Nella comunicazione familiare il dialogo, l’ascolto, l’attenzione sono gli elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la maturità dei figli.
Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire da una dimensione di ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere.
E’ una modalità di comunicazione che va costruita quotidianamente, con pazienza e attenzione, cominciando dai primi scambi verbali e non verbali.
L’ associazione di volontariato Amico Mondo con il patrocinio della Regione Siciliana, Assessorato Regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro ha presentato stamane, presso l’ hotel Marina Palace, “Figlio mio, non ti riconosco più. Dubbi,incertezze e prospettive del mestiere di genitori.”
Il seminario si è aperto con il ringraziamento del vice presidente di Amico Mondo, Sergio Miraglia, per poi passare la parola alle autorità; l’assessore ai servizi sociali Scandurra e il presidente del consiglio del comune di Acicastello Salvo Danubio hanno esordito dicendo che associazioni come queste attraverso varie iniziative colmono “ i vuoti che si creano all’ interno delle comunità”. Non poteva mancare l’ intervento del deputato regionale, l’onorevole Giuffrida, e di Filippo Drago, sindaco del comune castellese, che ha parlato delle differenze che intercorrono tra il divertimento di un bambino di cinquanta anni fa, e un bambino cresciuto ai giorni d’oggi, dove le situazioni virtuali sono all’ordine del giorno. <<Crescono con una forma mentis diversa e sono predisposti a tutelare la comunità che ci circonda>> ha affermato. <<Vivere in una società significa rispettarsi>>.
E poi il via a quella che si è rivelata una giornata interattiva. Non una lezione ex cattedra ma l’esperienza di gruppo attraverso le testimonianze dirette delle assistenti sociali A.Giannizzo e R.Montalto, e della pedagogista C.Cosentino.
Il seminario si è aperto con un filmato di Fabio Volo tratto dalla presentazione del film di Pellegrini “figli delle stelle”.
Subito dopo la parola alle relatrici per riflettere su alcune frasi quotidiane che hanno aperto spunti su temi riguardanti l’educazione e la famiglia. Attraverso lavori di gruppo, lo svolgimento del seminario è stato diviso in due fasi: la prima di interazione su dubbi e certezze dell’ educazione e le criticità e i punti di forza che ci sono in famiglia. La seconda fase invece, più riflessiva, si basava su parole chiavi che circondano la nostra quotidianità. Allontaniamoci dagli stereotipi che i media ci impongono per avvicinarci sempre più alla comunicazione e al dialogo.
Numerosi i temi affrontati nel corso della mattinata: il rapporto genitori- figli visto sotto il termine di amicizia, la condivisione da parte dei genitori della linea educativa, lo sviluppo di un buon livello di autostima e di incoraggiamento per raggiungere i risultati desiderati, permettere di sviluppare un proprio senso critico e la capacità di interpretare in modo obiettivo ed equilibrato un evento, una situazione, un argomento, la diversità che fa paura e mette a disagio.
Il sostegno maggiore è dato dall’essere ascoltato fino in fondo, dal sentirsi compreso, appoggiato e contenuto e dalla possibilità di confrontarsi con l’adulto quando questi ha un’opinione diversa dalla sua.
Un aspetto fondamentale della comunicazione in famiglia è l’apertura al dialogo, infatti, è possibile uno sviluppo più armonico e sereno se c’è maggiore confidenza con i genitori e se si creano situazioni in cui è possibile per ognuno raccontare le proprie esperienze.
Un fase dello sviluppo che mette a dura prova la comunicazione fra genitori e figli è la fase adolescenziale. La conflittualità tra i bisogni di autonomia e di protezione dell’adolescente si esprimono all’interno della famiglia attraverso nuove e diverse forme di comunicazione sia verbali come silenzi,aggressività verbale, aumento dei conflitti, provocazioni, che non verbali come modo di vestire e di atteggiarsi, rapporto con il cibo, modalità di gestire gli spazi personali.
La fase dell’adolescenza caratterizzata da comportamenti che vanno dalla solitudine all’irrequietezza, dal rifiuto delle regole familiari al rifiuto scolastico, dalle nuove richieste ed esigenze relative al desiderio di avere il motorino, di andare in discoteca, di non avere orari da rispettare, comporta delle irregolarità di condotta nel contesto familiare, che rischiano di compromettere in modo drastico la comunicazione all’interno della famiglia. E soprattutto quando i figli sono più di uno, come si deve affrontare la situazione: dare ai figli ciò che chiedono, o diversificare a secondo delle esigenze??
La comunicazione fra genitori e figli può, quindi, diventare difficile, i genitori possono sentirsi insicuri, poco informati, e i figli possono sentirsi incompresi, non ascoltati, e non trovare argomenti da condividere con i genitori.
Per i genitori è importante essere flessibili e cambiare le modalità comunicative adottate: mantenere il rapporto maturato con il figlio dall’infanzia rischia, infatti, di portare incomprensioni e continue ed esasperate richieste e provocazioni da parte del ragazzo, con il rischio di compromettere il dialogo e di rompere i rapporti.
Dopo aver rielaborato le idee attraverso confronti diretti, Marco Tomaselli, psicologo, conclude il seminario affermando: “La differenza tra un amico e un genitore è ovvia. Se il primo dice un <<no>> è un opinione; se questo stesso <<no>> lo pronuncia un padre o una madre è una regola. Ecco perché molti genitori hanno scelto di immedesimarsi nella figura ibrida e ipocrita di genitore- amico: per evitare di assumersi la responsabilità delle regole.”
Ciò che si evince è l’ esigenza di un’ avventura, fatta di crescita, sperimentazione, comprensione, sicurezza, sofferenza e gioia, pur che sia vissuta insieme.
Giuliana Ventura
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