Dal 2 dicembre entra nelle sale la magia di una fiaba senza tempo, frutto del lavoro di Andrei Konchalovsky. Ci sono voluti 20 anni , dichiara il regista russo , ma alla fine il piccolo giocattolo di legno è pronto per ballare sui nostri schermi nel film “Lo Schiaccianoci 3D”.
“Ero sposato con una ballerina, seguivo tutti i suoi spettacoli, avrò visto Lo schiaccianoci almeno 50 volte prima del divorzio” , questo probabilmente il merito della scelta per questa storia messa in musica per il balletto da Tchaikovsky a cui tutt’oggi seguirono innumerevoli variazioni per il teatro.
Konchalovsky , assuefatto dal potere morale delle favole di insegnare ai bambini come affrontare la paura e il pericolo, porta in auge una delle più classiche storie della tradizione traendo la sua ispirazione dall’originale versione dell’autore romantico tedesco Ernst T.A. Hoffmann “Lo schiaccianoci e il re dei topi” scritta nel 1816. Probabilmente la fantasia di Hoffmann fu nutrita dagli schiaccianoci di legno decorato che abbellivano i mercatini di Natale nella Germania Ottocentesca, il quale diventò un oggetto alla moda sull’onda delle prime grandi produzioni in serie di giocattoli per bambini.
Nella Vienna degli anni ’20 la sera della Vigilia di Natale, Clara e Franz , durante il ricevimento in casa loro , vengono incuriositi dal signor Drosselmeier , fabbricante di orologi e giocattoli, il quale porta pupazzi, fantocci colorati e soldatini, il quale li carica con una chiave per farli danzare. Ma per Clara è in serbo una sorpresa speciale. Uno Schiaccianoci buffo e brutto con dei grossi denti ed un cappello da Napoleone. La bambina innamorandosene non volle più lasciarlo. Tuttavia durante la notte non trovandolo più, scese a cercarlo nella sala dove si era tenuto il ricevimento e quando aprì la porta, una folata di vento fece aprire la finestra e la corrente d’aria riaccese il fuoco del camino. Improvvisamente la stanza si ingigantì e si riempì di ombre paurose : l’albero di Natale sembrava una foresta invasa da tantissimi topi appesi ad esso che mordicchiavano gli omini di marzapane. All’improvviso dalle scatole uscirono i soldatini di piombo capitanati proprio dal suo Schiaccianoci diretti contro il Re dei topi e Clara salvandolo era riuscita a rompere l’incantesimo malefico, così il giocattolo si trasformò in un bellissimo principe. Non riuscendo più a capire se si trattasse di un sogno o della realtà , il desiderio di Clara si avverò ed i due giunsero nel Regno del principe nella terra dei Dolci. Ma tutto volgeva al termine e la bambina si svegliò tornata alla realtà nel suo letto con il pupazzo accanto, quando improvvisamente entrò Drosselmeier accompagnato dal nipote…il suo amato Schiaccianoci.
Il racconto di Hoffmann si inscrive nella tradizione del genere fantastico , questo non va confuso con le storie d’invenzione convenzionali sul tipo delle narrazioni mitologiche o dei racconti delle fate che implicano un trasferimento della nostra mente in un altro mondo, anzi al contrario è caratterizzato da un’ “intrusione” repentina del mistero nel quadro della vita reale. Freud chiama “perturbante” quell’esperienza in cui una presenza inquietante si insinua nella quotidianità. La potenza di Hoffmann sta proprio nel saper penetrare il reale trascinandoci in un modo assolutamente naturale in un’altra dimensione surreale, un omaggio al mondo dell’inconscio e a quello onirico che spesso sfocia nell’incubo. I suoi toni cupi provocano un senso di disorientamento e angoscia, riuscendo ad insinuare dubbio circa l’effettiva animazione di un oggetto apparentemente privo di vita.
Poiché la storia originale appariva troppo tetra e cruenta, Alexandre Dumas trasformò l’originale narrazione, rielaborandolo con l’eliminazione di tutti gli aspetti più inquietanti e sottilmente psicanalitici, aprendosi invece su un universo incantato che esalta divertimento e fantasia. Inoltre questa versione grazie all’utilizzo della tecnica metanarrativa del “racconto nel racconto” (“Per farli stare buoni, racconta loro una storia, quella dello Schiaccianoci”) prende le distanze dal modello Hoffmanniano ; circoscrive con fermezza il mondo della fiaba e del sogno, così che al lettore non resta che ascoltare, insieme al pubblico bambino, una bella fiaba e non si prova quel sentimento di inquietudine tanto caro all’autore tedesco: con questo aspetto decisamente più rassicurante, la realtà resta ben salda al suo posto.
Questo avveniva nel 1800. Oggi Andrei Konchalovsky attinge ad entrambe i testi e le volontà espressive di Hoffmann e Dumas, permettendo attraverso il 3D di far fuoriuscire dallo schermo il loro magico mondo. Il periodo e l’ambientazione rimangono le stesse , è la notte di Natale e Mary riceve in dono dall’adorato zio Albert uno schiaccianoci di legno: la figura del Nutcracker è una via di mezzo fra Pinocchio e Napoleone che dovrà imbattersi in una battaglia contro i topi ,capeggiati da re Torturro , assumendo la simbologia dei nazisti che bruciano giocattoli nei forni metafora della “rattizzazione” del mondo che potrebbe sempre avvenire sotto spoglie imprevedibili. In una Vienna degli anni ’20 , in cui aleggiano le massime e passeggiano i grandi ,da Einstein a Freud , la critica che è stata mossa è quella del non riuscire a comprendere il target di riferimento: troppo infantile per qualcuno che possa apprezzarne i riferimenti stilistici dell’opera classica, ma troppo articolato per essere un prodotto prescolare.
Resta comunque un classico sempreverde , e non esiste storia più candida e natalizia di questa.
Eleonora Mirabile
Acicastelloonline _ ReteRadioNetwork , la radio della riviera dei Ciclopi : http://www.acicastelloonline.it/ – tel . 345 1584744







Lascia un commento