Sessantotto edizioni nello storico Palazzo del Cinema ,sul lungomare Marconi, al lido di Venezia sono trascorse dalla prima, quella del 1932: manifestazione nata ed ideata da Mussolini durante l’arco degli anni del “cinema fascista” con lo scopo di destare dalla letargia gli studi italiani e riportare ai fasti di un tempo la cinematografia nazionale, insieme all’edificazione di Cinecittà (negli anni a seguire) alle porte di Roma. Il premio principale che viene assegnato è il Leono d’Oro che deve il suo nome al simbolo della città, il leone della basilica di San Marco, considerato uno dei riconoscimenti più importanti dal punto di vista della critica cinematografica, al pari della Palma d’Oro del Festival di Cannes e dell’Orso d’Oro del Festival Internazionale del Cinema di Berlino.
E’ stato il “fenomeno Clooney” ,a lungo discusso negli ultimi tempi, ad aprire ufficialmente la 68^ edizione della Mostra del Cinema a Venezia ,questo mercoledì 31 agosto, con l’anteprima mondiale del nuovo film diretto ed interpretato da Gorge Clooney: un magnifico thriller politico, dominato da un’atmosfera cupa, crepuscolare e pessimista “Le idi di marzo-The ides of march”. Potenzialmente in corsa al Leone d’Oro…da favorito!
La seconda giornata ha accolto il celebre Roman Polanski ed il suo “Carnage”, film applauditissimo e che vede protagonista un cast di stelle composto da Kate Winslet, Christop Waltz, Jodie Foster, John C. Reilly. Una commedia acida, ironica e spietata, parlatissima e figlia dell’impostazione teatrale che deriva dalla piecè di Yasmina Reza, sceneggiatrice del film insieme al regista polacco. Autore tra i più grandi e amati della storia del cinema, Polanski si è sempre rifiutato di accogliere gli schemi tipici della commedia, ed è invece il senso di assurdità che si avverte in ogni sua pellicola pregne di un disincantato umorismo sull’essere umano e il suo essere nel mondo. In questo senso “Carnage” non fa eccezione è fornisce un quadro vivido, divertente ma anche disperato su un’umanità in disfacimento.
Attesissima ma deludente l’opera seconda di Madonna “W.E.” , presentata fuori concorso. Il film della regina del pop segue la formula del racconto parallelo tra epoche storiche diverse, richiamandosi ad un già collaudato “The hours” di Stephen Daltry: Manhattan, 1998. La giovane Wally Winthrop, intrappolata in un matrimonio pubblicamente invidiabile ma personalmente umiliante, frequenta quotidianamente l’esposizione dei cimeli del duca e della duchessa di Windsor nei locali di Sotheby’s e si lascia ossessionare dalla storia di re Edward, che negli anni Trenta abdicò alla guida dell’impero inglese per amore di Wallis Simpson, americana senza doti né dote, due volte divorziata. Mescolando i propri sogni ad occhi aperti con la lettura della vera corrispondenza di Wallis Simpson, la giovane immagina i retroscena di quella che è stata definita la più grande storia d’amore del ventesimo secolo e il sacrificio che ha imposto, anche o soprattutto a Wallis.
Riflettori puntati sui due film maggiormente discussi durante la terza giornata: “A Dangerous Method” di David Cronenberg e “Un ètè brùlant” di Philippe Garrel. Il primo racconta la storia del legame tra Carl Jung (Michael Fassbender) e Sabina Spielrein (Keira Knightley), che si evolve raggiungendo pericolose spirali di morbosità sotto gli occhi di Sigmund Freud interpretato da Viggo Mortensen. Un affresco sul primo novecento, alle soglie della nascente psicoanalisi, in cui tutto cambia: l’uomo scopre di essere abitato da creature interiori cui Freud dà il nomi di Es, Ego, Super Ego; l’identità individuale si frantuma. La seconda pellicola può considerarsi un ritorno del regista francese al lido, già vincitore del Leone d’Argento alla regia per “Les amants reguliers”. L’intreccio del film si configura come una catena di triangoli amorosi, innestati l’uno nell’altro ad opera di un destino beffardo. Destinato a rimanere nella memoria collettiva per il nudo integrale della protagonista Monica Bellucci.
Domenica 4 settembre è stata ricca di pellicole ed ospiti d’eccezione. In particolare approda al lido di Venezia il primo film italiano in concorso, “Terraferma” di Emanuele Crialese ,la storia di due donne, un’isolana e una straniera, l’una che sconvolgerà la vita dell’altra : <<…Con Terraferma racconto una questione aperta sull’immigrazione. Le notizie che vediamo in televisione non riescono a farci comprendere le tragedie che stanno moltiplicandosi nel nostro mare>>.
Un focus sul presidente di giuria Darren Aronofsky regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, è stato presentato in questa 68^ edizione della mostra del cinema. Reso celebre ai più grazie al suo ultimo film “Il Cigno Nero” (2011) con Natalie Portman, Aronofsky era già riuscito ad aggiudicarsi nel 2008 il Leono d’Oro di Venezia con “The Wrestler”, film duro e difficile , che riuscì a commuovere il pubblico e ad incantare la critica.
Standing ovation per Al Pacino e la proiezione del suo film fuori concorso in serata, un omaggio al teatro e Oscar Wilde : “Non sapevo dove sarei arrivato. Avevo una visione ma non avevo una storia. Ed effettivamente non si sa bene cosa sia. Volevo fare un collage, mettere assieme delle cose che potessero far riflettere su cosa fosse Oscar Wilde e cosa avesse fatto e le grandi difficoltà della sua vita e ho pensato di collegarlo alle difficoltà che si incontrano nelle realizzazione di uno spettacolo teatrale”. Dietro la complessità e le pretese della sceneggiatura, a “Wilde salomè” appartiene la densità di un film meta-linguistico che pare, soprattutto grazie alla regia, una riflessione sull’attore e sul pubblico, il pubblico che non si vede mai, quello pagante, ma che è sempre presente come figura, come entità esterna. Come metafora, nella sorprendente sequenza della danza di Salomè in cui la bellezza incendiaria di Jessica Chastain trascina gli occhi, di Pacino e dello spettatore, in quell’inferno dorato che è l’arte dello spettacolo.
Eleonora Mirabile







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