Oscar Wilde: un amore-odio che va avanti da oltre un secolo


Gli innamorati, si sa, sono sempre pronti a dimostrare il proprio amore con atti eclatanti e memorabili. Sarà per questo motivo che, da oltre vent’anni, la tomba dello scrittore, poeta e drammaturgo irlandese Oscar Wilde viene ricoperta di scritte appassionate e di roventi baci stampati sulla lapide con rossetti dai rossi più intensi.

Un amore, quello tra Wilde e il grande pubblico, scoppiato certo troppo tardi: quando era in vita, infatti, accanto ai plausi, molte furono le denigrazioni e le accuse che gli furono mosse dalla società perbenista inglese dell’epoca vittoriana. Vittima della sua stessa fama di esteta e provocatore, Wilde fu molte volte costretto a difendersi in tribunale per la sua condotta non in linea con i canoni dell’opinione pubblica dei benpensanti.  Ritenuto colpevole, venne condannato a due anni di dura prigionia: lavorava 6 ore al giorno a un mulino a ruota, dormiva senza materasso e conobbe fame insonnia e malattia. Gli ultimi difficili anni della sua vita l’autore de “Il ritratto di Dorian Gray” li trascorse in povertà a Parigi : la morte lo colse, all’età di soli 46 anni, il 30 Novembre1900, in una camera d’albergo in Rue des Beaux-Arts13, a causa di una meningite.

Dapprima sepolte nel cimitero di Bagneaux, le spoglie dello scrittore irlandese vennero trasferite a Parigi, quando il suo compagno ed erede, Robert Ross, riuscì ad acquistare una concessione nel cimitero monumentale di Père-Lachaise grazie agli introiti dei diritti d’autore. Un successivo dono di 2.000 sterline ha poi permesso di ornare la tomba con una stauta dello scultore Jacob Epstein raffigurante una sfinge nuda mentre spicca il volo, simbolo della poesia (dal 1997 la scultura è entrata a far parte del registro dei monumenti storici). Oggetto di scandalo, prima ancora di essere vittima dell’ardore degli ammiratori, la statua aveva sollevato numeroso polemiche perché lo scultore si era rifiutato di coprire i genitali con una foglia di fico. Le Belle Arti di Parigi furono costretta ad intervenire coprendo le parti intime della sfinge. Una contromisura che non fu sufficiente dal momento che, negli anni ’60, qualcuno castrò la statua. Un mausoleo che, come il poeta che vi riposa, suscita amore e odio. E se l’odio si manifesta in atti distruttivi, allo stesso modo, ma non altrettanto consapevolmente, fa l’amore degli estimatori, o sarebbe meglio dire, delle estimatrici di Oscar Wilde. Le impronte dei baci lasciati sulla sua lapide, infatti, a furia di essere puliti, hanno danneggiato il marmo della tomba, rischiando di comprometterne il valore artistico. L’allarme, lanciato dal pronipote dello scrittore, Merlin Holland, (si ricorda che la moglie di Wilde, Constance, si vide costretta a cambiare il nome di famiglia dopo che il marito era finito in carcere per omosessualità), è stato accolto dalle autorità del ministero irlandese della Cultura e dal Comune della capitale francese che si sono fatti carico delle spese per il restauro del mausoleo. In occasione del centoundicesimo anniversario della morte, la tomba di Wilde, è stata circondata da una barriera di vetro che possa impedire alle ammiratrici di deturpare la lapide con indelebili baci rosso fuoco.

Chissà se gli stessi provvedimenti verranno presi anche per arginare il fenomeno delle scritte e dei baci sulle lapidi di altre illustri sepolture presenti al Père-Lachaise, come quelle, solo per citarne alcuni esempi, di Maria Callas, e Jim Morrison, anch’esse mete di numerosi pellegrinaggi.

Difficile credere, però, che questi fan dai gusti leggermente macabri smetteranno di poggiare le labbra sulle lapidi dei loro idoli. In fondo, quando entrano in gioco le tradizioni e le scaramanzie amorose non ci sono barriere o ragioni che tengano. Ne sa qualcosa Virgilio, il poeta latino che ogni notte sulla sua tomba di Napoli deve sorbirsi gli amplessi amorosi di giovani coppie che lì si incontrano perché, stando a un’usanza un po’ discutibile, “porta bene”. Che esista anche per lui un rimedio per proteggerlo dai fan esibizionisti?

Aurora Circià

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