Ultimo saluto per l’ironico Fruttero


 

“Perché ‘retribuite’, queste memorie? Perché, salvo due o tre eccezioni, sono state scritte su richiesta di vari giornali, settimanali, riviste, libri bisognosi di prefazione, e naturalmente pagate. Non si tratta quindi di un’autobiografia o di una confessione alla maniera di Alfieri o Rousseau. Mi chiedevano qualcosa sulla mia prima sigaretta, sul turpiloquio dei bambini, sui castelli piemontesi, perché mai avessi lasciato l’alta cultura per andarmi a occupare di fantascienza e fumetti, quali fossero stati i miei rapporti con Italo Calvino, Franco Lucentini, Pietro Citati, e così via. Tutto molto occasionale, casuale e, come accade nella vita di tutti, con milioni di cose non dette, lasciate fuori. Ma non ho certo dimenticato le tante amiche e i tanti amici che mi hanno aiutato e confortato nel corso degli anni e che considero la mia più grande fortuna. Quanto alle mutandine, figurano solo nel titolo, cui non ho saputo rinunciare. Nel libro non ce ne sono, non c’è gossip, non ci sono rivelazioni piccanti né ricordi maliziosi (anche se, volendo…)”.  Si è spento ieri a 85 anni lo scrittore Carlo Fruttero divenuto famoso per le sue alacri e ironiche parole.  Sempre pieno di idee e voglia di produrre , dopo una breve pausa , nel 2002 dopo la morte di Lucentini, con la quale andava avanti un sodalizio decennale di stesura a quattro mani , riprese la sua attività nel 2006 con la pubblicazione di ” Donne informate sui fatti” e nel 2010 ” Mutandine di Chiffon” una raccolta di scritti della giovinezza dell’autore , un’opera a metà tra il romanzo e la biografia, caratterizzato da un’accattivante irriverenza stilistica . In una delle sue ultime interviste rilasciate , si era lasciato sfuggire il desiderio di voler intraprendere una nuova modalità di scrittura e cimentarsi nella stesura di un romanzo ispirato agli arazzi medievali di Cluny, il ciclo della Dama e l’unicorno. Sarebbe stato un genere totalmente nuovo per lui , un’altra altissima sfida per cui , purtroppo, non c’è stato tempo.

«Nel dubbio, togli. Togli sempre. Cominciando dagli aggettivi». Togliere ogni peso superfluo alle parole, alle relazioni umane e ai pensieri era il suo modo di essere leggero rimanendo profondo: la lezione di Calvino che aveva fatto propria e con questa suo insegnamento, si conclude un articolo breve e coinciso, come li amava lui .

Alessia Aleo

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