Press Emblem Campaign: uccisi 106 giornalisti nel 2011


 

Spesso, troppo spesso, la voglia di informare si paga a caro prezzo. In un mondo che lotta in ogni suo fronte per la conquista della democrazia, ancora oggi si muore per raccontare i fatti e i retroscena dei grandi eventi. E quest’anno, secondo le stime rese note dal Press Emblem Campaign, Ong con sede a Ginevra, sono stati 106 i giornalisti uccisi, di cui venti nella Primavera Araba, e sette fra questi nella sola Libia. Un altro centinaio di reporter sono stati vittime di attacchi, minacce, arresti e scontri in Paesi come Egitto, Siria, Tunisia e Yemen, coinvolti anch’essi sul fronte delle rivolte arabe. Ma ad oggi, i Paesi nei quali è più difficile svolgere in libertà e sicurezza il lavoro di giornalista sono Pakistan e Messico. Nello stato centroamericano si sono contate 12 vittime nel mondo giornalistico; 11 quelle registrate nel Paese asiatico, specialmente nelle zone al confine con l’Afghanistan. Il dato allarmante, sottolineato dall’Ong, è che i due terzi dei reporter morti mentre svolgevano il loro lavoro sono stati uccisi intenzionalmente e solo un terzo è stato vittima di circostanze accidentali.

Il rapporto dell’Ong è una triste conferma del fatto che la passione di andare in prima linea per informare e raccontare quello che si è visto e scoperto con i propri occhi può richiedere un caro prezzo, quello della propria vita Per chi nutre l’ambizione di regalare un’abitudine democratica, quella di leggere la realtà con i propri occhi e di comprenderla con la propria testa, il rischio è molto alto. Eppure questo non frena la folta schiera (non ancora per molto forse, dati i ripetuti e continui tagli al settore dell’informazione, che cerca di affidarsi sempre di più al contributo offerto dai social network e dai suoi utenti, nell’ormai diffuso fenomeno del citizen journalism) di coloro che vogliono informare perché consapevoli che, grazie alla lettura di più quotidiani a confronto e al reperimento di informazioni da più fonti, si contribuisce a sviluppare quello spirito critico che rende l’uomo libero. Leggere, infatti, aiuta a pensare, e pensando cresce quel filtro critico individuale che consente di sviluppare una propria chiave di lettura dei fatti che accadono nel mondo. Nell’incrollabile fede che l’unica vera fonte inesauribile di libertà è, e sarà sempre, la conoscenza.

Aurora Circià

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑