Un anno fa era toccato a Fabio Fazio dare ,in diretta dalla trasmissione “Vieni via con me”, la tragica notizia della morte del Maestro Mario Monicelli. Un anno fa , il 29 novembre 2010 , uno dei Grandi del cinema italiano ci ha lasciato decidendo di farla finita a 95 anni , si suppone per la stanchezza e le troppe sofferenze dovute al tumore: Monicelli si è suicidato lanciandosi dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni di Roma.
Grave perdita per quanto riguarda il panorama della cinematografia internazionale -e non solo- verrà sempre ricordato negli anni come uno dei padri della ‘commedia all’italiana’ e come il regista che ha saputo “descrivere gli italiani”. Il filone si inserisce dopo il neorealismo con alcuni elementi ancora presenti ma attenuati da quell’ironia a volte feroce e anche grottesca. Mario Monicelli sviluppa una cinematografia che lascia filtrare ,dietro le risate, l’amarezza, l’inquietudine, la collera, affrontando anche temi che altrimenti sarebbero stati banditi dalla censura.
L’esordio come regista avvenne nel 1934 con il mediometraggio “I ragazzi di via Paal” che gli permise di aggiudicarsi a Venezia il primo premio e che diede il via alla sua carriera. Dal ’43 al ’53 Monicelli in tandem con Steno formarono una coppia amatissima da produttori e pubblico e che concretizzarono il loro lavoro in una lunga e proficua produzione: “Come Persi la guerra” ; “Totò cerca casa”; “E’ arrivato il cavaliere” ; “Vita da cani”; “Totò e i re di Roma” (in cui venne inserito Alberto Sordi e fu grazie a questo film che tra Sordi e Monicelli nacque un rapporto di grande collaborazione nonché di amicizia e stima) ; “Guardie e ladri” ; “Totò e Carolina” ; “Totò e le donne” ; “Le infedeli”.
Giunge così alla commedia delle risate anni ‘50 nella prospettiva di una lettura umoristica della realtà. E’ del 1956 il film “I soliti ignoti” , il quale non ebbe molto successo ma vinse il Nastro d’Argento per la migliore sceneggiatura, e del 1959 “La Grande Guerra” premiato in ex-aequo con “Il Generale delle Rovere” di Rossellini. Il film narra la vicenda di due antieroi sullo sfondo della Prima guerra mondiale che all’epoca veniva resa sul grande schermo come era studiata a scuola e cioè come una gloriosa, incalzante avanzata delle truppe italiane. Invece tra le risate delle irresistibili battute di Alberto Sordi e Vittorio Gassman si parla di morte e di stenti, di generali ottusi e di soldati mandati a morire per la conquista di qualche metro di terreno. Ma , nonostante le molte polemiche le quali ad esempio furono tali che l’esercito italiano negò la sua assistenza e la fornitura di comparse durante la ripresa delle scene , la sua carriera fu costellata da numerosi e continui successi : “L’armata Brancaleone” del 1966 che fu un vero trionfo ; “La Ragazza con la pistola” del 1969 che consacrò la bellissima e comicissima Monica Vitti ; “Amici miei” del 1977 ; “Un borghese piccolo piccolo” considerato il vertice interpretativo di Alberto Sordi per i toni drammatici mai raggiunti prima e anche molto discusso a causa della morale proposta del farsi giustizia da se ; “Camera d’albergo” del 1981 preludio dell’attuale genere televisivo del “reality” e che fu un vero fiasco ; “Il marchese del Grillo” del 1981 premio alla regia al Festival di Berlino ; “Speriamo che sia femmina” del 1985 film femminista gradevole ed armonioso che insegna ad affrontare con serenità l’esistenza, vincitore di due David di Donatello al film e alla regia e di un Nastro d’Argento ; “Rossigni! Rossigni!” del 1991 , anno in cui vinse il Leone alla carriera ; “Parenti Serpenti” del 1992 con il quale torna alla commedia cinica ed impietosa ; “Facciamo paradiso” del 1996 ; “Panni sporchi” del 1999; “Un altro mondo è possibile” del 2001 ; “Lettere dalla Palestina” nel 2002 e nel 2003 “Firenze il nostro domani”.
Oggi , ad un anno dalla sua scomparsa , il ricordo di Mario Monicelli uno dei più vulcanici e geniali cineasti italiani, viene omaggiato con l’uscita del film che non aveva mai realizzato: “Capelli Lunghi”, un film che è anche un romanzo e che è anche un fumetto, ma anche un saggio sull’Italia del ’68.
Eleonora Mirabile
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