E il “Titanic” rivive.


Quante volte siamo rimasti incantati davanti le pubblicità delle Crociere e ci siamo ripromessi un giorno o l’altro ne farò una, quanto meno per vedere se, come si dice, è un’esperienza indimenticabile, tutta racchiusa nella frase “SONO APPENA TORNATO”.

Parole non proprio vere per i passeggeri che ieri si trovavano a bordo della Costa Concordia partita circa due ore prima da Civitavecchia. La nave era attesa a Savona per la prima tappa della crociera «Profumo degli agrumi» nel Mediterraneo, ma non è mai arrivata.

Erano le ore 21.30, infatti, quando le 4.230 persone a bordo della Costa Concordia (oltre 3.000 dei quali passeggeri e circa mille di equipaggio) hanno avvertito un forte scossone e le LUCI SI SPENGONO su un viaggio normale. Il tempo, a detta di alcuni un po’ troppo lungo, per capire quello che stava succedendo e l’invito ad indossare i salvagenti e avvicinarsi alle scialuppe, «per precauzione».

La nave si è incagliata presso le secche di Punta Gabbianara, la punta più a sud dell’isola del Giglio con alte scogliere. Sulla fiancata dello scafo, si apre uno squarcio di circa 70 metri e la nave inizia a imbarcare acqua, raggiungendo nel corso della notte una inclinazione di 80 gradi. Solo la secca le ha impedito di affondare completamente.

Durante l’evacuazione, qualcosa non ha funzionato: molti passeggeri sono caduti in acqua, molti si sono gettati per la paura mentre lo scafo si inclinava sempre più. Sei persone sarebbero morte, anche se le fonti ufficiali parlano di tre vittime e 14 feriti. Un bilancio che, per i soccorritori, potrebbe non essere ancora definitivo, e lo stesso prefetto di Grosseto ha ammesso che si temono parecchi dispersi.

Intanto, sono già arrivate le prime dichiarazioni dei superstiti: “Stavamo cenando quando è andata via la luce, abbiamo sentito un colpo e un boato, e le stoviglie sono cadute per terra”,  ha raccontato all’ Ansa il giornalista Luciano Castro. “All’inizio è stato detto che si trattava di un guasto elettrico, ma tutti si sono accorti che i bicchieri sul tavolo non stavano più in piedi”. “Scene da Titanic”, ha commentato anche Mara Parmegiani, giornalista, che come Castro, si trovava tra i crocieristi della Concordia. Prima l’invito ad avvinarsi alle scialuppe “per precauzione”, poi è giunto inesorabile il segnale di abbandono della nave.

La Costa ha dovuto ammettere, in una nota già divulgata nelle ultime ore, la propria impotenza: “È una tragedia che sconvolge la nostra azienda. Il nostro primo pensiero va alle vittime, e vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra vicinanza ai loro familiari e amici. In questo momento tutti i nostri sforzi sono concentrati nelle ultime operazioni di emergenza, oltre che nell’offrire assistenza Intanto, la Capitaneria di Porto di Napoli ha già avviato un’inchiesta amministrativa sia sulle cause del naufragio sia sul soccorso ai passeggeri da parte dell’equipaggio. ”Riguardo a eventuali inidoneita’ dei soccorsi prestati dall’equipaggio – ha spiegato il capitano di corvetta Emilio Del Santos, portavoce della capitaneria di porto di Livorno – e’ vero che i passeggeri hanno lamentato una lentezza dei soccorsi e un’inadeguatezza dell’equipaggio. Bisognera’ ora capire se effettivamente e’ vero o se questa percezione sia stata determinata anche dalla paura del momento. Occorre anche tenere presente, sui tempi dei soccorsi, l’ingente numero delle persone a bordo”.

Ovviamente i responsabili dovranno venire fuori, perché come accadde in quel lontano 1912, le domande sono troppe e meritano tutte una risposta.

Una cosa è certa nessuno mai, come i passeggeri della Costa Concordia, saranno cosi felici di dire “Sono appena tornato”.

Angela Scalisi

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