“Ogni città nel suo genere è indimenticabile. Tuttavia, se mi chiedete quale preferisco, direi Roma…Il ricordo di questa visita non mi abbandonerà finchè vivrò”.
Così recita Audrey Hepburn nel ruolo della Principessa Anna nell’indimenticabile “Vacanze Romane”. Battuta profetica e cucita su misura per lei, dal momento che la capitale è stata degna di ospitarla per ben 25 anni. E ancora una volta, sarà accolta nella sua Roma: dal 26 Ottobre al 4 Dicembre. L’Assessorato alle Politiche Culturali di Roma, l’Audrey Hepburn Children’s Fund, l’Unicef e il club gli Amici di Audrey (nato grazie ai figli Sean Ferrer e Luca Dotti) presentano una mostra in suo onore al Museo dell’Ara Pacis , in contemporanea con il Festival Internazionale del Film di Roma, in occasione dell’uscita del volume “Audrey a Roma” edito da Mondatori e del 50° anniversario di “Colazione da Tiffany”.
Tributo all’attrice ma soprattutto alla donna che è stata. La mostra fotografica illustra infatti, sottolineando il legame con la città eterna, le tre vite vissute dalla Hepburn come diva, madre e ambasciatrice dell’Unicef. Ad arricchire il tutto sono esposti oggetti privati, riprodotti video e presentate fotografie assolutamente inedite che attraverso didascalie e testi permettono di ripercorrere cronologicamente il personale ricordo di quel lungo “soggiorno romano”. Questo intreccio visivo ci offre la possibilità di scoprire quanta semplicità stava alla base di un’intramontabile diva del cinema: il percorso si snoda tra feste, lustrini , oscar ,cene di gala e alcuni momenti cruciali della sua carriera artistica, dal già citato “Vacanze Romane”, “Guerra e Pace” a “La storia di una monaca”; ma soprattutto grazie a scatti “rubati” si entra nell’intimità della sua vita quotidiana e familiare lontana dai riflettori.
Ma non è tutto.
Audrey non è solo una diva di Hollywood, è l’icona dell’eleganza per eccellenza, della grazia naturale e di quell’aspetto mai sregolato o provocante.
“Ho più sex appeal io sulla punta del naso di quanto ne abbiano molte altre in tutto il corpo. Non è appariscente, ma c’è”.
Considerato quindi il legame tra la vita di Audrey e la storia della moda, le immagini sono accompagnate da alcuni abiti ed accessori, creazioni di Givenchy, Valentino (e tanti altri ) che in lei trovarono un’incomparabile musa, abiti ed accessori che indossava nella vita di tutti i giorni. Sono esposti alcuni tra quelli che possono considerarsi dei veri e propri segni distintivi di una nuova femminilità: abiti da look casual, occhiali maxi, foulard, mocassini al femminile, ballerine, borsa cestino e tubino nero…oggi degli assoluti must. E ovviamente non poteva mancare nella sezione dedicata agli scatti sul set, la vespa usata nel film dalla coppia Peck-Hepburn.
Audrey Hepburn era un mito. Eppure lei stessa non credeva al potere della sua beltà, Rob Wolders afferma che Audrey << era come una bambina che rifiutava di credere quanto fosse bella. Era incredibilmente umile…e non era falsa modestia>>.
E non perché era bellissima o perché Givenchy la vestiva, e nemmeno perché era un’attrice di fama mondiale. In realtà la sua vera bellezza era dovuta a “quel non so che” di magnetico che sprigionava dalla sua personalità, grazie a quello che aveva dentro: il vero punto forte era il suo animo. E questo lo dimostrò palesemente dedicando gli ultimi anni della sua vita alle missioni di volontariato. Si stenta a credere che una stella di Hollywood possa aver abbandonato le scene per dedicarsi a “fare la mamma” e alla beneficenza.
“Ci sono viaggi che si fanno con un unico bagaglio. Il cuore”.
Uno spazio è infatti interamente dedicato alle immagini dell’archivio UNICEF per evidenziare l’impegno umanitario della sua “terza carriera”,come amava definirla, in qualità di Ambasciatrice della Buona Volontà che documentano i numerosi viaggi tra i bambini di Bangladesh, Vietnam, Somalia, Sudan, Etiopia, ed America Latina.
I fondi raccolti da questa mostra contribuiranno a sviluppare alcuni progetti dell’UNICEF e in particolare il progetto sostenuto dal Club Amici di Audrey finanzierà una rete di trentadue centri nutrizionali nella regione di Lac in Ciad.
Eleonora Mirabile







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