Ustica 27 giugno 1980: il DC9 I-TIGI della compagnia Itavia si inabissa nel Tirreno. Le vittime del disastro furono ottantuno, di cui tredici bambini, ma il ritrovamento e il recupero dei corpi riguardò solo trentotto persone. Sulle sette salme per cui fu disposta l’autopsia furono riscontrati sia grandi traumi da caduta a livello scheletrico e viscerale, sia lesioni enfisematose polmonari da decompressione (l’aereo si era dunque aperto in volo). Nelle perizie gli esperti affermarono che l’instaurarsi degli enfisemi da depressurizzazione precedette cronologicamente tutte le altre lesioni riscontrate, ma non causò direttamente il decesso dei passeggeri facendo loro perdere solo conoscenza. La morte sopravvenne soltanto in seguito, a causa di traumi fatali, riconducibili, assieme alla presenza di schegge e piccole parti metalliche in alcuni dei corpi, a reiterati urti con la struttura dell’aereo in caduta.
Ma chi furono i responsabili della più grande tragedia degli ultimi anni?
Dopo ben 31 anni di silenzio, il Tribunale di Palermo ha condannato i ministeri dei Trasporti e della Difesa a risarcire gli 81 familiari della strage di Ustica con oltre 100 milioni. Queste le motivazioni:”Non garantirono la sicurezza del volo e depistarono l’accertamento dei fatti”. La sentenza ribadisce, inoltre, un altro principio importante: i familiari delle vittime negli anni successivi al disastro vennero sottoposti a quella che è stata chiamata nei documenti giudiziari la “tortura della goccia cinese”, uno stillicidio di alterazioni di documenti, omissioni, segreti di Stato tali o presunti, menzogne. Una sentenza innovativa e destinata a grandi polemiche visto che già, Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, parla di una vistosa contraddizione con le direttrici della Cassazione.
Epilogo giudiziario, infatti, ben diverso dal procedimento culminato a Roma con l’ assoluzione di due generali dell’ Aeronautica accusati dai magistrati di aver compiuto depistaggi.
Nel 2008, infatti, si era giunti ad una ricostruzione, oggi contestata da Giovanardi, ipotizzata dall’ ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, convinto che ad abbattere l’ aereo di linea fosse stato un missile esploso da un caccia francese. Queste le parole di Cossiga in un’intervista rilasciata a SkyTg24: «Quando ero presidente della Repubblica i nostri servizi segreti mi informarono che a provocare la strage di Ustica furono i francesi». Cossiga spiegò, infatti, di aver saputo delle presunte responsabilità di Parigi dal Sismi, che avrebbe informato anche Giuliano Amato, all’epoca sottosegretario alla presidenza del consiglio del governo Craxi. Nell’intervista Cossiga dichiarò che: «Furono i nostri servizi segreti che quando io ero presidente della Repubblica informarono l’allora sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non a impatto, ma a risonanza. Se fosse stato a impatto non ci sarebbe nulla dell’aereo. La tesi è che i francesi sapevano che sarebbe passato l’aereo di Gheddafi. La verità è che Gheddafi si salvò perché il Sismi, il generale Santovito, appresa l’informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro. I francesi videro un aereo dall’altra parte di quello italiano, che si nascose dietro per non farsi prendere dai radar».
La Procura di Roma aprì, quindi, un fascicolo indagando sulla possibilità che il DC9 Itavia si trovasse in volo troppo vicino al vero obiettivo, appunto un aereo con a bordo il leader libico Muammar Gheddafi, a sua volta riuscito a scansare il pericolo perché informato dal Sismi, il servizio segreto militare italiano.
Questa è la stessa pista che ha portato, nel 2010, l’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano a inoltrare quattro rogatorie internazionali rimaste lettera morta.
La sentenza del Tribunale di Palermo riaccende, dunque, i riflettori sulla vicenda e di ciò hanno giustamente approfittato alcuni familiari delle vittime, come Anna Molteni, figlia di un ingegnere che lasciò a Palermo moglie e tre figli: «Dopo l’ epoca delle bugie di Stato e delle vergognose prescrizioni è il momento di aprire gli archivi, perché non basteranno certo i soldi a rendere giustizia ai nostri cari». Da qui lo stesso invito rivolto al ministro della Difesa, perché «si colga la fase della caduta del regime di Gheddafi operando per l’ acquisizione degli archivi libici».
Alla luce della pronuncia palermitana è stata anche lanciata, da uno degli avvocati dei famigliari, Daniele Osnato, la proposta affinchè “il parlamento europeo indaghi su Ustica” e approfondisca in particolare il ruolo di Francia e, “in parte”, dell’Inghilterra nei fatti del giugno 1980.
Forse, dopo 31 anni di silenzio, depistaggi, complotti, vi è una concreta speranza che le 81 famiglie colpite trovino, finalmente, una risposta al loro dolore.
Angela Scalisi







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