Bar Sport


Stefano Benni, giornalista, scrittore e poeta italiano, protagonista recentemente di un incontro alla Feltrinelli di Catania, per presentare il suo ultimo libro ” La traccia dell’angelo “,  ha collaborato allo sviluppo cinematrografico del suo primo racconto “Bar Sport” . Il confronto tra il libro e il film è inesorabile, e come clichè vuole il libro non riesce mai ad essere superato. Il racconto pubblicato nel 1976 , viene considerato un classico della narrativa umoristica italiana, caratterizzato particolarmente dall’ironia e comicità sottile di Benni, che presenta situazioni reali stereotipate, deformate ed estremizzate ma fondamentalmente realistiche. Descrive in modo surreale la realtà dei bar italiani, soprattutto quelli di provincia. Nonostante l’ambientazione negli anni settanta,  molte situazioni narrate sono sempre attuali.  Nel film vengono sviluppati alcuni dei capitoli dell’opera omonima di Benni. Lo stesso scrittore si è occupato in prima linea della cura dei dialoghi, anche se, fino ad oggi non concorda con la scelta di  concretizzare e trasporre il suo libro in film.  Parentesi  quasi d’obbligo la tesi discordante, per l’appunto , in cui in alcune recensioni cinematografiche si parla di Benni come impegnato in prima fila nella stesura dei dialoghi presenti nel film , invece alla presentazione del suo libro, alla Feltrinelli di Catania, in maniera del tutto non esplicita ha lasciato intendere che lui ” ha girato molto alla larga dal copione ” . L’analisi antropologica dei soggetti presenti nel  bar è forse una delle espressioni più significative dell’italica commedia umana. Sempre uguale eppure sempre mutevole nei suoi dettagli : situazioni, luoghi, dialoghi si intrecciano e danno colore al quadro dell’Italia di provincia degli anni ’70 e come detto precedentemente anche a quella di oggi. Bar Sport, regia di Massimo Martelli con un cast di comici italiani di prim’ordine : Claudio Bisio è il tuttologo affabulatore, Giuseppe Battiston il timido imbranato, Antonio Catania il misantropo brontolone, Antonio Cornacchione il dissacratore fulminato, Angela Finocchiaro e Lunetta Savino l’arredo antiquato del bar specializzato in “gossip e necrologi” , Claudio Amendola il dissacratore della Luisona e Teo Teocoli l’uomo dalla vita mondana invidiabile che nella realtà gonfiava un tantino i suoi racconti.  Ma la “Luisona” chi era? O meglio cos’era? Un intero capitolo di Bar Sport viene dedicato a questa entità e nel film diventa il file rouge di connessione fino al “the happy end”.  La Luisona è una delle creature letterarie più famose dello scrittore , che sviluppa fra le sue righe lo stereotipo che nei Bar di provincia l’angolo del bancone dove si trovano le paste è impolverato e quasi in disuso, perchè nessuno rischia mai di prenderne una , le paste infatti vengono definite ” puramente coreografiche ” , “ornamentali , veri e propri pezzi di artigianato” e restano dentro la vetrinetta per così tanto tempo che tutti prima o poi chiameranno le paste per nome . E’ infatti il caso della Luisona, la “decana delle paste” del Bar Sport di Benni e di Martelli ; pasta “ancora in vita” sin dal 1959, data dell’inaugurazione del bar : ” una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di granella in duralluminio”. La Luisona venne mangiata da un incauto rappresentante di Milano, nel film appunto interpretato da Amendola, che subisce le conseguenze del suo atto insensato: “fu trovato appena un’ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori”. La Luisona aveva colpito come predetto dai più . Come detto , l’unica nota dolente è che il film come spesso accade, non è mai all’altezza del libro, simpatico e leggero come film che però perde la miglior qualità letteraria dell’autore che consiste nel porre criteri di universalità dei caratteri in personaggi caratteristicamente particolari, escono dai confini delicati dello stereotipo storico culturale “genuino” e forse diventano un po’ troppo legati alla comicità televisiva dei nostri anni, dove ad esempio l’immagine della Luisona a cui sono legate molte battute possono creare una sorta di pesantezza come se si fosse ingeriti forte coefficiente di impalugamento, cioè “la tendenza a formare un malloppo ostruttivo in bocca o in gola”. Film consigliabile : a voi il giudizio del confronto.  E soprattutto quando entrate in un bar , state attenti e vagliate bene le possibilità di incontrare una probabile Luisona , e i suoi effetti ” prima buca l’esofago, poi arriva al fegato e il fegato si allontanta” . Buona visione e soprattutto buona lettura.

Alessia Aleo.

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