La riforma del catasto : una nuova batosta per gli italiani?


 L’ultimo argomento che impazza tra i media è la prospettata riforma del catasto. Protagonista indiscusso, ancora una volta, il nuovo Governo Monti, che a suo dire, si impegna oggi ad avviare una riforma del catasto che non inciderà però sulle tasche, ormai quasi vuote, degli italiani. Ma cos è il catasto?

Il nome catasto deriva dal greco κατάστιχον, che a sua volta deriva da κατά στίχον “riga per riga”. Esso è costituito dall’insieme di documenti, mappe ed atti, che elencano e descrivono i beni immobili, con l’indicazione del luogo e del confine, con il nome dei possessori, le rendite; su quest’ultime debbono calcolarsi tasse e imposte. È gestito dall’Agenzia del territorio e dai Comuni.

La riforma propone di adeguare i valori catastali degli immobili a quelli di mercato, per favorire una maggiore equità nella determinazione delle basi imponibili e tra i diversi territori urbani.

La riforma, dovrebbe prevedere la modificazione dell’attuale sistema per categorie e classi con un sistema che tenga conto della localizzazione e delle caratteristiche edilizie e la sostituzione del criterio del numero di vani, a cui ormai siamo abituati, con quello dei metri quadrati.

Il nuovo sistema catastale, previsto in un Documento esplicativo della Manovra (Legge 214/2011),redatto dal Ministero dell’Economia per illustrare la Manovra, diventerà la base su cui applicare tutte le imposte sugli immobili, prima fra tutte la nostra vecchia ICI, oggi reintrodotta con il nome di Imposta Municipale Unica (IMU).

Ovviamente la pillola è stata addolcita con la promessa da parte del Governo che la riorganizzazione sarà accompagnata da una riduzione delle aliquote, per fare in modo che la riforma rimanga a costo zero, anche se le stesse motivazioni per la riforma sarebbe necessaria non ispirano molta fiducia.

Infatti, lo stesso documento del Ministero, richiama l’ICI,  sottolineando che per le abitazioni il valore di mercato è pari oggi, in media, a 3,73 volte la base imponibile a fini ICI; il medesimo rapporto, calcolato per i soli contribuenti Irpef, oscilla tra il 3,59 delle abitazioni principali e il 3,85 delle altre abitazioni. Ancora più eclatante sarebbe il dato dei canoni di locazione, mediamente superiori di 6,46 volte alle rendite catastali. 

Cinque le linee guida che dovrebbero essere seguite:

1. la costituzione di un sistema catastale che contempli assieme alla rendita (il reddito medio ordinariamente ritraibile dal bene al netto delle spese di manutenzione e gestione del bene), il valore patrimoniale del bene, al fine di assicurare una base imponibile adeguata da utilizzare per le diverse tipologie di tassazione;

2. la rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari;

3. il superamento del sistema vigente per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari, attraverso un sistema di funzioni statistiche che correlino il valore del bene o il reddito dello stesso alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie;

4. il superamento, per abitazioni e uffici, del “vano” come unità di misura della consistenza a fini fiscali, e la sua sostituzione con la “superficie” espressa in metri quadrati;

5. la riqualificazione dei metodi di stima diretta per gli immobili speciali.

Le ragioni di equità, a rifletterci bene, sono evidenti se si riflette sul fatto che il classamento degli immobili, ossia la loro classificazione, è rimasto quella delineata dall’originario impianto normativo del catasto e gli unici aggiornamenti sono riconducibili a comunicazioni effettuate dai soggetti interessati, in occasione di attività di ristrutturazioni e variazioni edilizie e le stesse rendite catastali sono state rivalutate nel 1990 con riferimento ai valori del biennio 1988-1989.
I dubbi però rimangono e, soprattutto, rimane la paura che la riforma sia solo un nuovo espediente per battere cassa.

Angela Scalisi

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