Ci sono decisioni che cambiano gli scenari mondiali. Nel bene o nel male dipende dagli occhi con i quali si giudicano tali risoluzioni. Due visioni diametralmente opposte ma un’unica realtà.
Dato base: l’Unesco, l’organismo Onu che si occupa di educazione, scienza e cultura, ha ammesso la Palestina come stato membro a tutti gli effetti.
Visione A: per Israele si tratta di “una tragedia”, una manovra che può soltanto allontanare la possibilità di un accordo di pace.
Visione B: per l’Autorità Palestinese “è un momento storico che restituisce alla Palestina alcuni dei suoi diritti, un giorno di festa che diventa uno dei pilastri per la lotta all’indipendenza”.
Quale che sia la prospettiva scelta per guardare all’evento in sé, resta il dato di fatto che si tratta di una decisione storica, votata a maggioranza (era necessario il benestare di almeno due terzi dell’assemblea, ad oggi composta da 193 membri): 107 i consensi ottenuti, 14 i voti contrari, 52 i paesi astenutisi dal voto. Tra quest’ultimi Regno Unito ma soprattutto l’Italia che, come spiegato dal portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, “si è attivata per giungere a una posizione coesa e unita dell’Ue, in mancanza della quale si è deciso per un’astensione dal voto; l’Italia ha ritenuto che non fosse questo il momento per porre la questione della membership palestinese all’Unesco, in una fase in cui si sta cercando di creare le condizioni ideali per una ripresa del negoziato tra le due parti”.
Tra le nazioni contrarie all’adesione si registrano, oltre agli Usa, Germania e Canada. Francia, Cina e India, invece, insieme alla quasi totalità dei Paesi arabi, africani e latinoamericani, si sono pronunciati in favore della manovra.
Il risultato ha suscitato, oltre ai malumori di Israele, anche quelli dell’alleato di sempre, gli Stati Uniti. La reazione da parte americana non si è fatta attendere: si ricordi, infatti, che due leggi approvate negli anni ’90 dagli Usa vietano specificatamente il finanziamento di qualsiasi organizzazione Onu che accetti la Palestina come membro a pieno titolo. Per tanto il contributo di 60 milioni di dollari all’agenzia Onu è stato congelato. Per il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, tale decisione mette in serie difficoltà l’organizzazione delle Nazioni Unite per la tutela della cultura in quanto gli Usa hanno una quota di partecipazione all’Unesco pari al 22% del bilancio totale dell’agenzia, facendone, quindi, il principale finanziatore.
Una decisione, quella americana, seguita dopo breve da Israele. La risposta israeliana all’adesione della Palestina come membro a pieno titolo dell’Unesco prevede, infatti, secondo quanto disposto dal primo ministro Benyamin Netanyahu, la sospensione del contributo di due milioni di dollari all’agenzia Onu e l’accelerazione della costruzione di insediamenti in varie parti della Cisgiordania.
L’Autorità Nazionale Palestinese, da parte sua, definisce le disposizioni israeliane come “una scelta per accelerare la distruzione del processo di pace”.
L’adesione all’Assemblea generale dell’Unesco di Parigi acquista un valore simbolico e un enorme peso in attesa che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si pronunci in merito all’ammissione della Palestina nelle Nazioni Unite, in seguito alla richiesta presentata lo scorso settembre dal presidente palestinese Abu Mazen nel corso della sessantaseiesima Assemblea Generale.
Aurora Circià






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