Sono passati 10 anni dalla scomparsa del “quiet one” dei Beatles ma la sua chitarra resta immortale. Dieci lunghi anni da quel 29 Novembre del 2001 quando la vita di George Harrison veniva stroncata , a Beverly Hills, a causa di un tumore al cervello. Una perdita a livello mondiale del “terzo” dei Beatles , il gruppo che ha segnato un’epoca nella musica, nel costume, nella moda e nella pop art , che tuttavia non sarà mai spenta fino a quando ci saranno le sue canzoni ,qui a ricordarlo.
Per il decimo anniversario della sua morte Martin Scorsese ci racconta Gorge Harrison in un documentario-film intitolato “Living in the Material World” ,tratto dal titolo del suo terzo album da solista , rivoluzionario non tanto nella forma, quanto nella capacità di restituire l’unicità di questo personaggio poco noto, eppure fondamentale per la storia dei Fab Four. Il regista si eclissa per far emergere la storia di un chitarrista “innovativo” (come lo definisce l’amico Eric Clapton) e per far comporre il ritratto ,oltre che del musicista , dell’uomo che è stato. Gli aneddoti di vita privata e di carriera (come ad esempio il leggendario concerto per il Bangladesh ,in seguito alla sua conversione all’induismo) , insieme ad immagini video inedite , scorrono in un flusso ininterrotto ripercorrendo tutta l’esistenza di Gorge dagli inizi a Liverpool fino alla passione per il film-making nell’ultima parte della sua vita. Il lavoro di Scorsese vive delle essenziali testimonianze delle persone più care tra cui la moglie Olivia, Tom Petty, Bob Dylan, Roy Orbison, Eric Clapton , Yoko Ono e gli immancabili Paul McCartney e Ringo Starr .
La figura del più bello , giovane e timido dei quattro “scarafaggi” rivelò una personalità eclettica e di fondamentale importanza per la band: musicista e cantautore scrisse 22 brani di strepitoso successo per il gruppo (come “Something” ,”Taxman” , “Here come the sun” , “While my guitar gently weeps”) e diede rilievo al ruolo della chitarra solista in ogni pezzo. Certamente per la “terza forza” di quell’esplosivo calderone di creatività non doveva essere facile emergere accanto a quei due “giganti” di Lennon e McCartney.
<<Per tutti quegli anni c’è stato fra noi un legame molto stretto. I Beatles non potranno mai dividersi davvero perché, come abbiamo detto al momento della separazione, non c’è davvero nessuna differenza. La musica c’è, i film sono ancora lì. Qualsiasi cosa che abbiamo fatto c’è ancora e ci sarà per sempre. Quel che c’è, c’è, non era poi così importante. E un po’ come Enrico VIII, o Hitler, o uno di quei personaggi storici sui quali si fanno sempre vedere dei documentari: il loro nome resterà scritto per sempre e senza dubbio lo sarà anche quello dei Beatles. Ma la mia vita non è cominciata con i Beatles e non è finita con loro>>. E così vale anche per lui stesso, tutto quello che ha creato, composto o scritto c’è ed esiste. A dieci anni dalla sua morte, George Harrison rivive nel “material world” (di Scorsese) e la sua chitarra ancora “gently weeps”.
Eleonora Mirabile
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