“Exigimos democracia real ya. No somos mercancía en manos de políticos y banqueros”


Exigimos democracia real ya. No somos mercancía en manos de políticos y banqueros“. Vogliamo una democrazia reale ora. Non siamo mercanzia nelle mani di politici e banchieri: ecco come si è presentato il neonato movimento che ha scosso la società spagnola, e tutto il mondo, dallo scorso 15 maggio 2011, ovvero da quando migliaia di persone, soprattutto giovani, si sono stabilite nella piazza principale di Madrid, Plaza del Sol.

“Los indignatos”, gli indignati, il “Movimento 15-M”, chiamato così proprio per il giorno in cui è nata la protesta.

Facile dire chi sono: giovani senza  futuro, senza prospettive, sopraffatti dalle leggi, leggi che continuano, senza soluzioni di continuità, a spostare denaro nelle tasche degli affaristi e dei politici e a toglierlo  a chi spesso sta letteralmente lottando per sopravvivere.

Dietro gli Indignatos c’è una contestazione generale del sistema con le sue ingiuste quote di distribuzione della ricchezza e di gestione del lavoro.

L’economia gestionale che distrugge inesorabilmente le piccole aziende, data la loro incapacità a tenere il passo e a sostenere il rispetto delle norme sia finanziarie che contributive, sia di mercato che di innovazione tecnologica. E poi abbiamo la ricca borghesia, che si riproduce pacificamente, distaccata dai problemi reali, al di sopra degli umani vincoli della morale, della decenza, del rispetto minimo della condizione degli indifesi.

Consideriamo poi la sproporzione delle risorse tra le diverse zone e le diverse economie del mondo: ecco qui gli ingredienti base del  malessere che ci circonda, che riporta alla luce il solito atavico problema della “lotta di classe”, che con gli Indignatos si è questa volta allargato ai settori della piccola e media borghesia che non hanno nemmeno la garanzia e la possibilità di rimanere nella propria classe di appartenenza.

Gli Indignatos lottano contro le banche,e contro lo Stato, anzi contro gli Stati che le finanziano.  L’indignato diventa una minaccia per la società, un nemico, uno che minaccia di ribaltare il sistema.

La realtà degli Indignatos sta emergendo anche in Italia. I casini successi a Roma, il 15 ottobre 2011, per opera  dei “black bloc”, noti sin dai tempi di Genova 2001, sono serviti, quantomeno, a porre anche all’attenzione dell’Italia l’esistenza di questo movimento.

Il movimento sembra nascere dalla voglia di giustizia, di partecipazione e volontà della gente di prendere in mano il proprio futuro senza delegarlo a rappresentanti politici o sindacali.

Nella controversia accesasi intorno alle posizioni degli Indignatos, arrivano anche le dichiarazioni di coloro che hanno assunto il ruolo di ispiratori, se non delle ideologie, quanto meno della iconografia che ispira questo movimento: Alan Moore e David Lloyd. Entrambi gli autori, infatti, sono stati intervistati sul valore simbolico assunto dalla maschera di Guy Fawkes indossata da molti membri del movimento degli Indignati.

Sulle pagine di “The Guardian” Alan Moore ha dichiarato: “Al momento, mi sembra che i dimostranti siano chiaramente animati da sani principi morali, protestando contro lo stato ridicolo al quale le banche e i nostri politici ci hanno ridotto”. Moore, però, non è del tutto certo che coloro che indossano la maschera di V siano però dei fans del suo lavoro: “La maschera ha un aspetto  cool. Non voglio appropriarmi delle scelte compiute dai manifestanti. Credo che mentre scrivevo  V for Vendetta nel mio subconscio coltivavo una pensiero impronunciabile: non sarebbe stato grande se le mie idee avessero prodotto un impatto sulla società? Così quando inizi a vedere una fantasia sopita che inizia a diffondersi nel mondo reale. E’ come se un personaggio da creato trenta anni fa fosse scappato dal mondo della finzione per infiltrarsi in quello reale.”

David Lloyd, creatore grafico della maschera, ha invece rilasciato una intervista alla BBC nel corso della quale ha dichiarato: “La maschera di Guy Fawkes è diventata ormai un marchio comune e una conveniente effige da mostrare nelle proteste contro la tirannia – sono felice che la gente la stia utilizzando, mi sembra un fatto di eccezionale unicità, una icona della cultura popolare utilizzata in questa maniera”.

La presenza degli “indignatos”, non ha lasciato indifferente nemmeno la Chiesa. Secondo Papa Benedetto XVI affrontare seriamente il problema degli “indignatos” significa operare con pazienza per ricostituire i legami sociali e personali spezzati da una lunga Rivoluzione. Per gli uomini e le donne di buona volontà – lo ha detto il Papa al Parlamento Federale tedesco – questo si chiama ritorno al diritto naturale, all’idea che esistono doveri e non solo diritti, a una
chiara nozione del bene e del male. Per i cattolici, si chiama nuova evangelizzazione.

Ma Forse quello di cui abbiamo davvero è una rivoluzione che riporti equità e giustizia.

Angela Scalisi

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