<<…pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra. >> ( Fabrizio De Andrè, Amico fragile).
Se n’è andato lasciandoci in eredità le sue canzoni; personaggio spesso discusso ma mai discutibile. A tredici anni dalla sua scomparsa avvenuta l’11 gennaio del 1999, vogliamo ricordare il più grande cantautore della musica italiana e internazionale. Di lui s’è detto molto e d’altra parte, come si poteva non farlo con una vita come la sua? Partito da quella Genova di cui ormai è simbolo, Fabrizio De Andrè ha fatto dell’intensità e della verità i capisaldi dei suoi cinquantanove anni. La scelta di fare della musica la sua vita arriva a sei mesi dalla laurea in legge, mentre il successo inaspettato de La Canzone di Marinella fa giusto in tempo a non fargli lasciare la musica.
<< Lessi Croce, l’Estetica, dove dice che tutti gli italiani fino a diciotto anni possono diventare poeti, dopo i diciotto chi continua a scrivere poesie o è un poeta vero o è un cretino. Io, poeta vero non lo ero. Cretino nemmeno. Ho scelto la via di mezzo: cantante.>> ( F. De Andrè).
Dal 1961, anno in cui la Karim pubblica il suo primo disco, al 1999 quella di De Andrè è una storia incessante di musica e parole, tra esistenzialismo, denuncia e contestazione. Nel mezzo Dori Ghezzi, il sequestro in Sardegna, il perdono. Un grande musicista dei nostri giorni, come Nicola Piovani ha detto che “De Andrè non è stato mai di moda. E infatti, la moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di Fabrizio restano”.
Fabrizio De Andrè ha provocato, denunciato con versi di alta caratura poetica, ha fatto sognare due generazioni di italiani che hanno vissuto con lui e ancora oggi è un punto di riferimento per i giovani che ne condividono gli ideali di libertà e l’attivismo politico. Ha raccontato la storia del popolo italiano del dopoguerra alla fine del XXI secolo, ha urlato il proprio sdegno contro il sistema e contro il bigottismo in tutte le sue forme. Se fosse ancora qui urlerebbe contro una classe politica che, prima si mostra inadeguata trascinando il Paese in una profonda crisi economica, e poi cerca di risollevare le sorti dell’economia italiana tartassando il popolo. Mai di moda, Fabrizio De Andrè resta immortale per le sue canzoni, vere e proprie poesia in musica, che hanno accompagnato un’epoca di grandi cambiamenti.
Fu il cantore degli emarginati, degli ultimi, di coloro che “nel quartiere dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” meritano comunque la comprensione e l’amore del prossimo. Lungo fu il processo interiore che lo portò alla musica, come lunga fu la gavetta che dovette affrontare per raggiungere l’apice del successo: nel 1984 esce Creuza de ma, celebrato dalla critica come miglior disco italiano degli anni ’80 ed inserito da David Byrne addirittura tra i dieci migliori dischi al mondo in quel decennio.
Molte delle sue canzoni raccontano storie di persone spesso ai margini della società, e sono state considerate da alcuni critici come vere e proprie poesie, tante da essere inserite nelle antologie scolastiche. Era conosciuto presso i suoi amici anche come “Faber”, soprannome datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio e derivante dalla sua predilezione per i pastelli della Faber-Castell. Tale soprannome godrà di una certa popolarità presso il grande pubblico negli anni successivi alla morte dell’artista. In quasi 40 anni di attività artistica, De Andrè ha inciso tredici album in studio, più alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi ripubblicate in varie antologie. Di simpatie anarchiche, libertarie e pacifiste, è stato anche uno degli artisti che maggiormente ha valorizzato la lingua ligure ed esplorato, in misura minore, il gallurese e il napoletano. La popolarità e l’alto livello artistico del suo canzoniere hanno spinto alcune istituzioni a dedicargli vie, piazze, parchi, biblioteche e scuole subito dopo la sua prematura scomparsa.
Dopo la morte sono state molte le commemorazioni, tutte di grandissimo successo, dalle straordinarie vendite della raccolta “In direzione Ostinata e Contraria”, ai concerti in omaggio al cantautore genovese della Premiata Forneria Marconi e i diversi spettacoli celebrativi. Se a questo aggiungiamo le strade e le piazze dedicate al Faber, ci accorgiamo di quanto sia oggi riconosciuto il coraggio di un uomo che, nell’Italia del dopoguerra ha saputo guardare ai più deboli e agli emarginati, con la stessa forza delicata con cui guardava al suo intimo sentire.
Fabrizio De Andrè rimarrà sempre nel cuore della gente.
Chiara Vittorio.






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