In un mondo in preda al delirio di onnipotenza tecnologico, ricordare quanto fondamentale e necessario sia il fattore umano è un atto dovuto e imprescindibile.
Deve essere stato, più o meno, questo il pensiero che ha spinto il ministro degli Esteri inglese William Hague a fare per la prima volta luce sulle operazioni messe a segno dagli agenti dell’intelligence britannica. Nel discorso pronunciato nella sede del Foreign Office, il capo della diplomazia britannica ha rotto con la tradizione e ha fatto alcune rivelazioni sulle attività dei servizi segreti. Le più importanti hanno riguardato un complotto sventato per assassinare i rappresentanti di alcuni Paesi occidentali in Libia e un altro scongiurato ai danni dei nuovi leader del governo ad interim libico che combatteva contro Gheddafi. Stando alle parole del ministro, i servizi segreti britannici avrebbero anche sventato un’operazione di militanti estremisti recatisi in un non meglio precisato Paese estero per prendere parte a un addestramento terrorista.
Accanto ai successi, però, il capo del Foreign Office, alza il velo anche su quelli che sono gli insuccessi dell’agenzia di spionaggio inglese. Insuccessi che si configurano in perdite di vite umane. Hauge rende noto che un certo numero di spie e informatori al servizio di Sua Maestà hanno perso la vita nel corso dell’ultimo decennio lottando contro Al Qaeda e contro il terrorismo internazionale in generale. “Molti agenti e molti informatori rischiano le loro vite, alcuni di loro perdendole, per darci informazioni indispensabili alla nostra sicurezza”, queste le parole del ministro, tese a ricordare l’importanza che ricoprono i servizi segreti e , più nello specifico, la cosiddetta “humint” (human intelligence), lo spionaggio umano, il lavoro duro, sporco e pericoloso compiuto sul campo da agenti infiltrati clandestinamente.
Un’immagine a tratti un po’ romantica quella delineata dal ministro che negli ultimi tempi è stata, però, macchiata dalle accuse di complicità nelle torture di sospetti terroristi. Proprio a tal proposito, Hauge ha voluto ribadire che tutte le attività svolte dallo spionaggio britannico si svolgono sotto la sua diretta responsabilità e assicurare che, in replica alle suddette accuse, sono state varate riforme atte a scongiurare il ripetersi di eccessi e atti illeciti. Senza dubbio il mondo dell’intelligence presenta difficili interrogativi di carattere etico e legale, ma, assicura il ministro, dopo averle conosciute da vicino nell’anno e mezzo da cui è ministro degli Esteri, “le nostre spie rappresentano i migliori valori del Regno Unito”.
Anche se lo spionaggio elettronico è ormai padrone dello scenario internazionale, e rappresenta il ramo dell’intelligence prediletto dalle potenze mondiali che investono sempre di più su questo fronte, quello che, a ragione, può ben essere considerato il secondo mestiere più antico del mondo, non perdere il suo fascino, e James Bond resta un classico che non passa mai di moda. Come a voler ribadire che la classe non è acqua.
Aurora Circià







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