« se mala segnoria, che sempre accora
li popoli suggetti, non avesse
mosso Palermo a gridar: “Mora, mora!”. »
Dante, Divina Commedia, canto VIII del Paradiso.
Associata all’ episodio dei Vespri siciliani, la protesta che ha investito la “trinacria” si fa sempre più incalzante nella regione a statuto speciale e in tutta la penisola. Ma mentre nell’ ottica risorgimentale acquistava il significato simbolico di rivolta contro lo straniero, oggi si parla di rivolta pacifica nei confronti del sistema italiano.
PALERMO. “Siamo scesi in piazza per necessità, per la legittima difesa delle nostre famiglie e delle nostre imprese. Noi non siamo ne’ di destra ne’ di sinistra, due termini che per noi indicano solo la segnaletica stradale”. A parlare è Franco Calderone, imprenditore agricolo, del Movimento dei Forconi, che insieme agli autotrasportatori dell’Aias, protestano dalla mezzanotte di domenica scorsa, chiedendo soluzioni per la crisi del settore.
“È la rivoluzione di un popolo che è ai limiti della sopportazione, stanco della classe politica e dell’intero sistema che ci emargina e ci prevarica”: queste le parole di uno dei fondatori del Movimento, Mariano Ferro. Il movimento dei forconi nasce dall’ esigenza degli autotrasportatori e degli agricoltori di ribellarsi pricipalente al caro benzina. A questi si sono aggiunti i pescatori e piccoli imprenditori che condividono le stesse linee di pensiero assolutamente apolitico. Questo movimento che sta scuotendo la Sicilia in lungo e in largo sta avendo ripercussioni su tutta la penisola.
L’ obbiettivo principale è quello di bloccare il transito di merci in entrata e in uscita dalla regione, attraverso dei veri e propri “blocchi umani” dislocati negli snodi principali dell’ isola che chiedono l’abbattimento dei pedaggi e dei costi di traghettamento, garanzie sulle produzioni locali il cui prezzo è aggredito dalla merce proveniente da Paesi extracomunitari.
Forza d’ urto, formato da trasportatori, si è unito ai rivoltosi per sostenerli in questa causa; loro chiedono la diminuzione del carburante, il rimborso sull’ accise dell’ energia, la riduzione di tariffe aeree, l’ intervento sulle cartelle esattoriali e la zona franca sulle merci.
I disagi sono enormi per i consumatori. Per effetto del blocco dei tir tonnellate di frutta e verdura stanno marcendo nei campi, mentre nei supermercati scarseggiano le scorte alimentari, come acqua e latte. La protesta sta causando danni per milioni di euro ai produttori, che rischiano inoltre di perdere numerosi accordi commerciali. Ormai molti distributori di benzina sono chiusi perché sono terminate le scorte di carburante. Per questo l’associazione ribadisce l’esigenza di una soluzione che possa garantire lo svolgimento del lavoro.
Ma come rispondono le istituzioni a tutto ciò??
Si pensa già al contrattacco anche se i grandi giornali e telegiornali nazionali non ne parlano e si preferisce fare finta di nulla.
Dopo cinque giorni di protesta, i manifestanti hanno ottenuto un primo risultato incontrando il governatore siciliano R. Lombardo, che si dice contrario allo sciopero, ma disponibile ad accogliere le richieste dei trasportatori e di farsi portavoce del loro disagio al governo, a patto di levare i blocchi dalle strade. Questo invito è stato cordialmente respinto dai manifestanti.
Al coro delle proteste, si sono uniti oggi gli studenti che hanno manifestato nelle piazze della regione con vari striscioni. Le manifestazioni hanno avuto luogo di fronte al varco principale del porto del capoluogo siciliano, che è stato chiuso e nel corso del corteo(non autorizzato), alcuni giovani hanno dato fuoco ad una bandiera italiana.
Intanto la protesta che vuole essere pacifica dilaga oltre la Sicilia e le conseguenze si iniziano a fare sentire anche nel resto dello stivale.
CALABRIA. Segnalate lunghe code dai benzinai sulla costa jonica della Calabria, dove la protesta sembra iniziare a far sentire problemi rilevanti. Nel giro di poche ore autotrasportatori siculi e calabresi hanno bloccato gli imbarchi di Villa San Giovanni e successivamente hanno dato vita a sit-in nei pressi dell’autostrada lungo la statale 280, uno dei pochi collegamenti tra Catanzaro e Lamezia Terme; il blocco più rilevante lo si è ritracciato all’altezza del Sandinato.
ABRUZZO. Un gruppo di circa venti persone ha bloccato una traversa della strada provinciale che conduce al casello Città Sant’Angelo-Pescara Nord dell’autostrada A14. Imponente il servizio di sicurezza, con una cinquantina di uomini tra Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale e Guardia di Finanza. Scontri verbali tra forze dell’ordine e manifestanti sono avvenuti quando i partecipanti hanno tentato invano di bloccare l’ingresso al casello autostradale. Fermati dalle autorità hanno quindi deciso di occupare una strada laterale, via Salara. Tanti i giovani presenti, provenienti da diverse zone dell’Abruzzo, di ogni colore politico. Al grido di “Rivoluzione” si è unito agli altri il segretario abruzzese di Forza Nuova, Marco Forconi, che ha sottolineato di essere presente come cittadino e non come politico.
SARDEGNA. Dalla prossima settimana la protesta arriverà in Sardegna, dove è annunciato un blocco totale delle strade a partire da martedi’.
“Tra gli agricoltori e gli autostraportatori che stanno creando notevoli danni al sistema imprenditoriale, abbiamo rilevato direttamente, e attraverso i nostri associati, la presenza di personaggi legati alla criminalita’ organizzata”, dice all’ANSA il presidente di Confindustria in Sicilia, Ivan Lo Bello. I media approfittano dell’ allarmismo creatosi nelle città accusando di interessi della mafia, organizzazione fascista, manovra politica proBerlusconi; i manifestanti si difendono dichiarando che non è niente di tutto ciò.
Uno sciopero contro il governo colpevole, secondo il movimento, di aver messo alle strette milioni di famiglie già povere, una rivolta lontana secoli dagli ultimi moti, ma virulenta come quelli e che potrebbe proseguire a oltranza anche oltre domani. Intanto ci potrebbe essere anche lo sciopero di sette giorni dei benzinai che potrebbe far crollate il sistema di rifornimento di carburante in tutta la Sicilia, con ripercussioni anche in altre regioni.
Giuliana Ventura.








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