Il vinile ci sotterrerà tutti


 

Ormai da qualche anno, passeggiando nei negozi di musica più grandi e forniti, si incappa in una sezione, più o meno piccola, dedicata ai mitici vinili. Questi anziani immagazzinatori di suoni erano stati resi obsoleti dall’arrivo del luccicante compact disk prima, e dalle varie memorie esterne, create nell’ultimo decennio, poi. Quest’ultimi, creati anche per sopperire all’estremo bisogno di spazi di memoria, a pensarci bene, se da un lato forniscono un mezzo veloce per il trasporto di ogni tipo di dato, musica compresa, dall’altro non danno la sicurezza che quella stessa “informazione” immagazzinata rimarrà reperibile per lunghissimo tempo. Non possiamo credere che una memoria di tal genere rimanga funzionante per più di un decennio, le stesse case dispensatrici di tali oggetti non perdono di certo tempo ad immettere sul mercato altri supporti per altre tecnologie. Lo stesso cavo di connessione al computer di casa può diventare un problema se non più supportato. Il vinile invece è più durevole, risente meno, stranamente, degli agenti atmosferici, raramente viene intaccato dall’umidità, per essere deformato ha bisogno di un calore che perlomeno superi i 50° centigradi ed anche quelli più antichi, tenuti in un vecchio armadio, per lo più risentono solo di piccoli disturbi, soprattutto se il precedente appassionato proprietario li aveva trattati e riposti con poche e semplici attenzioni. Una piccola critica va fatta alle case discografiche che, da quando hanno rifornito i negozi con le nuove ristampe, hanno aumentato di almeno il 30% il prezzo e, guarda caso, ciò è accaduto proprio nell’anno in cui gli LP compivano il loro 40esimo compleanno. Bel modo di incentivarne l’acquisto! Gli appassionati in realtà non hanno mai smesso di comprare ma lo hanno fatto perlopiù nei mercatini dell’usato o nelle fiere più disparate. Certo esiste un certo rischio nel comperare dei dischi usati, anche perché le loro condizioni complessive non sono facili da ‘diagnosticare’ nemmeno per un occhio esperto. Neanche i graffi più visibili spesso sono ferite gravi perché essendo superficiali poco intaccano i solchi, profondi alcuni micron, del vinile; al massimo producono durante la riproduzione un “pop” che termina dopo qualche giro. A differenza dello sporco impalpabile che si annida tra le creste della registrazione,  la polvere è un problema superficiale dato che di solito è facile cacciarla via con un soffio o con dei pennelli in carbonio o dei panni, stando attenti a non spingerla più in profondità. Lo sporco impalpabile, invece, e le ditate sono i nemici pubblici che più di tutti disturbano il suono provocando fruscii di sottofondo; la pulizia a questo punto è essenziale, ma non pensate sia una cosa da fare ogni qual volta si ritorna dalle vacanze. In genere un lavaggio fatto con un po’ di attenzione è sufficiente per molti anni. La cosa bella di ogni azione volta a migliorare la pulizia di un disco è che tutto l’occorrente lo troviamo già in casa: sono invece banditi tutti i detergenti ideati specificatamente per questo scopo perché, oltre ad essere delle bufale chimiche, non danno un risultato migliore rispetto ad un comunissimo detersivo per i piatti. Dagli albori del vinile si è usata l’acqua calda ed il detergente per eliminare quella impercettibile ed odiata incrostazione; alcuni hanno pure comprato dei set per la pulizia formati da detergente, appunto, vasca con spazzole incorporate e reggidisco per l’asciugatura, che possono, forse, facilitare le operazioni, ma non tolgono la stessa quantità di lerciume. Prendete dunque un LP di poca importanza ed allenatevi, con una spugnetta da cucina umida ed intrisa di poco detergente, strofinate dolcemente con la parte non abrasiva della spugna solo un lato del disco, mettendolo in verticale ed aiutandovi a farlo ruotare con un gancio incastrato tra pollice e buco centrale del disco. Fate anche attenzione a non bagnare anche l’altra faccia, noterete che anche le gocce di emulsionante o di acqua, per una legge che sfida la forza di gravità, vorranno risalire la superficie trasportando lo sporco. Infine con alcuni bicchieri d’acqua non troppo calda eliminate la saponata e, ponendo il disco su un supporto di plastica, tamponatelo con della carta assorbente finché non è del tutto asciutto. Ricordate che, a volte, non sarà possibile eliminare ogni alterazione sonora ma l’ascolto sarà migliorato di un buon 70%/80% ed invece azione dei vari detergenti in commercio può nuocere fortemente alla traccia audio. La patina untuosa lasciata in quest’ultimo caso risulta di difficile rimozione; per eliminarla si consiglia un prelavaggio sul piatto girevole con una miscela di 4 parti di alcol ed una di acqua, facendo in modo che sia la stessa punta della testina a raschiare via lo sporco. Per queste azioni è ragionevole adoperare un giradischi poco costoso e testine alla mano in modo da non arrecare danni al vostro impianto stereo. La lubrificazione, come ultimo approccio, non deve essere dimenticata. Teniamo presente che gli LP nuovi non ne necessitano perché escono già lubrificati dalla fabbrica, che tale operazione deve essere intrapresa ancor più di rado del lavaggio e che anche in questa occasione la manualità la si ottiene con un po’ di esperienza. Rubate alle vostre mogli, fidanzate o madri un tampone per il trucco ed imbevetelo, non inzuppatelo, di spray per la pulizia del cruscotto delle auto, e cospargetelo sul vinile posto sul piatto, con questa operazione dovreste eliminare la polvere che vi si deposita impedendone il ritorno e aiutando lo strisciamento della punta. Questa operazione dona qualche soddisfazione anche a chi ha avuto la sfortuna di comperare un disco nuovo con tracce difettose, permettendogli di risentire meno delle asperità presenti tra una cresta e l’altra o nelle tracce arate da anni di ascolto, o dell’usura dovuta a scivolo della testina causato da un maldestro dj! È logico che macchie lasciate in profondità da additivi inutili e mal utilizzati o disegni fatti da qualche bambino col cacciavite sul vostro lato B preferito non hanno speranza alcuna di essere eliminati.

Non è un caso che un disco in oro sia stato inviato nello spazio profondo con la sonda Voyager 1 nel 1977, il cosiddetto Voyager golden record, contenente immagini e suoni dalla terra e destinato a qualche viaggiatore dello spazio che avrà, in tal caso, a disposizione anche le istruzioni per il suo utilizzo. A questa forma è stato dato questo alto compito, ma noi appassionati siamo fieri di sentire qualche fruscio, di sentirci emozionati quando facciamo scorrere la busta interna sulla copertina esterna facendo attenzione che l’apertura sia disposta verso l’alto per evitare l’infiltrarsi della polvere, di soffiare in faccia ai nostri amici il pulviscolo che, da anni, risiede sulle incisioni come fosse zucchero a velo sulla ciambella al cioccolato, di trovare cimeli di valore o semplici melodie dimenticate ed infine di sentirne l’odore, cari amici, quell’odore di vinile inconfondibile che un mp3 non saprà mai darvi.

 

Paolo Licciardello

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