Il Guggenheim Museum ospita le opere dell’italiano Maurizio Cattelan


Ma lei non era il ribelle dell’arte? Non le dà fastidio che questa mostra arrivi, come dice lei, certificata? «Non ho mai perseguito polemiche o strategie del ribellismo. Sono felicissimo che il vicario episcopale per la Cultura della diocesi di Milano, interpellato dal Comune per non urtare la Curia, abbia visto quello che in realtà è la statua del Papa: un lavoro spirituale che parla di sofferenza. Il titolo La Nona Ora allude a quella in cui Cristo, sulla croce, chiede al Padre perché l’ha abbandonato, ma il Papa cadente si aggrappa al crocifisso. Certe cose hanno bisogno di tempo per essere digerite. Forse dieci anni non sono ancora abbastanza». Poco più di un anno fà , in un intervista al Corriere della Sera, Maurizio Cattelan parlava delle sue opere in esposizione a Milano, per certi versi sorvegliate . Cattelan definibile l’artista con il dito puntato contro, oggetto e soggetto di sguardi indiscreti dedito “all’arte dell’impiccarsi” epone la sua retrospettiva All presso il Solomon R. Guggenheim Museum , il museo di arte moderna e contemporanea di New York situato nella 5th evenue, la cui sede attuale è un opera di Frank Lloyd Wrigt ( 1949) : l’opera d’arte dentro l’opera d’arte.  All’interno della spirale capovolta , la Taruggiz, galleggiano a meta tra “l’empireo e la volta” le 129 opere dell’artista padovano , dai più definito come la trasposizione del canto del cigno.  La torre di Babele del Guggenheim , la spirale esistenzialista dell’edificio ospita l’italiano , il cui top price segna 3.032.000$ per La nona ora (1999), scultura in poliestere, resina, roccia vulcanica, tappeto, vetro, polvere metallica, aggiudicata da Phillips, de Pury, New York l’11 novembre 2004 al doppio della stima. Secondo di tre esemplari, il primo e più famoso è in lattice, cera, tessuto, con scarpe in cuoio e pastorale in argento e rappresenta Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite; già esposto alla Royal Academy di Londra nella mostra «Apocalypse », fu venduto da Christie’s, New York, il 17 maggio 2001 per 886.000$, pari a due miliardi di vecchie lire.

 Dal 1995 a oggi sono 177 i passaggi in asta, percentuale di venduto 75%. Esordisce con la No Code Gallery di Bologna verso la metà degli anni ’80, poi viene lanciato sulla scena internazionale dal gallerista milanese Massimo De Carlo e da oltre dieci anni vive e lavora a New York. Le sue installazioni sono nelle case dei più importanti collezionisti del mondo, mentre un recente documentario lo vede protagonista della sua morte, con tanto di funerale e annunci dei telegiornali italiani. Stile e titolo del servizio richiamano esplicitamente quello che Massimo Troisi diresse per la Rai (1983). Il mercato di Cattelan ha scambi vivaci, ma dagli esiti discontinui, con escursioni da 500$ a 500.000$. L’installazione Strategie (1990) in 3 esemplari, fatta da 9 parti in alluminio con le copertine di celebri riviste d’arte, cm 74,5 x 79 x 20,5, è stata venduta da Villa Grisebach, Berlino, l’1 dicembre 2007 per 38.080€, un incremento del 23,6% rispetto ai 30.792$ totalizzati il 25 ottobre 2000 da Sotheby’s Londra (la versione alta il doppio viene aggiudicata a circa 80.000$ l’11 novembre 2005 da Phillips, de Pury & Company, New York e il 10 maggio 2005 da Sotheby’s New York). Un oggetto onirico in porcellana, noce, gommapiuma come Good versus evil (2003), cm 30,5 x 55,9 x 55,9, realizzato in 7 esemplari, è stato battuto da Christie’s, Londra, il 14 ottobre 2007 per 538.806$, ma rimangono invendute installazioni di genere più parodistico come Andreas e Mattia (1996) e Lessico Familiare (1989) valutate sui 200.000$ o la versione verde di Senza Titolo – Zorro (1996), acrilico su tela, cm 34,9 x 27,3, con tre tagli alla Lucio Fontana a formare la zeta di Zorro, invenduto per 80.000-120.000$ da Phillips, de Pury & Company, New York, il 16 novembre 2007 (l’analogo del 1998 in colore rosso passò da Christie’s il 26 febbraio 2007 per 144.000$ e quello in colore azzurro del 1996 rimase al palo da Sotheby’s Londra il 21 giugno 2006 per 300.000$). Dopo la fase toro dei primi anni 2000, oggi il trend di Cattelan è stabile con leggere flessioni, ben arginate dai suoi galleristi. ( da il sole 24 ore )

All di Cattelan pende dall’alto e allo spettatore spetta il compito di scalare – o discendere – questo suo mondo creativo fatto di centotrenta opere (la più vecchia è stata realizzata nell’89) che riesce a intrigare e stordire, divertire e inorridire. Con un’inedita installazione, studiata a tavolino dall’artista con la curatrice e vicedirettrice del museo Nancy Spector, Cattelan offre una prospettiva a volo d’uccello di un universo creativo delirante e fantastico, assemblato in un visionario caos. Inquietanti presenze, un monumento-totem sospeso e aereo dove si intrecciano apparentemente senza alcun criterio logico o cronologico le sue opere capitali, che l’hanno reso un talento internazionale, di caustica e prorompente forze iperrealista.

Le opere appese al soffitto sottolineano l’essere beffardo, ironico, geniale della psiche dell’autore. La centralità della loro posizione, sino ad evidenziare il senso di precarietà dell’equilibrio umano e non solo. Il complesso sistema dei cavi è stato provato per ben due anni all’interno di un cantiere navale abbandonato . L’impiccagione della sua arte nella sacra volta di Babele / Guggenheim , crea un effetto di disturbo, di irriverenza che ha fatto sentenziere alla maggior parte dei critici d’arte newyorkesi  che l’artista è forse giunto al momento della carenza delle idee. Ma nonostante questa fase di stasi, la fascinazione per il fallimento potrebbe portare anche alla fertilità del bacino di idee sopite , ma a crederci sono rimasti in pochi.  Scott sulle pagine del New Yorker, ad esempio, lo nomencla come ” un perverso capovolgimento della prima scena del Viale del Tramonto, un ardito matrimonio tra Walt Disney e il cinema noir . ”  Ad ogni capoverso interpretativo si può leggere in tutte le sfumature la parola “scandalo”  ben disegnato in questa macchina scenica . La maggior parte delle opere sono le versioni originali date in prestito da tutto il mondo. Pendono tutti i suoi “classici”, i suoi scherzi d’artista: il cavallo imbalsamato appeso, Hitler in ginocchio, lo scheletro gigante del gatto, papa Giovanni Paolo II caduto, i bambini impiccati, il cane impagliato, il bambolotto con la faccia di Picasso, fino alle sue famigerate autocitazioni con cui gioca da sempre con suo “ego”, tra le maschere, il bambino seduto sulla libreria, l’autoritratto appeso a una stampella, il suo doppio cadavere ad occhi chiusi e aperti. E’ una dimensione epica, senza eguali , un antologia : preludio di una raccolta ( forse ) finale delle sue idee.

Probabilmente la chiave di lettura di questa sua ultima esposizione è il  flash-forward dell’impiccagione di se stesso, dell’arte e della collettività . Continuiamo a leggere l’opera del genio “giocoso e tenebroso” , magari sognando di andare a New York per capire in prima persona cosa si prova davanti all’opera . Interpretare il messaggio. Farlo proprio,  aldilà delle recensioni lette. In fondo c’è tempo sino al 22 gennaio per prenotare il volo , data di chiusura della mostra di Cattelan.

“La retrospettiva è un esercizio all’irriverenza – recita la nota informativa del Guggenheim – l’artista ha appeso la sua arte come il bucato steso ad asciugare”.

Alessia Aleo

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