Dalla Lapponia con furore…


Tradizione vuole che il caro Babbo Natale durante la notte della vigilia, giunga in ogni casa ,di ogni paese, città , angolo del mondo sulla slitta volante trainata dalle sue otto renne per lasciare cadere giù dal camino i doni per ogni bambino. La dimora tradizionale cambia a seconda delle tradizioni ed in Europa quella più comunemente diffusa è la versione finlandese che colloca la sua fabbrica di giocattoli -insieme agli aiutanti elfi- in un villaggio vicino la città di Rovaniemi in Lapponia esattamente sul Circolo Polare Artico. Dalla Lapponia quindi Natale , un vecchietto che abitava in una capanna nel bosco del villaggio e nominato “papà di ogni bambino” dall’angelo che gli apparve in sogno , spinto dalla sua generosità e dal desiderio di rendere felici i bambini meno fortunati grazie alla magia dell’amore riuscì a fare il giro del mondo e ad essere sempre puntuale per la notte Santa.

Eppure il leggendario personaggio è realmente esistito. La storia di Babbo Natale trae la sua fonte di ispirazione dalla vita di San Nicola , nato a Patara in Turchia da una ricca famiglia e vescovo di Myra nel IV sec , di cui anche lo stesso Dante ne parla , citandolo , nel XX^ canto ai vv. 31-33:

“Esso parlò ancor de la larghezza

  che fece Niccolò a le pulcelle,

  per condurre ad onor lor giovinezza”.

San Nicola da Bari (detto anche così per via delle reliquie portate dai marinai baresi nella loro città intorno al 1087) viene riportato dall’autore come esempio di generosità contrario all’avarizia del quale tra le azioni benefiche si ricorda quello in soccorso di tre povere ragazze infelici ,senza dote , destinate alla prostituzione dal padre a causa dell’improvvisa caduta in miseria. Affinché le tre giovani potessero sposarsi onoratamente, San Nicola decise di intervenire lanciando per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta dal vecchio castello, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. Tutto andò come stabilito tranne che per la terza notte, per cui trovando la finestra inspiegabilmente chiusa il vecchio dalla lunga barba bianca si arrampicò sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov’erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie. Come possiamo ben immaginare questo fu uno dei dettagli essenziali che la leggenda di Babbo Natale decise di trasporre in credenza popolare, oltre alla lunga barba bianca ed il vestito (appunto da vescovo) rosso con il mitra (copricapo liturgico).

Il nome “Santa Claus” ha origine da Sinterklaas , il nome olandese del personaggio fantastico derivato appunto da San Nicola , i suoi abiti sono simili a quelli di un vescovo (compreso di mitra), ha un cavallo bianco con il quale vola sui tetti, i suoi aiutanti scendono dai comignoli per lasciare i doni in alcuni casi anche nelle scarpe dei bambini lasciate vicino al caminetto. Il richiamo al Santo è ancora palesemente evidente.

Un altro personaggio, questa volta britannico, che riunisce le rappresentazioni premoderne del portatore di doni , siano esse di ispirazione popolare o religiosa, risale al XVII sec ed è rappresentato da un signore barbuto e corpulento vestito di un lungo mantello verde ed ornato di pelliccia , il quale personificava lo spirito della Bontà del Natale e che nel “Canto di Natale” di Charles Dickens si trova sotto il nome di “Spirito del Natale Presente”.

Punto cruciale ed essenziale per la trasformazione di Santa Claus nel Babbo Natale “moderno” fu la pubblicazione nel 1823 di una poesia “A visit from Saint Nicholas” più nota con il titolo “The Night Before Christmas”: il merito va attribuito all’autore Clement Clarke Moore il quale rappresentò il vescovo di Mira come un elfo rotondetto , con barba bianca vestiti rossi orlati di pelliccia alla guida di una slitta trainata da otto renne e con un sacco pieno di giocattoli. Inizialmente il suo colore era il verde ma dopo la prima raffigurazione sulla rivista statunitense “Harper’s weekly” per il Natale del 1862 da parte dell’illustratore Thomas Nast , sono una sua creazione anche la casa al Polo Nord , la Lista dei bambini buoni e cattivi e la fabbrica di giocattoli dove lavorano gli gnomi aiutanti; tutto ciò non fece altro che contribuire all’assunzione dell’immagine del Babbo dei caratteri delle leggende odierne.

Nonostante tutto le immagini di Santa Claus si sono ulteriormente e definitivamente fissate nell’immaginario collettivo grazie alla sua presenza nelle pubblicità natalizie della Coca-Cola, realizzata da Huddon Sundblom per la prima volta nel 1931. Il Babbo Natale di Sundblom era il perfetto uomo della Coca-Cola: più grosso del normale, di un rosso brillante, sempre allegro e colto in stravaganti situazioni che si concludevano con una famosa bibita come ricompensa per una dura notte di lavoro passata a consegnare giocattoli. Ecco così la sottile ma penetrante influenza che ha forgiato il concetto americano di “Babbo Natale” , sempre rigorosamente vestito di rosso coca-cola e che tuttavia dopo una diffusione mondiale dal forte impatto per decenni nessuno potrebbe ormai più immaginarlo in un modo diverso da quello rappresentato da Sundblom.

Eleonora Mirabile

 

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