Arriva, ieri, come una bomba la notizia: Megavideo e Megaupload chiusi.
Il fondatore del sito, Kim Schmitz, e altri tre sono stati arrestati in Nuova Zelanda su richiesta delle autorità statunitensi. Arrestate altre 7 persone che rischiano condanne alla reclusione superiori ai 20 anni. Altre due persone sono ricercate e numerose altre risultano incriminate. Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, al riciclaggio e alla violazione del diritto d’autore.
Per il Dipartimento di Giustizia Statunitense, Megaupload “ha riprodotto e distribuito illegalmente su larga scala copie illegali di materiale protetto da copyright, tra cui film – anche prima dell’arrivo in sala – musica, programmi televisivi, libri elettronici e software. Si parla di perdite per oltre 500 milioni di dollari da parte delle società detentrici dei diritti d’autore. I due disegni di legge statunitensi in discussione al Governo, i famigerati PIPA e SOPA (Stop Online Piracy Act), hanno iniziato, dunque, a mietere le prime vittime. Sebbene l’operazione dell’FBI non sia direttamente riconducibile ai provvedimenti PIPA e SOPA, è evidente il collegamento tra il fermento politico americano sul copyright e gli oscuramenti effettuati.
Provvedimenti comunque già attesi, se si pensa che la stessa Wikipedia, qualche giorno fa, aveva pubblicato, sulla homepage della sua versione in lingua inglese, un’immagine con scritto “Immagina un mondo senza sapere libero”.
Le polemiche comunque impazzano su tutto il web: per Google e Mozzilla, questi provvedimenti potrebbero nuocere al web, rendendolo un luogo controllato in maniera serrata dagli organismi federali.
Ma chi si è dimostrato veramente contrariato dai provvedimenti adottati sono stati, il vero popolo del web, gli utenti. Solo in Italia, nella serata di ieri, sono nati diversi gruppi in sostegno di Megaupload.
La risposta più forte ovviamente si è sentita negli Usa, dove il fantomatico gruppo di hacker “Anonymous” ha mandato in tilt, arrivando a renderle inaccessibili, le pagine web del dipartimento di giustizia, della major discografica Universal, della Motion Picture Association of America, della Warner Music, dell’Fbi e dell’ufficio del copyright statunitense.
Esultanza del web per questa ritorsione, che, però, non elimina il problema alla radice.
Al di là delle polemiche, delle lotte e delle censure, ciò che andrebbe rivisto, date anche le funzionalità e la stessa struttura di Internet, è il concetto stesso di copyright, alla ricerca di un connubio sostenibile tra proprietà intellettuale e sapere libero.
La mobilitazione messa in atto da parte dell’immenso popolo di internet nei confronti della SOPA, ha comunque raggiunto un piccolo traguardo: la decisione in merito all’eventuale approvazione della legge è stata rinviata a inizio febbraio.
In attesa di una decisione, e tralasciando per un momento le questione di “legalità”, di tutela della proprietà intellettuale, di tutela del sapere libero, non posso che esprimere il mio disappunto per le modalità con cui tutta l’operazione è stata condotta. Non sono stati, infatti, considerati gli ingenti danni procurati a chi utilizzava Megaupload per lavoro e che ha perso quindi tutti i suoi dati.
Angela Scalisi







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