Occupy Wall Street: Saviano parla agli indignati di Zuccotti Park


In un mondo unito contro la crisi, essere indignati è una condizione che accomuna un po’ tutti i giovani sparsi nel mondo. Dopo essere balzati agli onori delle cronache quelli spagnoli, sono ora di scena i più internazionali indignati statunitensi.

Nato per denunciare gli abusi del capitalismo finanziario, colpevole di avere causato l’iniquità economica e sociale accresciutasi in seguito alla crisi economica mondiale, il movimento di contestazione pacifica “Occupy Wall Street” ha potuto contare sul sostegno del giornalista e scrittore Roberto Saviano che si è recato a Zuccotti Park, in risposta all’invito rivoltogli  dagli stessi manifestanti.

Presentatosi all’appuntamento con la barba incolta d’ordinanza, l’autore di “Gomorra” è stato accolto come un eroe dagli occupanti newyorchesi accorsi a sentire il suo intervento, e da un ingente numero di giornalisti, in gran parte italiani, che hanno colto l’occasione per rivolgergli qualche domanda circa le sue considerazioni sul nuovo governo tecnico. Pur riservandosi di esprimere un’opinione definitiva sul nuovo esecutivo, Saviano si augura che la mafia sia una delle priorità del nuovo governo italiano al quale, ha aggiunto, occorre dare del tempo, “non troppo però”.

Lo scrittore casertano ha parlato per poco più di 20 minuti, leggendo il suo discorso in inglese. E ha potuto usufruire del cosiddetto “megafono umano”: non potendo adoperare quelli veri, perché vietati dalla polizia per motivi di sicurezza, le parole di Saviano sono state ripetute di bocca in bocca dagli indignati presenti. Una lezione, la sua, all’insegna dei temi caldi della mafia economica, che analizza la crisi, i collegamenti tra banche e criminalità organizzata, e tra la situazione italiana e quella statunitense.

Questo il discorso che Roberto Saviano ha rivolto agli occupanti di Zuccotti Park:

«Gra­zie per l’invito, per me è un onore essere parte di questa protesta. Sono venuto qui volen­tieri per sen­tirmi meno solo. E per ricor­darvi che la vos­tra protesta non è con­tro la legge ma è per difend­ere la legge, non è con­tro l’economia ma per difend­ere l’economia. Vi siete mai chi­esti qual è l’economia che non conosce crisi? Quella crim­i­nale. Il Pil della criminalità orga­niz­zata glob­ale ha toc­cato negli ultimi anni i 1.000 mil­iardi di dol­lari, cifra supe­ri­ore ai bilanci di 150 paesi mem­bri dell’Onu. Il 10% del Pil mon­di­ale va in tasca alle mafie che guadag­nano dalla crisi per­ché hanno a dis­po­sizione ingenti cap­i­tali da inve­stire e rici­clare in un momento in cui nes­suno ne ha, sbaragliando così la con­cor­renza legale. Qui a Zuc­cotti Park voi state chiedendo nuove regole e quindi state agendo per arginare il potere delle mafie sull’economia legale e soprat­tutto per­ché non impongano i loro cod­ici di comportamento. Nelle mafie esiste una mer­i­tocrazia al con­trario: lo spi­etato vince sul cor­retto, il furbo sull’intelligente, il pro­tetto sul talentuoso, l’apparente sul con­creto, l’omertà sulla voce. E si giustificano dicendo che non sono dis­on­esti loro, ma dis­on­esto è il mondo. Chi non segue questa prassi è des­ti­nato a soc­combere. Qui voi state dicendo: non è così, cari sig­nori. Voi state ponendo le basi per un nuovo uman­ismo. In queste ore non si fa altro che par­lare di crisi eco­nom­ica. Ma questa crisi non è un ter­re­moto, non è un uragano, non è una calamità nat­u­rale impre­vista e impreved­i­bile. Questa crisi è stata gen­er­ata da decenni di ges­tione sceller­ata, dal non aver cre­duto nello sviluppo ma solo nella possibilità di arric­chirsi, dall’aver con­sid­er­ato ogni regola una zavorra per la crescita e ogni redis­tribuzione di ric­chezza una dis­per­sione di risorse. Così facendo hanno cre­ato sem­pre più pre­ca­ri­età e su questa precarietà è cresci­uta la paura di perdere il lavoro, la paura di real­iz­zare prog­etti, di non vedere un futuro. Quando accadrà che i cit­ta­dini che non sono qui con voi capi­ranno che tutto questo riguarda anche la loro vita, la loro pen­sione, la loro assis­tenza, la scuola dei loro figli? Se ne accorg­er­anno quando i cartelli russi, tramite soci­età amer­i­cane, com­pre­ranno mezza Man­hat­tan? Le mafie non sono solo gang­ster e killer. Le mafie attra­verso il narcotraffico, il racket, l’usura e la con­traf­fazione pro­ducono un flusso di denaro che viene rein­vestito nell’economia legale. Se il narcotraffico venisse debel­lato, l’economia degli Stati Uniti subirebbe perdite com­p­rese tra il 19 e il 22 per cento, men­tre quella mes­si­cana vedrebbe un crollo del 63 per cento. Non dimen­ti­cate mai di guardare oltre la ragione sociale delle imp­rese, di capire chi deter­mina davvero le loro scelte. Le orga­niz­zazioni crim­i­nali hanno liq­uid­ità, che è ciò che oggi manca alle aziende. Le orga­niz­zazioni crim­i­nali oggi entrano nelle banche con più facil­ità per­ché le banche stanno abbas­sando le difese. Nel mio Paese quando ero pic­colo e si parlava di “sogno amer­i­cano”, si faceva rifer­i­mento a una con­dizione in cui il tal­ento e l’impegno erano req­ui­siti nec­es­sari per trovare il pro­prio posto nel mondo, senza l’aiuto della polit­ica e senza pro­tezioni. Ma negli ultimi anni molto è cam­bi­ato. Nella vos­tra protesta guar­date all’Italia, per­ché l’Italia vi riguarda. Se crolla l’Italia crolla l’Europa, se crolla l’Europa gli USA non sono più sicuri. Il gov­erno Berlus­coni ha men­tito per molto tempo alle isti­tuzioni europee e ai suoi elet­tori. E ora il Paese è in una con­dizione di immo­bil­ità senza prece­denti, in una crisi che sem­bra irri­solvi­bile. È un Paese in cui a forza di non pre­mi­are il mer­ito, di non inve­stire sul tal­ento, sem­bra impos­si­bile pen­sare di real­iz­zarsi se non emi­grando. A guardare l’Italia, ora, c’è il ris­chio di ved­ervi rif­lesso il vostro futuro. Ma chi in Italia resiste vi sta guardando e spero sap­pia scegliere come state facendo voi. Se potessi dire qual­cosa al Gov­erno amer­i­cano, direi che non sta facendo abbas­tanza per difend­ere i suoi cit­ta­dini, direi ai Repub­bli­cani e al Tea Party che stanno spin­gendo l’economia amer­i­cana al dis­as­tro soste­nendo che la scom­parsa delle regole sia la soluzione. La crisi però ha una bellezza inaspet­tata. In pas­sato la paura di sbagliare strada ci por­tava a fare scelte pru­denti: stu­di­are per diventare avvo­cato era più sicuro che stu­di­are per suonare la tromba jazz. Ora che non esistono più strade più sicure, è tempo di scegliere quello che si sente di voler fare davvero, dando il mas­simo di sé, con­qui­s­tan­dosi i diritti prima ancora di pre­tenderli. Non esiste un mondo migliore, ma esiste la possibilità di miglio­rare questo mondo. A una con­dizione: che lo si voglia veramente».

 

 

 

Aurora Circià

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