“Maschio” o “Femmina”.
La scelta tra le due categorie si ritrova in ogni documento, sondaggio, censimento, e la risposta per chi riempie un modulo è quanto di più semplice si possa immaginare. Dovrebbe essere così per tutti. Eppure ci sono casi particolari in cui la preferenza di un’opzione piuttosto che un’altra implica riflessioni più serie e approfondite, di certo non banali.
Parliamo di trans gender e di transessuali. Sì, perché nel loro caso scegliere se barrare la casella di maschio o femmina non è cosa da poco, e non sempre la risposta è soddisfacente. Se, infatti, un individuo non si riconosce pienamente né nell’una né nell’altra categoria cosa può fare? Se ha la fortuna di essere australiano, da oggi esiste la soluzione. Il Dipartimento degli Esteri ha, infatti, stabilito che nei passaporti australiani venga aggiunta l’opzione “X”, indeterminato, per quanto riguarda il sesso. Il governo di Canberra accoglie così la richiesta di rimuovere la discriminazione nei confronti dei trans gender che non si riconoscono in nessuno dei due generi.
Il ministro degli Esteri Kevin Rudd ha precisato che le nuove direttive in materia amministrativa “eviteranno problemi burocratici per le persone transessuali che vorranno un passaporto che rifletta il loro genere e non la loro apparenza fisica”.
La vera e propria rivoluzione consiste nella possibilità per gli australiani transessuali di poter scegliere il genere anche se non hanno completato le operazione per il cambio di sesso. Invece dell’operazione chirurgica, sarà sufficiente una lettera del proprio medico. Fino ad oggi, infatti, i trans potevano cambiare il genere nel passaporto solo dopo avere subito un’operazione di cambiamento di sesso.
L’apertura del governo australiano a queste nuove direttive rilancia un importante dibattito che riguarda tutta la nostra civiltà: si tratta infatti di rimettere in discussione il concetto stesso di identità, un’identità non vincolata dalla “genitalità” e che non può, pertanto, essere né giudicata né impedita. Ancora una volta i Paesi dell’area anglosassone, Gran Bretagna, Canada, Sudafrica e Australia, si rivelano un passo avanti per quanto riguarda la ridefinizione del concetto di identità e di libertà, approvando una norma che svincola l’affermazione dell’identità dai vincoli biologici del sesso genitale.
Aurora Circià







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