“Bisogna prendere decisioni razionali, non nostalgiche” ha dichiarato il responsabile della sicurezza stradale di Sua Maestà Britannica, annunciando che il paese che inventò le strisce pedonali esattamente sessant’anni fa ha appena deciso di lasciarle morire.
Negli ultimi cinque anni oltre mille zebra crossing sono già svanite o sostituite da semafori, dossi, lampeggianti e avvisi sonori e “nel giro di pochi anni saranno estinte quasi ovunque”.
Questo semplicemente perché uno strumento a difesa dell’utente debole della strada s’è trasformato in realtà in una trappola letale.
Già qualche anno fa, una ricerca del governo neozelandese dimostrò che un passaggio pedonale aumenta il rischio di investimento del 28 % rispetto all’attraversamento selvaggio, proprio perché illude il pedone di essere protetto.
Eppure questa non è una verità recente, dato che già sir Isaac Leslie Hore-Belisha, ministro dei Trasporti britannico negli anni Trenta, pensò di segnalare gli attraversamenti con qualcosa di più visibile: lampeggianti luminosi arancioni montati su pali a strisce. Furono i commercianti bigotti a protestare perchè quel bagliore disturbava le loro vetrine, e qualcuno sostenne anche che i Belisha signs interferissero con le onde radio. Così, negli anni successivi, si passò a misure più soft.
Il primo attraversamento a strisce autorizzato dal codice fu inaugurato il 31 ottobre del 1951 a Slough, nel Berkshire. Costava poco e sembrò funzionare benissimo: gli incidenti diminuirono.
Così, come succede sempre, inebriati dall’euforismo dei primi successi, le nuove “zebre” furono esportate e divennero un’icona familiare del paesaggio urbano in mezzo pianeta.
Erano ancora una novità quando, nel 1969, i Beatles si fecero fotografare in fila indiana mentre le calpestavano attraversando Abbey Road, per la copertina del disco omonimo. Proprio queste strisce, amate dai turisti, saranno le uniche al mondo a sopravvivere: il British Heritage le ha vincolate come monumento nazionale di classe II.
Per tutte le altre non c’è scampo. Non solo non funzionano più, ma sono anche letali.
Una recente ricerca di Eurotest ci classificava come il secondo paese “ammazza-pedoni-sulle-strisce”, secondo solo alla Norvegia e quasi sei volte più dell’Olanda.
In Italia, dove muoiono quasi due pedoni al giorno, il differenziale di rischio tra strisce e fuori è di appena uno a tre, e i fatti di cronaca degli ultimi giorni lo dimostrano.
Per questo l’Inghilterra le condanna a morte, tornando ai panda crossing (segnalati da lampeggianti e dossi), ai pelican crossing (semafori pedonali a richiesta), e ai puffin crossing (semafori automatizzati e “intelligenti”).
Dall’altra parte della Manica si è tentata, invece, una strada diversa (Woonerf): via tutto, strisce, cartelli, semafori, cordoli, rialzi. In seimila città e paesini dell’Olanda tutta la strada è un marciapiede, i pedoni hanno la precedenza ovunque, sono le auto a dover chiedere permesso. E gli incidenti crollano.
Non ci rimane, quindi, che salutare le nostre care amiche della strada. Anche loro hanno diritto di andare in pensione, sperando di trovare una soluzione più efficiente che ci aiuti a sopravvivere in quella giungla che è la strada.
Angela Scalisi
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