In occasione del 92^ anniversario di Federico Fellini, Rimini ha festeggiato ieri , il 20 gennaio , in memoria del Maestro scomparso nel ’93 , al cinema Settebello dalle 19,00 alle 00,30 con un’iniziativa organizzata , oltre che dal Comune e dalla Provincia , dalla Fondazione Federico Fellini per cui i fondi ricavati dall’evento saranno interamente devoluti alla svedese Anita Ekberg , ormai ottantenne la quale ,senza figli ne famiglia, vive da qualche anno in condizioni di indigenza nella casa di cura ai Castelli Romani, non più tra l’altro autonoma a causa di una recente frattura al femore. Ma il suo ricordo resterà indelebile grazie al regista che l’ha immortalata in una delle scene più famose della storia del cinema italiano, il celebre “bagno” nella fontana di Trevi , emblema stesso della capacità visionaria di Fellini. La manifestazione , festa commemorativa e allo stesso tempo momento di solidarietà, con il nome “I migliori anni della loro Dolce vita” ha presentato una mostra fotografica ; un’occasione per immergersi in pieno clima anni ’60 grazie ai negozi di abbigliamento di Downtown Rimini ed ai professionisti della profumeria Douglas per vestire gli uomini in stile Marcello Mastroianni e truccare le donne come la diva Ekberg; e naturalmente la proiezione del film “La Dolce Vita”.
Film simbolo di un’epoca grazie al quale Fellini vinse la Palma d’oro al 13^ Festival di Cannes , prima personale frattura con il Neorealismo che ,nonostante lo strepitoso successo, scatenò violentissime polemiche e proteste da parte di quasi tutto il mondo cattolico italiano. Definito cult-movie , “La Dolce Vita” si rivela fondamentale ai fini della storia del costume tanto da aver coniato neologismi come “paparazzo” (riferito ai fotografi sempre sulle tracce dei divi) diffondendoli in tutto il mondo e rendendoli vivi fino ad oggi. Con questo lungometraggio Fellini si trasforma in un mito del cinema mondiale, trasferendo sullo schermo e senza freni tutta la sua complessa personalità , identificando il suo perfetto alter-ego in Marcello Mastroianni. Il film segna la sua consacrazione come attore, qui nei panni di un giornalista itinerante più notturno che diurno, pienamente immerso –non senza contraddizioni interiori- in una certa decadenza morale tipica nel benessere economico ormai acquisito dalla società italiana. Marcello Rubini è testimone ed insieme complice di un mondo caotico e volgare , cinico , privo di valori , minato da un’insopportabile “noia di vivere”, immerso in situazioni fortemente erotiche (che nel ’60 destarono enorme scalpore). Il film si apre con l’immagine di un Cristo di gesso trasportato in elicottero nel cielo di Roma e si chiude a Fregane, in riva al mare , dove i pescatori portano a riva un pesce mostruoso e dove una ragazza (già precedentemente incontrata) giovane e dagli occhi innocenti , simbolo di quella grazia che gli uomini non sanno più vedere, tenta invano di parlare con il protagonista che non la riconosce e non riesce a sentire le sue parole per cui egli si dirige con i suoi amici verso chissà quale futuro. In mezzo , tanti episodi a volte appassionati , a volte tragici ed a volte grotteschi : le emozioni provate per Sylvia ed il bagno notturno nella fontana di Trevi; la storia instabile con Emma; i paparazzi di Via Veneto ; le cittadine di provincia dove accadono falsi “miracoli” ; le orge notturne nelle ville dei nuovi ricchi e le serate intellettuali che si concludono in drammatici suicidi. L’intento è quello di mettere in scena la disperata impotenza di una civiltà ormai allo sbando e di tanti individui incapaci di vivere sentimenti autentici ; l’abilità di Fellini sta in una scelta stilistica diametralmente opposta, egli invece di raffreddare lo sguardo lo colora di ironia e sarcasmo in un affresco composito dove si può cogliere la sua graffiente e sottile critica.
Molti film sono stati ispirati o hanno dei chiari riferimenti al più felice lavoro del regista, a partire da Michelangelo Antonioni in “Blow-up”, “Lost in Translation” di Sofia Coppola , “Donne in Amore” di Ken Russell; o ancora è stato un modello compositivo per Woody Allen per la realizzazione di “Manhattan” e “Celebrity”; mentre altri riferimenti si trovano in “Goodbye Lenin!” o in “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino.
Al di là della rivoluzione che comporta ai canoni estetici del cinema, “La Dolce Vita” resta un capolavoro che , a distanza di anni, non ha perso nulla del suo fascino.
Eleonora Mirabile








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