La visione periferica, un vantaggio nell’oscurità ma un pericolo per le coppie?


“Amore, io ho occhi solo per te”! Quante volte abbiamo ripetuto o abbiamo sentito ripetere questa frase mentre gli occhi dell’uno sono puntati su quelli dell’altro? Eppure, care donne e cari uomini, può accadere che questa immagine non sia lo specchio della realtà perché quella che noi chiamiamo simpaticamente “coda dell’occhio” possiede tante pregiate qualità e, proprio mentre le labbra stanno per sfiorarsi, il pensiero corre a quella sagoma affascinante che ci è appena passata accanto o che magari sta regalando caramelle con indosso un succinto vestitino da Babbo Natale. È bene sapere, a questo punto, che adagiati sulla nostra retina ci sono delle cellule particolari, tra le più efficienti dell’essere umano, chiamate bastoncelli e coni che posseggono la proprietà d’essere fotorecettrici. I coni sono sensibili alla vasta gamma di colori e sono per lo più concentrati al centro della retina e vanno via via diradandosi verso le zone periferiche. Per i bastoncelli possiamo ripetere le stesse informazioni, anche se si presentano con una distribuzione molto più uniforme pur diminuendo, in quantità, dal centro della retina verso l’esterno. Dalla ripartizione di queste cellule sulla superficie della retina possiamo capire perché non ci è possibile vedere distintamente forme e colori al di fuori di un certo angolo, mentre siamo ben capaci di osservare con acutezza ed elevata risoluzione ogni oggetto che venga posto al centro del nostro campo visivo. Il campo visivo umano è la porzione di spazio che ognuno di noi è capace di vedere tenendo la testa immobile e gli occhi fissi. Si definisce fovea quella minuscola regione al centro della retina di, più o meno, mezzo millimetro di diametro in cui sono ammassati i coni che rende possibile una visione nitida dell’oggetto, dell’animale o della persona che abbiamo davanti. Riusciamo a vedere sempre con una certa chiarezza tutti gli elementi del nostro campo visivo perché ruotiamo continuamente il capo nella direzione in cui desideriamo guardare. Sappiamo che nel regno animale molti esseri viventi hanno sviluppato l’organo visivo in posizioni differenti a seconda che si tratti di un animale cacciatore o di una preda. Infatti, spesso avviene che la preda ha gli occhi posizionati lateralmente sul cranio per usare una visione a 360° che gli permette di individuare subito il pericolo senza effettuare alcun movimento visibile, mentre il cacciatore sfrutta i suoi due potenti occhi posti nella parte frontale del cranio per inquadrare e scovare nel miglior modo possibile il suo pranzo giornaliero. Ciò che interessa a noi è prendere consapevolezza della visione periferica, ovvero di quella parte del campo visivo che pur non riuscendo a distinguere perfettamente forme e colori, se allenata, aumenta la nostra percezione dello spazio circostante e … di chi lo occupa. In pratica questa abilità che molti hanno sviluppato permette di avvertire cosa sta succedendo intorno senza ruotare la testa. Un test semplice consiste nell’osservare una scena davanti a noi mentre ci vengono presentate altre immagini intermittenti agli angoli estremi del campo visivo. Inoltre, per migliorare la visione periferica, si può osservare una scena in uno schermo, mantenendo la testa ruotata prima da un lato e poi dall’altro. Oppure è molto utile, a detta degli specialisti della sopravvivenza in natura, sperimentare il continuo miglioramento del campo visivo durante la night walking, cioè durante le passeggiate notturne al buio in città, ma ancor meglio, per ovvie ragioni, tra i boschi in aperta montagna. Si specifica che in casi di estremo bisogno la visione periferica, grazie alla disposizione di coni e bastoncelli, è più adatta a percepire le forme ed i movimenti che avvengono intorno a noi in una situazione di scarsa luminosità. Ciò vuol dire che sperimentare certe circostanze allena non solo la visione periferica ma amplifica anche quella centralizzata che, in tal modo, viene aiutata a liberarsi da errate abitudini visive. Più volte si è parlato della visione periferica come ausilio visivo per i malati di glaucoma: a tal proposito, secondo uno studio brasiliano pubblicato sulla rivista scientifica “British Journal of Ophthalmology”, la musica di Mozart può rendere migliore la vista periferica in pazienti affetti da glaucoma. Occhi aperti, dunque, giovani e meno giovani fanciulle, l’uomo è cacciatore e, spesso, è un abile sfruttatore delle sue capacità visive; durante una passeggiata serale in città sotto le sgargianti luci natalizie o sotto il chiaro di luna allena la sua vista periferica a vostra insaputa ed osserva ogni preda. Sfortunatamente per l’uomo entrambi i sessi posseggono lo stesso organo visivo con le medesime qualità!

 Paolo Licciardello

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