In questo 2012 da poco iniziato la regina Elisabetta II si appresta a raggiungere un traguardo di una certa importanza. La monarca inglese, infatti, festeggerà, con una serie di appuntamenti che avranno inizio in primavera e si protrarranno fino a giugno, i sessant’anni sul trono, vale a dire il Giubileo di Diamante del suo regno.
Eppure, nonostante si prospettino festeggiamenti in pompa magna, con tanto di mostra dei preziosissimi tesori della regina, alcuni pezzi dei quali per la prima volta esposti al pubblico a Buckingham Palace, e si stia pianificando nei minimi dettagli il tour del Regno Unito che la sovrana compirà per l’occasione, qualcuno che si appresta a fare da guastafeste c’è. E porta il nome di un’altra donna tutta d’un pezzo, Portia Simpson Miller, la neoeletta premier giamaicana. Durante il suo recente discorso di insediamento, infatti, la neo premier ha detto: “La regina mi piace e penso che sia una bellissima signora. Ma il suo tempo è venuto”. Con un linguaggio diretto e franco, la Miller ha annunciato la sua decisione di trasformare la Giamaica da monarchia costituzionale a repubblica. Il Paese caraibico, per secoli parte del potente Impero britannico, ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito nel 1962, e da allora è membro del Commonwealth: come una dozzina di ex colonie britanniche, ha in sostanza mantenuto la monarchia come forma costituzionale, e la regina Elisabetta ne riveste il ruolo di suo ufficiale capo di Stato. Nella pratica la regina non svolge nessuna funzione politica: si limita solamente a nominare, dietro suggerimento del primo ministro, il governatore generale che la rappresenta, e a farsi chiamare Regina di Giamaica solo quando è in visita nel Paese. Il nuovo primo ministro intende, quindi, spezzare i residui legami coloniali con il Regno Unito, mettendo fine al controllo istituzionale e giuridico della “madrepatria”, facendo avviare dal suo governo nei prossimi giorni le pratiche legali per istituire la repubblica.
Dalla Giamaica potrebbe, di fatti, partire una vera e propria rivoluzione antimonarchica, se si considera che altre due grandi ex colonie, oggi membri del Commonwealth, come Canada e Australia, potrebbero seguirne le orme, spinte da crescenti pressioni interne. In fin dei conti si tratterebbe di risolvere una situazione alquanto paradossale che vede diversi paesi sparsi per il mondo avere come capo di Stato una regina che si trova a migliaia di chilometri (o come gradirebbero meglio gli inglesi, miglia) di distanza e che non decide assolutamente niente riguardo alla politica interna o estera, ma è semplicemente rappresentata da un governatore sul posto, che altro non è se non un simbolico e antiquato retaggio dell’era coloniale.
Dalla casa reale non sono giunti commenti circa l’annunciata “secessione” dal Commonwealth da parte della Giamaica, ma, data l’occasione del Giubileo di Diamante, i membri della famiglia reale sono chiamati a recarsi in tutti i paesi che riconoscono Elisabetta II come capo di Stato, e il compito di dover far visita al paese giamaicano toccherà al rosso di casa Windsor, il principe Harry. A lui è stato affidato il compito di tenere alto il nome della regina, e magari di far ritornare il paese su i suoi passi , sperando che non si lasci distrarre dalla musica reggae e dalle spiagge per cui è famosa l’isola caraibica.
Aurora Circià







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