Quando lo sport si presta ad essere veicolo di promozione sociale.
Intorno ai grandi eventi sportivi, come è noto, girano un mucchio di soldi, provenienti da sponsor, merchandising, biglietti e premi agli atleti. E i denari, si sa, mettono in circolo altri denari. Il giro d’affari è enorme, e coinvolge la manovalanza locale per così dire, quella, cioè, autoctona dei luoghi che ricevono l’onore, e l’onere, di ospitare queste immense riunioni di massa all’insegna della competitività sportiva. Occorre attirare da ogni parte del globo migliaia e migliaia di appassionati, convincerli che, oltre ad assistere ad un irrepetibile spettacolo sportivo, potranno godere delle bellezze paesaggistiche, dell’accoglienza e del benessere che la sede in questione mette a disposizione di quanti vi vorranno accorrere. Si rende, quindi, necessaria una certa “pulizia” della città e del suo buon nome. Ed è proprio quanto sta accadendo in Brasile, a Rio de Janeiro per la precisione. In vista, infatti, dei due massimi eventi sportivi di cui un Paese può essere teatro, vale a dire i Mondiali di calcio del 2014 e i Giochi Olimpici del 2016, le autorità dello Stato di Rio, uno dei più violenti del Brasile, portano avanti, dal 2008, un’operazione di pacificazione delle favelas dominate dal traffico della droga.
Nei giorni scorsi la polizia e l’esercito brasiliani hanno inferto un duro colpo ai narcotrafficanti di Rio. Il 13 Novembre, infatti, con un blitz iniziato all’alba e durato 3 ore, il “Bope” (il battaglione per le operazioni speciali) ha riportato sotto il controllo del potere pubblico la favela “Rocinha”, storica roccaforte narcos, nonché la bidonville più grande dell’America Latina, che ad oggi ospita circa 120mila abitanti ed è situata nel cuore del quartiere ricco della città. Il capo di stato maggiore della polizia militare di Rio de Janeiro, Alberto Pinheiro Neto, ha reso noti i dettagli dell’operazione, denominata “choc di pace”, per la quale sono stati impiegati 200 commandi della marina, due elicotteri e centinaia di agenti d’elite e militari. Nonostante l’ingente impiego di forze armate, non un colpo è stato sparato. Tre veicoli hanno bloccato uno dei viali della parte alta della “Rocinha”, permettendo a decine di poliziotti di farsi strada, muovendosi a ventaglio, nei vicoli della baraccopoli. Le strade deserte hanno facilitato il compito degli agenti; solo pochi residenti si sono affacciati dalle finestre quando le truppe hanno dato inizio all’avanzata. Man mano, però, che i militari penetravano nelle strette strade della favela, e con essi la notizia della liberazione del quartiere dall’azione dei criminali, alcune donne piangevano e alcuni abitanti appendevano lenzuola bianche alle finestre in segno di pace. Nel corso della stessa operazione anche la favela di Vidigal è stata presa sotto controllo.
Un’importante vittoria militare quella riportata dalle forze armate brasiliane, che, si augura Raimundo Benicio de Souda, il 56enne leader della comunità, meglio conosciuto come “Lima”, “serva non solo a espellere i trafficanti di droga, ma anche a portare nella bidonville servizi igienico-sanitari, istruzione e salute”, aggiungendo che “qui ci sono persone che vivono tra gli scarafaggi e fanno i loro bisogni in un barattolo. Queste persone devono essere una priorità”.
Resta, quindi, un’importante occasione di rivalsa sociale per la popolazione brasiliana il dover accogliere, in successione ravvicinata, i Mondiali di calcio e i Giochi Olimpici. Saranno manifestazioni che porteranno certo un gran numero di turisti e di soldi in Brasile, ma daranno anche la possibilità, si spera, di un radicale mutamento dell’assetto urbano e delle condizioni di vita di quelle fasce di popolazione che versano in situazioni disagevoli.
Aurora Circià







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