel maggio di quest’anno, Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, aveva lanciato l’allarme sulla crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona: «Nell’area euro la crisi del debito sovrano di tre paesi (Grecia, Portogallo, Irlanda), il cui Pil complessivo ammonta a non più del 6% del totale dell’Eurozona, conserva ancora il potenziale per causare un grande impatto sistemico». Gli alti livelli del debito pubblico in alcuni Paesi e il rialzo dell’inflazione rappresentavano «un chiaro» e «serio» rischio per la ripresa globale.
Lo stesso presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick, in una dichiarazione al quotidiano “The Weekend Australian”, ha affermato che il mondo affronta una nuova bufera diversa e più pericolosa rispetto al 2008 a causa della crisi del debito che ha colpito la zona euro. “Nelle ultime due settimane, ha aggiunto, il mondo ha avuto un recupero difficile e a varie velocità. La maggior parte dei paesi sviluppati hanno esaurito le loro politiche fiscali e monetarie di flessibilità”. Lo stesso Zoellick ha riconosciuto, di non avere una formula per risolvere il problema, ma ha osservato che “la lezione del 2008 dovrebbe insegnare che agire in ritardo rende tutto più difficile”. Per questo motivo, ha esortato i leader europei ad affrontare i problemi del debito sovrano con urgenza, perché, a suo parere, questa è una questione di gran lunga peggiore di ciò che ha portato al declassamento del credito degli Stati Uniti. Il presidente dell’istituto finanziario è anche sicuro che gli acquisti di obbligazioni da parte della BCE dei paesi della zona euro con problemi di debito pubblico (Portogallo, Grecia, Spagna e Italia) risolverà i problemi di liquidità, ma non i veri problemi che esasperano la nostra economia.
Per quanto riguarda la Cina, Zoellick ha dichiarato che il recente aumento del tasso d’inflazione al 6,5% nel mese di luglio, ha probabilmente portato ad un apprezzamento dello yuan, avvertendo però che, se l’inflazione in Cina raggiungesse il 9% o il 10%, ciò potrebbe causare problemi di leadership. Lo stesso Zoellick ha infine ammesso che i mercati emergenti sono una opportunità di crescita e, in effetti, “circa la metà della crescita proviene da mercati emergenti, mentre nel 1990 questa percentuale era solo del 20%”. Per questi motivi, ha anche ribadito il suo impegno a promuovere trattati di libero commercio e spera che il Congresso USA approvi, dopo tanti rinvii, i trattati con la Corea del Sud, Colombia e Panama.
Sicuramente buoni propositi, ma ciò che tutti vorremmo sapere è come uscire dalla crisi, al di là delle solite scorciatoie che, da anni, vengono impiegate.
C’è anche da dire che, mentre nella crisi del ‘29 esistevano risorse finanziarie sufficienti a mettere in moto un meccanismo di sostegno della domanda, oggi questo non è più possibile. Le disponibilità finanziarie non ci sono, gli Stati sono pesantemente indebitati e l’unica via che il capitalismo può percorrere è quella della ulteriore mortificazione della forza lavoro.
Non ci rimane dunque che due vie: aspettare o cercare di cambiare davvero il nostro sistema economico e sociale, diventato oramai anacronistico.
Angela Scalisi







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