Alessandro Baricco: Buon “Mr. Gwyn”!


Le sue parole hanno trasformato in immagini per il grande schermo storie come quella di Lemon, il pianista mai sceso dal transatlantico (“La leggenda del pianista dell’oceano” di Giuseppe Tornatore) o come quella di Hervé Joncour , il commerciante francese di bachi da seta che ci spinge oltre il Mediterraneo fino in Giappone (“Seta” di Francois Girare). Dietro ogni personaggio si cela un universo che con affabilità e meticolosità nel dettaglio riesce a mostrarci, rendendo ogni figura quasi palpabile, straordinaria nella sua unicità e allo stesso tempo così caratterialmente universale da sembrare realmente esistente. L’autore di Novecento e di Seta non parla di personaggi. Costruisce personaggi. Alessandro Baricco racconta storie. Siamo storie e ci riconosciamo in quelle degli altri, ma la nostra è composta dalle pagine di un libro che non è mai stato scritto. Anche Jasper Gwyn sarà il personaggio e la storia di un altro. “Mr. Gwyn” è una storia.

Il suo ottavo romanzo è stato realizzato , lasciatosi guidare dal puro piacere di scrivere, con grande divertimento ed è nato da un’idea che covava dentro da lungo tempo. L’ispirazione è giunta in un , come è solito chiamarsi, “giorno qualunque” mentre si trovava in un museo. Abbastanza stanco ed annoiato, dopo essersi seduto , ha concentrato il suo sguardo sui quadri e… spesso così nel perdersi tra il torpore della stanchezza vengono le idee migliori.

<<Mi tengo dentro questi piccoli pezzetti di mondo che non so nemmeno bene io perché mi chiamano. Hanno delle scintille rispetto a tutto il resto del mondo che vedo passare per cui li piglio, li metto in testa , me li scrivacchio nei miei taccuini col panico di perderli… E questo qui l’ho tenuto dentro anche con molta gratitudine soprattutto nel periodo in cui ho scritto “Emmaus”, un libro che sta nel mio cuore però difficile ed anche sgradevole da scrivere, era un lavoro che alle volte mi feriva, e mentre scrivevo “Emmaus” sognavo di scrivere Mr. Gywn>> così l’autore, durante le conferenze tenute nelle ultime due settimane nelle Feltrinelli di tutt’Italia , spiega quello che sta alla base del suo ultimo lavoro.

Jasper Gwyn vive a Londra ed è uno scrittore che ad un certo punto della sua vita decide di smettere di fare il suo mestiere. Ama compilare liste e soprattutto ama il suo lavoro al punto tale da voler smettere di farlo per ritrovare il senso puro dello scrivere in se. Il suo itinerario è scandito dall’ultima lista pubblicata: le 52 cose che egli si ripromette di non fare mai più. La cinquantaduesima? Scrivere libri. Un gesto così drastico , apparentemente insensato, che ha del plausibile soltanto nello scopo di cercare nuove vie di scrittura reputando che “quanto faceva ogni giorno per guadagnarsi da vivere non era più adatto a lui”. Baricco lo accompagna in questo originale e travagliato viaggio fittizio di cambiamento. Ma Jasper è scrittore nell’anima e la strada che dovrà percorrere lo porterà alla ricerca non di parole nuove, ma di nuovi modi di osservare il tutto da nuove angolazioni e prospettive. Inizia così sperimentando nuove forme di espressione : il suo tentativo di catturare il segreto delle persone lo porterà a tentare di “scrivere i ritratti”.

Uno degli elementi topici del libro è la luce, che è anche presente fisicamente nell’opera ed ha una sua componente in uno dei personaggi , secondario ma fortemente voluto , un vecchio artigiano , un po’ scontroso, che fa un mestiere piuttosto insolito : costruisce le lampadine a mano, una ad una. Baricco sapeva che sarebbe stato un romanzo “illuminato” in un certo senso e metaforicamente potrebbe essere considerata come una vera e propria dichiarazione di intenti : <<Avevo voglia di luce e spero che sia una cosa che vi regalerà questo libro>>.

“Mr. Gwyn” è un libro sorridente. Jaspar sorride sempre, anche quando è malinconico, ed ha un suo modo di vivere la quotidianità che si riflette nel suo personalissimo “camminare”: ha un passo “suo” che potrebbe essere definito lento ma che non lo è nel significato consueto. E’  come se Jaspar desse ascolto a tutto quello che c’è intorno a lui , cercando di captarlo e di assorbirlo. Il suo “passo” è pieno e per questo è lento. Questa sorta di lentezza si muove quindi nella scrittura e anche nel linguaggio utilizzato. Baricco in questo modo plasma il tempo del lettore, il tempo che avvolge le nostre ore di lettura, quasi come un demiurgo, dilatandolo o restringendolo , per far coincidere i nostri passi con quelli di Gwyn. E’ un libro costruito con quest’idea di mettere un passo dietro l’altro. Ma cosa intende esattamente? Una forma di velocità interiore che ci catapulta alla stessa del protagonista, ed anche una sorta di vendetta contro la vita quotidiana e l’inesorabile scorrere del tempo per stabilire temporalità diverse attraverso le quali “fregare” la vita reale. << Questa è una cosa che amo perché penso che sia una cosa che cerchiamo nei libri in generale cioè che i libri ci diano un modo di stare nel tempo. Loro decidono una velocità. In un libro mediocre la velocità la scegli tu quando leggi, un libro scritto bene…lui decide a che velocità leggi ! >>. L’ultima parte della storia cambia andatura poiché è legata alla presenza di un altro personaggio e quindi ha un altro “passo” della vita. Ecco che l’autore , abile nel mettere in risalto non tanto i sentimenti quanto le sensazioni , inscena un vero e proprio spettacolo di vite che si intrecciano l‘una all’altra fatalmente, il tutto attraverso un ritmo lento e cadenzato che lascia entrare tutto il mondo all’incedere del suo percorso.

Baricco con il suo scavare nella coscienza umana , con il suo ferirla per poi sanarla , non svela altro a proposito di Jasper Gwyn , “ogni storia deve seguire la sua strada e ogni lettore ha il diritto di scoprirla da solo”…come è giusto che sia.

Buon “Mr. Gwyn”!

Eleonora Mirabile

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