Sulla superficie del pianeta rosso, la missione della Nasa Opportunity, ha rinvenuto tracce di gesso, un minerale che prova in modo inequivocabile come in passato sia stata presente acqua liquida nel sottosuolo, in condizioni potenzialmente favorevoli ad ospitare forme di vita.
La scoperta è stata presentata alla conferenza dell’American Geophysical Union, tenutasi il 7 Dicembre a San Francisco. Le tracce sono state identificate in una porzione del bordo del cratere Endeavour. La venatura studiata dal veicolo automatico della Nasa è lunga 40-50 centimetri e larga 1-2 cm. Lo spettrometro Homestake ha rinvenuto calcio e zolfo presenti in un rapporto simile a quello del solfato di calcio, un composto che può esistere in diverse forme a seconda della quantità di acqua legata alla struttura cristallina del minerale. Dalle prime analisi, la sostanza presente sulla superficie marziana sarebbe una forma idrata del composto, probabilmente gesso.
“Questa è la prova più potente trovata dal rover Opportunity”, ha detto alla rivista Christian Science Monitor Steve Squyres della Cornell University, a capo della ricerca su Marte condotta con il rover Opportunity.
Secondo le prime ipotesi l’acqua avrebbe formato questo deposito dissolvendo il calcio contenuto nelle rocce vulcaniche. Il minerale si sarebbe poi combinato con lo zolfo (filtrato anch’esso dalle rocce oppure portato dai gas vulcanici) e si sarebbe depositato sotto forma di solfato di calcio in una frattura del sottosuolo che, con il tempo, sarebbe arrivata a essere esposta sulla superficie del pianeta. L’elevata concentrazione di solfato di calcio presente nella venatura si sarebbe formata in condizioni meno acide rispetto a quelle che avrebbero originato altri depositi di solfato rinvenuti da Opportunity. «Potrebbe essersi formata in un altro tipo di ambiente acquoso, più adatto per ospitare una grande varietà di organismi viventi», ha commentato Benton Clark, esperto dello Space Science Institute di Boulder, in Colorado, che lavora nel gruppo scientifico che segue Opportunity.
Il gesso trovato comunque avrebbe una struttura ben definita, segno che dell’acqua è fuoriuscita dalla roccia e ha lasciato che il gesso si depositasse. Dunque, per Squyres, sia la chimica che le condizioni geologiche “semplicemente gridano ‘Acqua’”.
Infine, un altro dato interessante fornito da Opportunity, è che venature simili appaiono in una zona dove le rocce sedimentarie delle pianure, ricche di solfato, incontravano le antiche rocce vulcaniche. “Si vorrebbe capire perchè le venature si trovano nel cratere e non nelle pianure”, ha dichiarato il vice ricercatore principale della Missione, Ray Arvidson della Washington University di St. Louis, che ipotizza che potrebbero essere di orgine sotterranea .
Angela Scalisi
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