Lunedì sciopero unitario di Cgil, Cisl e Uil.


I sindacati CGIL, CISL e Uil hanno finalmente deciso di unirsi e proclamare uno sciopero di tre ore, previsto per lunedì 12 dicembre 2011: ciò è quanto emerge da un vertice riunitosi ieri mattina, presieduto dai tre segretari generali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

Inizialmente, Cisl e Uil, chiedevano ai lavoratori di incrociare le braccia per sole sue ore e di organizzare presidi davanti alle Camere e alle Prefetture, chiedendo un’apertura di negoziato e incontri a tutti i partiti perché presentassero emendamenti. Mentre Susanna Camusso, segretario della CGIL, chiedeva ai lavoratori un arresto dell’attività lavorativa di 12 ore.

Preoccupati per le conseguenze che la manovra economica determinerà su lavoratori dipendenti e pensionati e sulle prospettive di sviluppo del Paese, CGIL CISL e UIL, si sono decisi a chiedere un incontro al governo Monti per affrontare i problemi derivanti dalla manovra e per chiedere i necessari cambiamenti, chiedendo, inoltre, un incontro a tutti i partiti per sollecitare la presentazione di emendamenti nella fase della discussione parlamentare.

La ricomposizione, almeno momentanea,della frattura tra le tre sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, è un primo effetto del “Decreto Salva Italia”, approvato domenica scorsa dall’esecutivo tecnico, del quale i sindacati si sono detti preoccupati per le conseguenze che esso potrà avere su lavoratori dipendenti e pensionati, nonché sulle prospettive di sviluppo del paese.

La pacificazione è avvenuta su più punti: oltre al blocco di lunedì, infatti, sono stati programmati dei presidi permanenti davanti alla Camera ed al Senato che accompagneranno l’intero iter parlamentare del provvedimento. Per il proseguo della vertenza, se i sindacati non otterranno modifiche, c’è poi sul tavolo l’opzione di uno sciopero generale di 8 ore da tenersi entro dicembre.
Lo sciopero verrà però frazionato: i lavoratori dei servizi essenziali, dei trasporti e i dipendenti pubblici di Cgil, Cisl e Uil non sciopereranno, infatti, lunedì prossimo, ma per l’intera giornata di lunedì 19 dicembre. Altra data ancora, invece, per i sei sindacati del personale non giornalistico della Rai (Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Ugl-Telecomunicazioni, Snater e Libersind), che sciopereranno il 22 dicembre.

Per dare ulteriore forza alla protesta la Cgil ha organizzato, nella stessa giornata di ieri, anche un presidio davanti a Montecitorio. Partecipando alla manifestazione la segretaria Camusso ha spiegato: “Non è una bella ricetta salvare il paese e ammazzare la popolazione. Non è detto che le ricette europee siano le migliori, questa manovra è depressiva, non è una bella ricetta”.
E nelle ultime ore un primo spiraglio sulle richieste dei sindacati sembra essersi effettivamente aperto. La Commissione lavoro di Montecitorio ha dato parere favorevole alla manovra, ma chiedendo di garantire la perequazione automatica sulle pensioni fino a tre volte il minimo, ossia fino a 1.400 euro. “Per quanto riguarda la perequazione automatica dei trattamenti pensionistici di cui all’articolo 24, comma 25 – sottolinea la Commissione – si valuti la possibilità di garantire una forma di copertura rispetto all’andamento del costo della vita anche ai trattamenti compresi tra due e tre volte il minimo”.

La copertura, secondo la Commissione, dovrebbe arrivare “mediante un incremento del contributo di solidarietà a carico delle pensioni più elevate (sia attraverso una revisione in aumento della quota di prelievo per quelle pari almeno a venti volte il minimo Inps, sia attraverso un abbassamento dell’importo delle pensioni a cui si applica il contributo) e/o mediante l’introduzione di un contributo di solidarietà sulle cosiddette ‘baby pensioni’, limitato all’importo superiore al minimo, e/o incrementando la percentuale di intervento sui cosiddetti ‘capitali scudati'”. Il parere è stato votato da tutti i gruppi tranne la Lega e potrebbe essere tradotto in un emendamento che dovrebbe essere presentato dal governo o dal relatore.

Il voto della Commissione è arrivato dopo il via libera del viceministro del Welfare Michel Martone, che in mattinata aveva spiegato: “Considero molto proficuo il lavoro svolto dalla Commissione, vedremo se riusciremo a modificare la norma a saldi invariati”. Poi, ha aggiunto: “Il governo prende atto delle proposte della commissione Lavoro e della responsabilità dimostrata nel ragionare a saldi invariati in un momento così difficile per il Paese”.

Camusso e Bonanni, comunque, commentano: “Sbloccare la rivalutazione fino a 1.400 euro non basta”.

Dobbiamo quindi aspettare lunedì e vedere cosa accadrà.

Angela Scalisi

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