Esistono indubbiamente svariati motivi per i quali il 2011 verrà ricordato. Numerose le parole chiave che potrebbero incorniciare questi 365 giorni, prima fra tutte ovviamente la crisi. Ma ce ne sono parecchie altre che, magari prese singolarmente dicono ben poco o qualcosa di diverso, ma se sommate insieme rievocano uno degli avvenimenti più importanti dell’anno che si appresta a concludersi: Facebook, Twitter, Tunisia, Egitto, Libia, Diritti Umani. Se ne potrebbero aggiungere anche altre, ma è chiaro che l’evento che indicano è quello ormai noto a tutti con il nome di “Primavera Araba”. Un grido di protesta ha scosso, e continua tutt’ora ad echeggiare, nei paesi arabi che si sono resi teatro di contestazioni contro i sanguinosi e repressivi governi autoritari che controllavano le sorti degli stati del Nord Africa e del Vicino Oriente.
Comune denominatore delle contestazioni arabe è stato l’uso dei social network quali mezzi di contatto e organizzazione dei manifestanti. Nonostante il blocco forzato dell’accesso a Internet per impedire la divulgazione di notizie altrimenti taciute, i comuni cittadini e utenti della Rete hanno potuto mostrare al mondo le violenze e i soprusi perpetrati ai danni della popolazione araba. Chiara è apparsa l’impotenza dei governi a monopolizzare la diffusione dell’informazione e a censurare. Possono dirsi conclusi i giorni in cui governi repressivi potevano controllare totalmente e liberamente il flusso di informazioni. Un anno, il 2011, che alla luce di questi avvenimenti, e proprio grazie ad essi, ha visto un inaspettato risveglio globale sul fronte dei diritti umani. Grazie, infatti, all’ascesa dinamica e incontrollabile dei social media, i diritti umani sono diventati “contagiosi”. I social network hanno svolto un ruolo chiave per tutte quelle popolazioni che si sono sollevate alla ricerca di legittimazione per le loro aspirazioni liberalitarie. Piattaforme quali Facebook e Twitter hanno aiutato gli attivisti a organizzare movimenti di protesta pacifica in diverse città del mondo, non solo a Tunisi e al Cairo, ma anche a Madrid, New York e molte altre, a volte andando incontro anche a violente repressioni.
L’attivismo per i diritti umani non è mai stato tanto attuale e vitale: attraverso il potere incredibile dei social network, le persone comuni si sono trasformate in attivisti per i diritti umani. Grazie al web si sono mobilitate centinaia di migliaia di persone per chiedere giustizia, dignità, uguaglianza e partecipazione, non a caso tutti diritti sanciti espressamente dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Firmato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a Parigi il 10 Dicembre 1948, il documento dichiarava per la prima volta nella Storia che esistono diritti di cui ogni essere umano deve godere per la sola ragione di essere al mondo, senza, quindi, distinzioni di alcun tipo. Ebbene, a 63 anni di distanza quella dichiarazione è purtroppo ancora largamente e diffusamente disattesa. Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica circa una tematica tanto importante quanto fondamentale all’interno delle dinamiche sociale globali, l’Onu istituì formalmente la Giornata dei Diritti Umani il 4 Dicembre 1950 con la risoluzione 423 (V) che invitava tutti gli Stati membri e le organizzazioni dedite ala difesa dei diritti umani a celebrare la giornata ogni 10 Dicembre, per l’appunto. Per celebrare questa ricorrenza, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, ha lanciato un messaggio: “I diritti umani appartengono a ognuno di noi, senza eccezioni. Ma se non conosciamo e difendiamo il nostro diritto e il diritto degli altri ad esercitarli resteranno solo parole in un documento vecchio di decenni. I diritti umani appartengono in egual misura a ciascuno di noi e ci legano tutti insieme in una comunità globale con gli stessi ideali e valori”.
Anche l’Alto commissario dell’Onu per i Diritti Umani, la sudafricana Navi Pillay si è detta entusiasta nel constatare come nel 2011 il dibattito per i diritti umani sia diventato così vivace e sulla bocca di tutti, invitando a celebrare il 10 dicembre semplicemente con un clic, condividendo sul proprio profilo nei social network uno dei trenta articoli enunciati nella Dichiarazione universale.
E quale modo migliore per ribadire ancora una volta l’importanza di tali tematiche se non attribuendo, proprio nella stessa data, i due più prestigiosi riconoscimenti in materia, vale a dire il Premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, che sarà consegnato a New York, e il Premio Nobel per la pace, la cui assegnazione avrà luogo a Oslo. Quest’ultimo, come già annunciato il 7 Ottobre dalla commissione norvegese, sarà consegnato a tre donne: Tawakkol Karman, leader del principale gruppo di opposizione in Yemen; Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia; Leymah Gbowee, attivista liberiana.
In concomitanza con la Giornata mondiale dei diritti umani, Amnesty International, l’organizzazione mondiale che da sempre si batte contro la tortura, la violenza e la degradazione, ricorderà i 50 anni dalla sua fondazione illuminando le Cascate del Niagara di giallo, il colore che dal 1961, insieme a una candela circondata dal filo spinato, è simbolo dell’organizzazione fondata dall’avvocato inglese Peter Benenson, e che oggi conta 3,2 milioni di soci.
In una società nella quale nuove barbarie vanno sempre più diffondendosi, dove il bullismo, anche di matrice omofobica, il razzismo, la misoginia, e un più generale, progressivo e preoccupante svilupparsi d’odio verso il prossimo, rischiano di farla da padrone, proclamare il rispetto dei diritti di libertà, di riunione e di espressione è quanto mai necessario. Continua a esserci troppa repressione nel mondo, troppa impunità e troppe persone per le quali i diritti umani non sono ancora divenuti realtà. Nonostante gli obiettivi finora raggiunti (l’avvio di nuovi processi di democratizzazione, sanzioni più pesanti per quanti si rendono responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità, la conquista di una nuova e maggiore consapevolezza dei diritti umani), le sfide sono ancora molte. L’esempio da seguire in questa incessante lotta resta quello degli attivisti, prime vittime delle stesse repressioni che intendono combattere. Il carattere forte e sempre attuale della Dichiarazione Universale deve servire da guida nel processo che intende far accogliere e riconoscere gli ideali e le aspirazioni di ogni cultura e di ogni persona, perché, proprio come recita il primo articolo, “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
Aurora Circià
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buona sera mi chiamo riga antinio nato a laureana di borrello p.r.c. italia.vorrei che perndessivo.il mio caso di cittadino e sulla dfesa dei diritti della mia costituzione,sono stato inplicato in un processo negli anni 1994,di cui senza prove ho subito 8 anni di carecere,implicandomi per droga mai posseduta ,e non conoscevo altre persone di un processo di 54 persone, di cui due li conoscevo solo per lavoro, condannandomi senza prove a 8 anni, interdizione dei pubblici uffici, e togliendomi il voto di votare perpetuo ancora tutt,oggi, ho una ditta adesso per crisi, non lavoro, pago le tasse, (mi rivolgo a voi affinche posso avere giustizia e danni morali cusatomi la separazione della mia famiglia .sono ammalato di a.i,d,s. ma non per droga , ma incontro occasionali anni 90, se non ho il diritto al voto , come faccio a pagare piu tasse allo stato italiano mi anno tolto questo diritto. di cui il mio calvario continua pipsicologicamente vi do il mio n. di cellulare affinche possiate contattarmi. grazie per il momento. 3272277083.attualmente vivo vicino a bergamo in affitto.