Quante popolazioni nell’arco dei secoli sono approdate ai porti italiani, ed in particolar modo a quelli delle grandi e piccole isole? Greci, romani, arabi, normanni, svevi, angioini, aragonesi, forse ne dimentico qualcuno, ma tutti giungevano portando con se culture usanze e pensieri che si sono mescolati alle nostre tradizioni. Gli studiosi di certo non mancavano, quelle menti piene si sapienza solite a cimentarsi e confrontarsi in qualunque questione scientifica, filosofica e religiosa, una conoscenza così poliedrica da far invidia. Non è sorprendente immaginare che qualsiasi altro popolo straniero proveniente da chissà dove, senza avere smanie di conquista, possa emozionarsi nel trovare qui, nelle nostre terre, qualcosa, un minerale ad esempio, mai individuata prima sulla faccia della terra? Invitiamoli dunque, perché proprio sull’isola di Vulcano sono stati rinvenuti 18 nuovi minerali tra i quali annoveriamo Hephaistosite e Adranosite. Al primo è stato dato il nome del dio greco del fuoco, Efesto, che gli abitanti della Magna Grecia identificavano col vulcano Etna e saltuariamente con la montagna sputa fuoco dell’isola di vulcano. Forse questo dio ha voluto ricordare a tutti che è ancora presente, ovunque vogliate collocarlo, mostrando altri 17 suoi “seguaci”. Riportiamo a titolo informativo la composizione e la formula empirica, trascritte da riviste specializzate, del “neonato” minerale:
| Molecular Weight = 793.05 gm | |
| Thallium 24.23 % Tl 27.07 % Tl2O3 | |
| Lead 52.51 % Pb 54.54 % Pb2O | |
| Bromine 1.41 % Br 1.41 % Br | |
| – % Br -0.14 % -O=Br2 | |
| Chlorine 21.68 % Cl 21.68 % Cl | |
| – % Cl -4.89 % -O=Cl2 | |
| Fluorine 0.17 % F 0.17 % F | |
| – % F -0.07 % -O=F2 | |
| ______ ______ | |
| 100.00 % 99.77 % = TOTAL OXIDE |
Tl0.94Pb2.01Cl4.85Br0.14F0.07
Invitiamo anche ad osservane la simulazione computerizzata all’indirizzo: http://webmineral.com/jpowd/JPX/jpowd.php?target_file=Hephaistosite.jpx
Al secondo è stato dato il nome della divinità Adranos, padre dei Palici, molto legato ai fenomeni naturali del fuoco e dell’acqua e spesso associato ad Efesto. Tutto, evidentemente, vuole ricondurci alla fucina o al “forgiatore”. A voler essere precisi i minerali, a detta dei geofisici e mineralogisti, sono stati scoperti nel cratere detto la “Fossa”, sviluppatosi negli ultimi 5500 anni. Il lavoro, durato più di cinque anni ad opera degli scienziati dell’Osservatorio Vesuviano, cioè dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e di quelli del Dipartimento di Chimica strutturale e stereochimica inorganica dell’Università di Milano, è stato reso possibile dall’apparecchiatura teconologicamente avanzata. Un microscopio elettronico a scansione (Sem) con analizzatore (Eds) per rilevare la composizione chimica, un rifrattometro a raggi-X per polveri e per cristallo singolo, sono stati fondamentali per portare a compimento il progetto. È giusto ricordare i fautori della scoperta, in primis Massimo Russo dell’Ingv e Italo Campostrini, Carlo Maria Gramaccioli, Francesco De Martin dell’Università di Milano, i quali hanno già potuto pubblicare lo studio tramite L’Ami: Associazione Micromineralogica Italiana. Il volume comprende anche la descrizione geofisica dell’isola che comprende 2 antichissime caldere ed un cono vulcanico detto Vulcanello che, un tempo eruttante in mare aperto, si è unito al resto dell’isola col susseguirsi delle colate laviche nel Medioevo, nonché la storia dell’isola degli ultimi 2300 anni.
L’International mineralogical association si è occupata di riconoscere la validità della scoperta perché funge da organismo controllore e come spiega Russo: “ Dalla ricerca si evince che l’isola è la località tipo per 25 specie di minerali”. Il lavoro verrà presentato alla 33ma Mostra di Minerali, Fossili e Conchiglie in programma il 10 e 11 dicembre all’Ergife Palace Hotel di Roma.
Come non pensare che l’isola di Vulcano è terra siciliana? Eppure, ancora una volta, a qualcuno è sfuggita l’occasione di una fruttuosa collaborazione con altri enti italiani per uno studio più approfondito della ricchezza dei nostri luoghi. Se non siamo più terra di conquista perché le università siciliane non hanno mai un ruolo da protagonista in tali campagne di ricerca?
Paolo Licciardello
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