Artisti Catanesi : colonne portanti dello “Stop allo 048 degli Oggetti ”


E’ rinomato che il suolo catanese sia un focolare di idee, innovazioni  e arte in tutte le sue forme.  Quando queste componenti si incrociano durante il loro percorso evolutivo si tocca la sommità , il culmine, il parossismo dell’intelligentia, della sapienza, della sofia, della cultura.

La mostra di arte contemporanea sul rifiuto e la malattia ” Stop allo 048 degli oggetti” è stato un ottimo proscenio per la sensibilizzazione ambientale ed artistica. Fra i numerosi artisti che hanno esposto le loro opere al padiglione C2 , abbiamo avuto la possibilità di parlare con alcuni di loro, che ci hanno dato la possibilità di comprendere meglio le loro trasposizioni artistiche, il messaggio contenutistico  metaforico e non solo e le tecniche usate per la realizzazione dei loro componimenti, dei loro lavori, delle loro eredità intellettuali e concettuali.

“… Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l’arte…  ( James Joyce ) “

Per ascoltare l’intervista integralmente basta ascoltare “Acicastello Informa : Radio News ” , sabato 19 H.17:30 .

Per chiunque volesse visionare gli spazi on line degli artisti intervenuti durante il programma, per immergersi  in toto nel mondo della creatività  :

Gabriella Scuto : Dalle origini tutte mediterranee, la catanese Gabriella Scuto, classe 1985, è stilista di moda ma anche scenografa e costumista teatrale. Diplomata con titolo triennale di Stilismo e Moda presso l’Accademia Euromediterranea/Moda, Gioiello, Global Design di Catania, diretta dalla stilista Gabriella Ferrera, è inoltre laureata e specializzata presso l’Accademia di Belle Arti con indirizzo “scenografia” , dove si qualifica anche come costumista teatrale. Perfezionista da sempre innamorata del bello, osserva la vita come attraverso un cristallo che le restituisce luce e colori, filtrati e tradotti poi in ricercate creazioni di moda.

Dopo una serie di esperienze come collaboratrice in diversi eventi di moda, nel 2006 è al backstage per la “Kore. Oscar della Moda” a Taormina, in onda in prima serata su Rai1.

Vince il premio come “Migliore illustratore 2005” con il tema “Shoes”- Premio Eleganza. Sfila le sue creazioni in numerose occasioni, come per l’evento “MadeinMedi” settimana del Fashion Mediterraneo, nel 2007. Durante lo stesso anno presenta le sue creazioni all’evento “The look of the year” svoltosi a Capo dei Greci, e nel 2008 all’evento “Dinastie”, dove sfila la sua collezione accanto a designer quali Regina Schrecker ed Addy Van DenKrommenacker. Vince il “Premio per l’Artigianato” del concorso “Moda Movie ‘09” portando sulla passerella calabrese i suoi abiti ispirati alla “femme fatale”.

Alla fine dei suoi studi entra a lavorare per la stilista siciliana Marella Ferrera. Conclusa questa esperienza la stilista crea un suo personale mondo che apre le porte al pubblico, alla donna che si ama e che vive nel sole.

La sua opera è stata realizzata in cotone con l’applicazione di fotografie ritagliate in tessere e poi cucite singolarmente a rivestimento squamato. Si tratta in questo caso di materiale riciclato ovviamente ( s’intende che in atelier vendo abiti con tessuti immacolati, su cui spesso intervengo adoperando materiale vissuto e riciclato).

Ossessionati dalla malattia? Viviamo nell’era dell’eccessivo indivisualismo che ha segnato il passaggio dell’uomo da “animale sociale” ad “animale solitario”. Sarà questo passaggio la causa di una società  malata?

Rincorrere il tempo che scorre, costringendo i nostri ritmi  biologici  a premere sull’accelleratore, ha prodotto una società ipocondriaca, ossessiva convulsiva?

E ancora, perchè oggi ricorriamo ai farmaci per risolvere situazioni ingestibili del nostro quotidiano, piuttosto che vivere la vita, seppur con  i nostri sbagli e paure?

Queste sono alcune delle domande che l’opera “Piramide” pone al fruitore della mostra “Stop allo 048 degli oggetti” .

Un messaggio di provocazione se si pensa che giornalmente vengono stampate più di 3000 ricette al giorno in ogni città italiana; se si pensa che le case farmaceutiche, pur di vendere i loro prodotti, stimolano il bisogno  nell’aquirente, bombardandolo continuamente con messaggi pubblicitari e cercando di rendere il farmaco più “appetitoso”, aggiungendovi coloranti.

“Piramide” è una installazione parallelepipeda  con una superficie specchiante sulla quale sono riposte più di mille pillole scadute, di variegato colore.

L’insieme delle compresse dà vita ad una piramide che simboleggia potenza, forza, perfezione. La stessa perfezione con la quale i media ci propongono i farmaci.

La superficie sulla quale sono riposti i farmaci è riflettente: si invita il visitatore a specchiarsi su una piramide di pillole, come atto di presa di coscienza dell’abuso dei farmaci che caratterizza il nostro tempo.

 Daniela Aquilia

Alessandra Fazio è una giovane artista catanese. Ha concluso il suo percorso di studi in decorazione e in progettazione artistica per l’impresa all’Accademia di Belle Arti della città etnea e ha partecipato l’anno scorso al workshop di Marinella Senatore presentando lavori che s’incentrano sul rapporto con il territorio.

Tentativi” è il risultato della sua ultima serie di assemblage: essi plasmano la materia che si disfa lentamente, come porzioni di spazio che il ritmo vitale del Tempo articola e trasforma.

Il processo di realizzazione dell’opera, importante quanto il prodotto finito, è strettamente legato al modus operandi dell’Action Painting; come i pittori americani, l’artista siciliana applica la materia e i pigmenti organici con le mani aggredendo il supporto di tela o di carta in maniera istintiva.

Le immagini che si generano sono prive di un disegno sottostante ma sono figlie di un progetto mentale e di un incontro con elementi organici. Per realizzare le sue opere la Fazio privilegia materiali caratteristici del suo territorio d’origine: arance marce o terra dell’Etna, materiali di recupero casalingo, ad esempio la posa del caffè, o esotiche spezie dalle tinte calde come il curry e la cannella. La terra lavica è all’origine della ricca produzione agricola della piana di Catania; è humus fecondo per la lussureggiante vegetazione nostrana, che caratterizza l’aspetto paesaggistico e la struttura economica del territorio Etneo. L’uso di tali materiali organici sottintende, prevedendolo come una fase della realizzazione del lavoro, un processo di deperimento dello strato pittorico. L’opera diviene così una vera e propria “natura morta” in cui il concetto di vanitas è introdotto e sviluppato attraverso la tecnica stessa utilizzata dall’artista, il processo di trasformazione della materia organica portato avanti fino alla decomposizione. Il reimpiego, la ri-contestualizzazione, la marcescenza e infine la rinascita sono le dimensioni temporali che determinano l’opera e ne scandiscono i momenti fondamentali.

L’Action Painting urlava “la pittura è vita”; Alessandra Fazio, al contrario, ci dice forse che la pittura è morte? Ad un’osservazione attenta e ravvicinata possiamo notare la prolificazione di batteri e muffe che invadono l’opera e la trasformano in un lavoro infinito, “in progress”. La struttura in continuo divenire, sempre più affollata dai nuovi “inquilini”, è un risultato che rende l’artista una sorta di madre creatrice di nuova vita. Nel quadro si sviluppa un nuovo ecosistema, il luogo dove la Fazio crea un vero e proprio riciclo estetico, anticonsumistico che sfata l’unico tabù del nuovo millennio, quello della morte.

Il senso dai lavori dell’artista sembra distillarsi nella convinzione che la morte non è solo fine ma nuovo inizio: il “Tentativo” di rappresentare la vita per mezzo di materiali apparentemente inerti, finiti o scartati è possibile proprio perchè la morte è considerata uno stadio del ciclo di trasformazione della materia stessa.

Katiuscia Pompili, Roberta Alfieri

Stefania Di Filippo : nella sequenza  fotografica l’Io si confronta con un oggetto di consumo – ormai destinato all’oblio – o meglio con l’anima che lo attraversa: l’energia. Se ne appropria, gli ridà vita e muta la propria essenza al suo contatto. È una duplice osmosi tra immanenza della carne e alterabilità del prodotto tecnologico, culminante con il rifiuto di un modello di consumo che ci costringe ad un rapporto innaturale ed effimero con le cose.

E’ una performance fotografica. In una sequenza di 9 scatti, a formare un quadrato, l’artista in prima persona interpreta quella che considera una delle principali peculiarità del mondo contemporaneo: la nostra cultura non fa altro che fagocitare con una nevrosi che possiamo definire bulimica le materie prime e gli oggetti che produce, per poi espellerli trasformandoli in rifiuti, spesso tossici. In questo processo degenerativo l’uomo è coinvolto in prima persona, infatti subisce una deformazione che lo disgusta quasi fino ad ucciderlo e forse solo in ultima istanza lo rende consapevole. La scelta della lampadina è un chiaro riferimento allo spreco energetico di cui siamo artefici: il titolo è infatti una provocazione.

 

Lux Aeterna (Non Est)

2010

Fotografia

cm 30 x 30

Vlady Art nasce a Catania nel 1974. Ha trascorso tredici dei suoi trentasei anni fuori Catania per studio e per lavoro. Ha vissuto a Milano e Dublino, ed ha ovviamente visitato Londra molte volte!

Vlady Art è un’artista poliedrico, principalmente attivo nella Street Art. Per la natura delle sue opere l’artista sta riscontrando notevole popolarità, specie tra i più giovani. Da poco ha lanciato una sua linea di gadgets artistici, in vendita al momento presso Individual Concept Hair, Via Simeto 18, Catania.celebre

Il poster “Catania Underground”: un’ironica e fantasiosa visione di Vlady Art.

Il primo concept di Catania Underground prende forma ben 13 anni fa, nel 1998, a inchiostro. Il disegno si è arricchito con il tempo e perfezionato solo alcuni anni fa, con la digitalizzazione. A fine 2010 è iniziata la commercializzazione, il progetto grafico registrato.

La cartina è la parodia della celebre mappa della metropolitana di Londra, quella di Harry Beck datata 1931, un vero cult del disegno industriale ispirata ai diagrammi dei microcircuiti.

“Catania Underground” presenta una città in versione anglosassone, grande e avanzata. I vari quartieri sono riconoscibili grazie al gioco di parole Italiano-Inglese; l’ironia gioca su due fattori: il foneticamente simile e la traduzione letterale. Lo humor è a metà strada tra quello Italiano ed Inglese, seppure, solo chi è molto familiare con la città Etnea potrà sinceramente ridere. Nel contempo l’artista vuole anche fare riflettere sul livello del nostro progresso; difatti questa operazione grafica non avrebbe avuto alcun senso in nessuna città in cui la rete dei trasporti pubblici è ben sviluppata.

Curato da Alessia Aleo

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