Le grandi crisi hanno sempre un minimo comune denominatore: malessere sociale accompagnato ad una grande guerra. La storia ce lo insegna: la seconda guerra mondiale ha seguito la grande recessione del 1929, che si ricorda come una delle più potenti crisi economiche mai verificatasi (che culminò nel catastrofico evento del crollo della borsa di Wall Street); la crisi di inizio secolo, che in Italia ebbe terreno fertile già intorno al 1880 con il fallimento della Banca di Roma sotto uno dei tanti governi Giolitti. Potremmo continuare all’infinito ripercorrendo le diverse tappe storiche. I dati riassuntivi del 2011 mostrano chiaramente che la crisi economica attuale è forse ancor più pericolosa di quella del 1929 e ciò si evince dall’andamento dei mercati azionari. Basti pensare che l’indice del listino Milanese, FTSE MIB, ha perso lo scorso anno il 25 % circa del suo valore iniziale portandosi a 15000 punti base rispetto ai 20000 registrati a gennaio 2011. In questo quadro chiaramente una Nazione non può permettersi il lusso di sperperare denaro, a maggior ragione se l’oggetto dello spreco sono armi o in generale il potenziamento di un esercito. Bisognerebbe capire i motivi che spingono le menti sottili a fare un pensiero simile, in primo luogo perché la guerra serve solo a seminare panico e distruzione e aggiungo, in un momento come quello che stiamo vivendo, sarebbe un sopruso sprecare denaro proveniente da una popolazione sempre più povera ed oppressa. Tuttavia un certo relativismo che soprattutto negli ultimi 20 anni ha dominato la scena socio politica ed economica italiana, impregnando tutte le sfere societarie con particolare riferimento a quella morale ed etica, ha portato a pensare che tutto è lecito, anche quanto asserito sopra. E nulla sorprende se uno dei quotidiani più importanti del nostro Paese, Avvenire, proprio ieri riportava la notizia dal titolo “Pax Christi contro l’acquisto dei 131 cacciabombardieri F35” della quale voglio sottolineare uno dei passi a mio parere più significativi: “Finalmente la notizia è arrivata nei titoli di giornale, nel panorama drammatico di questa crisi economica che esige sacrifici e tagli per il bene del Paese e per il futuro di tutti: anche le spese militari devono essere drasticamente tagliate. In particolare il dito è puntato sull’enorme costo dei 131 cacciabombardieri F35, aerei di attacco che costano quasi 150 milioni di euro ciascuno. Un investimento di oltre 15 miliardi. Pax Christi lo ricorda da anni (in collaborazione con la Rete Italiana per il Disarmo di cui fa parte) e il convegno appena celebrato a Brescia, in preparazione della Marcia per la pace della Chiesa italiana, ha sottolineato le devastati conseguenze sull’economia e sul futuro delle comunità, del produrre e commerciare macchine di morte di simili proporzioni”. Ancora prosegue: “l’assordante silenzio che copriva questo progetto è stato rotto”. Come si evince, il quotidiano dei Vescovi si ferma a denunciare una intenzione tanto vile quanto allo stesso tempo meschina; quando la necessita di ricostruire una economia in caduta libera passa attraverso la distruzione e la riedificazione, la guerra diventa uno strumento necessario ed essenziale per far ripartire tutto. Gli allarmismi sicuramente non rappresentano uno strumento valido attraverso il quale si possa pretendere di aggiustare le cose ed un atteggiamento positivo, l’inesorabile positività del reale, è fondamentale per il buon esito ed il superamento di questa fase storica estremamente recessiva. Inevitabile è l’invito rivolto a tutte le coscienze, affinchè possano svegliarsi da questo coma profondo, e trovare tutte insieme le forze per il contrasto e la riedificazione pacifica della società, non limitandosi soltanto all’aspetto puramente economico. In fondo non si capisce il motivo per il quale l’Italia debba essere un leader mondiale nel settore della fuga dei cervelli.
Giovanni Nicolosi







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